26 giugno 2017 ore: 14:00
Salute

Libro bianco sulle droghe. L’attesa (infinita) di una nuova Conferenza nazionale

Sono passati ormai otto anni dall’ultima Conferenza (che per legge dovrebbe avvenire ogni tre anni) a Trieste, ma dal governo ancora nessuna notizia. L’appello lanciato con l’ottava edizione della “contro-relazione” sulle droghe presentata oggi a Roma, alla Camera dei deputati. “L’ultima legislatura? Un’occasione persa”

ROMA - Sulle droghe, la XVII legislatura italiana (quella guidata prima da Letta, poi Renzi e attualmente Gentiloni) è stata una “occasione persa”, mentre cresce la popolazione detenuta proprio a causa della “criminalizzazione dei consumatori e della detenzione di sostanze stupefacenti”. E’ netta la posizione di Stefano Anastasia, presidente onorario dell’associazione Antigone e Franco Corleone, garante dei detenuti della regione Toscana, nell’introduzione dell’ottavo Libro bianco sulle droghe presentato questa mattina a Roma, presso la sala stampa della Camera dei deputati, e promosso da La Società della Ragione Onlus insieme a Forum Droghe, Antigone, Cnca e Associazione Luca Coscioni e con l'adesione di Cgil, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, Itardd, LegaCoopSociali, Lila. Il testo, dal titolo emblematico “Dalla semina americana al deserto italiano”, anche quest’anno solleva il problema dell’assenza della politica sul tema delle dipendenze, mentre si aspetta ancora un segnale dalle istituzioni dopo che la sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014 ha cancellato gli aggravamenti imposti dalla legge Fini-Giovanardi. “Nonostante gli impegni presi dal ministro Orlando all’Assemblea dell’Onu, nonostante autorevoli prese di posizione della magistratura e della cultura, e le continue sollecitazioni internazionali a un cambio di rotta, dagli Stati uniti al Canada, in questi quattro anni, in Italia, la politica sulle droghe non è cambiata - affermano Anastasia e Corleone -. Il massimo sforzo di innovazione è stato assorbito con qualche ritocco alla vecchia legge Iervolino-Vassalli, cui si deve l’impianto punitivo della normativa vigente”. 

8° Libro bianco sulle droghe. 2017

Ed è proprio la legislazione sulle droghe che produce di nuovo un incremento delle presenze in carcere il focus principale di questa ottava edizione del Libro bianco. Secondo quanto riporta il testo, il 43 per cento dei detenuti in Italia è in carcere per violazione della legge sulle droghe. Tra questi, sono 17.733 i detenuti al 31 dicembre 2016 a causa dell’art. 73 del Testo unico che punisce la produzione, il traffico e la detenzione di droghe illecite. “Si tratta del 32,5 per cento del totale - sottolinea il testo - : un detenuto su tre è imputato/condannato sulla base di quell’articolo della legislazione sulle droghe”. Poi ci sono i 5.868 ristretti per art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), il 10,7 per cento del totale, in calo rispetto al 2015. “Mentre i pesci piccoli tornano ad aumentare - denuncia il Libro bianco -, i consorzi criminali continuano a restare fuori dai radar della repressione penale”. Tra i 47 mila ingressi in carcere nel 2016, inoltre, sono poco più del 28 per cento (oltre 13 mila) quelli dovuti a imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. “Dei 1.519 ingressi in più in carcere rispetto all’anno precedente, il 70 per cento è dovuto a condanne o accuse di produrre, vendere o detenere droghe proibite. Si inverte il trend discendente attivo dal 2012 (adozione della famosa sentenza Torreggiani e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta) e così torna ad aumentare anche la popolazione detenuta”.

Tornano ad aumentare anche le persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite, passate da 27,7 mila a 32,6 mila circa (il 18 per cento circa in più) con una impennata delle segnalazioni dei minori (oltre il 237 per cento in più). In questo scenario, spiega il Libro bianco, “si conferma marginale il peso della vocazione terapeutica della segnalazione al Prefetto: solo 122 persone vengono sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; 9 anni prima erano 3 mila. Le sanzioni amministrative riguardano invece il 40 per cento dei segnalati. La segnalazione al prefetto dei consumatori di sostanze stupefacenti ha quindi natura principalmente sanzionatoria”. Politiche repressive che colpiscono per quasi l’80 per cento i consumatori di cannabinoidi, mentre ad una buona distanza troviamo i consumatori di cocaina (13,7 per cento) e eroina (5,3 per cento) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990, invece, sono più di un milione le persone segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste il 72 per cento circa per derivati della cannabis. In questo quadro, hanno un peso specifico le misure alternative alla detenzione. Anche qui, però, i dati non sono poi così positivi, nonostante il lieve aumento degli affidamenti in prova al servizio sociale. Quelli terapeutici per dipendenti da sostanza, infatti, sono “leggermente diminuiti al termine del 2016 e costituiscono il 23 per cento circa del dotale degli affidamenti e il 12,7 per cento delle misure alternative in corso alla fine dell’anno”. 

Numeri che preoccupano le associazioni che hanno curato la stesura del Libro bianco. “Il carcere che ritorna è il solito carcere alimentato dalla legge sulla droga e affollato di persone che pagano lo scotto dell’uso di droghe - scrivono Anastasia e Corleone -. Ci rivolgeremo a tutte le forze politiche, affinché abbiano il coraggio in campagna elettorale di prendere impegni per la legalizzazione della cannabis e contro la criminalizzazione dei consumatori di sostanze stupefacenti e finalmente per una politica di riduzione del danno fondata sulla soggettività dei consumatori. E riporteremo in Parlamento le nostre proposte per la depenalizzazione della detenzione di droghe e la regolamentazione legale della vendita e della coltivazione della cannabis”. 

A lamentare la completa assenza della politica anche Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele. Dalla precedente edizione del Libro bianco, scrive Grosso “non c’è stato cenno di un’iniziativa del governo sulla questione droghe. In tutta la legislatura, che oramai giunge al termine, il nulla, che è stato l’oggetto in merito dell’accordo tra Centro sinistra e Centro destra nelle politiche di unità nazionale, ha regnato sovrano. Sono rimasti inevasi anche gli adempimenti istituzionali previsti per legge: la Conferenza nazionale triennale in debito di ormai otto anni, la Relazione al Parlamento uscita nel 2016 con inspiegabile ritardo e completata con l’aiuto totalmente gratuito delle organizzazioni non profit”. Ma per Anastasia e Corleone, una Relazione annuale sulle droghe “finalmente accettabile”, anche se in ritardo, non basta. “Il governo non se la può cavare così. Al governo spetta la responsabilità di convocare la Conferenza nazionale prevista dall’articolo 1, comma 15, del testo unico sulle sostanze stupefacenti. Secondo la legge, la Conferenza nazionale deve essere convocata ogni tre anni dal Presidente del Consiglio “anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione” dettate dall’esperienza applicativa. A otto anni dalla sua ultima maldestra messa in scena a Trieste ad opera della strana coppia Giovanardi-Serpelloni, a diciassette anni dall’ultima Conferenza nazionale degna di questo nome è arrivato il momento di tornare a discutere e definire linee di intervento per la prossima legislatura”. 

Un ulteriore appello al governo arriva anche sul fronte degli impegni internazionali assunti dall’Italia a Ungass 2016, la sessione speciale dell’Assemblea generale dedicata alle sostanze stupefacenti proibite, tenutasi a New York nell’aprile 2016. Secondo Grazia Zuffa e Marco Perduca (autori del capitolo sul tema nel Libro bianco), l’Italia in quell’occasione aveva mostrato una “decisa inversione di marcia circa l’atteggiamento da tenere per il futuro”. Un cambio di rotta che non ha avuto riscontri a livello nazionale. “Nel suo intervento all’Ungass del 2016, il ministro Andrea Orlando aveva affermato che l’approccio delle Nazioni unite deve essere pragmatico piuttosto che ideologico: orientato ai risultati e che incoraggi gli Stati a promuovere politiche pubbliche motivate dal criterio dell’efficacia piuttosto che dalla demagogia. L’ideologia a cui si riferiva Orlando era quella del proibizionismo che ritiene gli stupefacenti pericolosi e quindi da vietare, la demagogia quella che divide la società in “drogati” e persone “normali” e vuole un mondo libero dalla droga”. Ad oggi, però, spiegano gli autori, non ci sono segnali di un cambio di passo. “Malgrado la Camera dei deputati abbia discusso il 25 luglio 2016 di legalizzazione di cannabis per un’intera giornata, il governo non ha fatto sapere quale fosse la sua posizione in materia - si legge nel Libro bianco -. Non solo, nessuna delle raccomandazioni contenute nel documento adottato all’unanimità all’Ungass si è tradotta in politica pubblica”. (ga) 

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