21 gennaio 2020 ore: 11:48
Società

Librerie indipendenti: custodi di cultura e d'identità sociale

di Chiara Ercolani
Nonostante la forte crisi - 223 chiusure in 10 anni solo a Roma - le librerie indipendenti si ricostituiscono come spazio pubblico in lotta contro la mercificazione della cultura
Libri colorati

Libreria del Viaggiatore, Fandango incontro, Amore e psiche, Croce, storica libreria frequentata anche da Moravia e Pasolini. Sono solo alcune delle librerie indipendenti del territorio romano, che in questi anni sono state costrette a chiudere la propria attività. Mentre la lista cresce, la grande distribuzione sta ridisegnando le nostre città e rimodellando i nostri bisogni. Ma se è vero che la crisi dilaga, divorando tutto ciò che incontra sul proprio cammino, é proprio in questo momento che la libreria indipendente si ricostituisce come spazio pubblico, fondamentale per una società democratica. Custodi di quel luogo "sacro" chiamato "libreria indipendente", i librai, “missionari” e difensori della conoscenza, nonché mentori di letture, non guidano soltanto il lettore nella giusta scelta del libro, ma diventano formatori, educatori, custodi della cultura e di un luogo che garantisce uno spazio di lotta e di resistenza.

Le librerie indipendenti diventano spazio di impegno sociale e politico che lottano contro la mercificazione della cultura. "La libreria è un luogo di resistenza, di aggregazione e di discussione - spiega Susanna della libreria/caffetteria Giufà nel cuore del quartiere di San Lorenzo - Se non possono essere le librerie, quali possono essere i luoghi di aggregazione? Onestamente non riesco ad immaginare altro". La libreria diventa un presidio sul territorio e crea un tessuto sociale nel quale ci si riconosce creando la propria comunità; ma non solo, le librerie per bambini, ad esempio, hanno una responsabilità maggiore. "Noi formiamo i nuovi lettori di domani ed è un ruolo importante - spiega Barbara della libreria per bambini il Giardino Incartato, quartiere Pigneto - Purtroppo la scuola forma poco da questo punto di vista per la mancanza di fondi. Leggere un libro ad alta voce non può farlo chiunque, serve il giusto ritmo e calibrare il giusto tono, oltre che avere un preciso piano editoriale". La libreria diventa un luogo di opportunità, di formazione culturale e sociale indispensabile, soprattutto laddove queste opportunità di aggregazione e di confronto non sono offerte dal territorio.

Amazon, le grandi catene, il calo dei lettori, l'aumento dei titoli: sono molti i colpevoli per questa forte crisi che colpisce le librerie indipendenti. "Bisogna offrire ciò che Amazon non ha: Amazon non ha noi, non ha le libraie – prosegue Barbara del Giardino Incartato - avere una libraia competente, attenta, significa avere una libraia che ti guida nella scelta del libro giusto e anche del libro giusto al momento giusto, per questo è importante il rapporto tra libraia e lettore". La competenza, dote questa dimenticata, è il punto distintivo, oltre che di estrema forza, delle librerie indipendenti. "Noi cerchiamo di organizzare almeno tre eventi la settimana - prosegue Susanna di Giufà - e questo passaggio che si è generato, di persone e di idee, vogliamo che ci sia ancora". Opportunità culturali, laboratori, incontri con l'autore, un calendario ricco di offerte che sta alla base della creazione di una rete sociale. Ma non solo; a distinguere una libreria indipendente è anche l'offerta diversificata, un'offerta con cui le persone si identificano. "Una libreria non specializzata corre un rischio molto alto -riprende Barbara del Giardino Incartato - mentre la competenza  paga molto. Non si può sapere tutto o essere preparati su tutto ma essere specializzati su qualcosa, sì. Bisogna conoscere i libri, raccontarli ad alta voce; non c'è un libro, qui dentro, che io non abbia letto. Non faccio entrare nulla se non lo conosco". Competenza, offerta diversificata e soprattutto fiducia nel prodotto che si propone, una fiducia che va al di là del mero calcolo di mercato. "Devi seguire la tua linea senza scendere troppo a compromessi - spiega Marina della libreria indipendente TUedIO Design di Albano laziale - e mai scegliere la strada più facile. Io non riuscirei mai, ad esempio, a vendere un libro che va tantissimo e allo stesso tempo pensare 'sto vendendo una cosa terribile'; ecco non ci riuscirei. Questa è la mia casa e raccoglie la molteplice espressione di ciò che penso." Ad aiutare molto le librerie indipendenti è anche il territorio e il quartiere che la libreria vive e alla quale si rivolge. "Credo che sia importantissimo - spiega Roberta della libreria per bambini Soffiasogni di Albano laziale - non isolarsi e collaborare per portare avanti una certa idea di cultura, oltre che con le librerie del territorio, anche con le stesse istituzioni per la creazione di festival, rassegne teatrali e soprattutto progetti con le scuole, dove ci sono i lettori del futuro".

Non c'è soltanto il mostro Amazon o il "pacifico" Ibs, dietro la forte crisi delle librerie indipendenti, ma anche il grande vuoto normativo. La legge sul libro approvata alla Camera l'estate scorsa, aspetta ancora  l'approvazione al Senato. Rappresentava un enorme salto in avanti; impegnava il governo a fissare un piano nazionale triennale di promozione della lettura attraverso patti territoriali che coinvolgevano tutti i soggetti interessati; prevedeva l'introduzione di una card per l'acquisto di libri destinate alle famiglie più disagiate; l'istituzione di un fondo per la formazione degli addetti alle biblioteche scolastiche; raddoppiava i fondi per il tax credit per le librerie; e infine, la novità più importante della legge: stabiliva il prezzo fisso del libro, limitando il ricorso a sconti e promozioni per una concorrenza equilibrata. "Purtroppo la legge non è passata perché chiaramente ci sono interessi molto importanti in ballo - riprende Barbara del Giardino Incartato - si riduce poi tutto a una questione di mercato.

La grande vittoria sarebbe stata quella di stabilire un prezzo fisso sul costo di copertina dei libri. Purtroppo non ci si rende conto che il guadagno sul libro è veramente basso. Su 10 euro di libro in media il guadagno può essere di
2,3 o 2,8 euro. In generale il guadagno non va mai oltre il 35%, senza pensare a quello che poi devi togliere a quel 35%; il guadagno è veramente minimo. Lo sconto del 25% per una libreria indipendente è impensabile, ti porta a chiudere. Lo sconto non significa solo pagare meno un prodotto commerciale. Il libro ha già una dignità sua, inteso come oggetto culturale e dunque non è solo per ciò che rappresenta il libro e per la sua dignità, ma lo sconto non significa pagare meno un prodotto commerciale; significa che qualcun altro lo pagherà al posto tuo."In molti paesi d'Europa, come Germania, Francia e Spagna il prezzo del libro è fisso e gli sconti sono consentiti fino a un massimo del 5%. In Italia il tetto di sconto è fissato al 15% ma si possono organizzare iniziative promozionali di ogni genere fino ad arrivare a un 25% di sconto.  "C'è una forte spinta affinché questa legge passi anche al Senato - spiega Francesco della libreria indipendente Tomo di San Lorenzo, gemellata con Giufà - sarebbe stato un gran passo in avanti. La legge Levi, del 2011, è stata un massacro e contestualmente è arrivato l'acquisto online". La legge Levi permette, infatti, di poter alzare lo sconto al 20% in occasione di “manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale”; a favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, istituti, centri, biblioteche, musei, scuole, università, in occasione di campagne promozionali e in altri casi ancora. Praticamente si può arrivare ad uno sconto del 20% sempre, 365 giorni l'anno; sconto che le librerie indipendenti non possono sostenere. Le condizioni di lavoro delle librerie indipendenti diventano un problema per il pluralismo culturale, e quindi per la stessa qualità della democrazia.

Le librerie sono luoghi di resistenza e di lotta per mantenere un'identità sociale ben precisa. Ma le città stanno cambiando e sta cambiando il tessuto commerciale tradizionale che vede sostituire la classica bottega artigianale con grandi punti vendita di abbigliamento e arredamenti per la casa. La trasformazione della città ha come prime vittime le librerie indipendenti: 223 chiusure in 10 anni solo a Roma. Una trasformazione del commercio al dettaglio che ovviamente ha coinvolto artigianato e librerie. Questa trasformazione può presentare elementi di peculiarità legati al forte impatto che il turismo ha sui valori immobiliari dell'esercito commerciale. Ma non solo. "Ci sono nuove modalità di acquisto - spiega Roberta di Soffiasogni - non c'è la consapevolezza quando si fa un acquisto, che se vogliamo è una scelta anche etica e morale, diversa da quella che si fa acquistando in un negozio al dettaglio". La perdita del valore della vendita al dettaglio e dell'artigianato sta segnando marcatamente le nostre società e la conseguente perdita di identità sociale.

"Entrare in una grande libreria è in fondo entrare dentro un piccolo Amazon - spiega Mariana di TUedIODesign - non vendono un libro perché credono in quel prodotto ma c'è un calcolo di mercato dietro". Una crisi che passa anche per il numero dei lettori che diminuisce sempre di più. "Credo che questa forte crisi ci sia anche per la poca dimestichezza che abbiamo con i libri; non si formano più lettori e si è perso anche il piacere di leggere. Ora leggere è diventata una moda, ha a che fare con la scuola ed è diventa una forzatura. Poi c'è dietro tutta una classificazione: chi legge è meglio degli altri. Diventa, alla fine, una questione di classe ma è controproducente perché si genera una resistenza al libro; non è più un piacere. Bisognerebbe intraprendere un'altra lotta di classe, chissà cosa direbbe il caro Rodari."In Italia il 32,3% dei laureati non legge nessun libro; 6 italiani su 10 non arriva nemmeno ad un libro all’anno e siamo all'ultimo posto in Europa sulle competenze di comprensione del testo e di lettura. Da qui l'importanza per le librerie per bambini che formano il lettore di domani. "Io non so cosa si può fare esattamente per far appassionare i bambini alla lettura -riprende Barbara del Giardino Incartato- ma ti dico quello che faccio io: ci sono dei libri che io chiamo categoria pastasciutta; è un piatto popolare, piace a tutti e probabilmente piace a tutti perché è buono. Ecco ci sono dei libri che sono così. Se domani arriva un bambino e mi dice che vuole un libro di Capitan Mutanda perché a lui piace tantissimo, io intanto gli do un libro di Capitan Mutanda. Se quel bambino torna, io ho vinto perché si è creato quel legame di fiducia tra me e lui. A quel punto dopo la pastasciutta posso proporgli un piatto di escargot, perché non è vero che non gli piacciono, semplicemente non le conosce. Lui a quel punto accoglierà la mia proposta perché si fida di me e magari si appassionerà all'escargot". 

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