9 marzo 2015 ore: 13:50
Disabilità

Linee guida sull’autismo, la battaglia che continua da quattro anni

Accolto con favore da molte delle grandi associazioni, il testo dell’Istituto superiore di sanità è stato criticato da altri per la scelta dell’approccio cognitivo comportamentale a scapito di quello psicoanalitico. Un dibattito che oggi si riapre in vista dei nuovi Lea
Autismo, ragazzo dietro un vetro appannato

ROMA - Emanate dall’Istituto superiore di sanità nell’ottobre 2011 le Linee guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e adolescenti hanno subito spaccato il fronte delle famiglie e degli operatori che si occupano di persone con autismo. Le Linee guida intendono rispondere all’obiettivo di indirizzare le decisioni degli operatori e dei familiari verso le terapie e i trattamenti, che gli studi di efficacia hanno dimostrato come più adatti a intervenire sui disturbi dello spettro autistico. In altre parole, le Linee guida consigliano, pur senza vietare, percorsi accreditati dalla ricerca scientifica, sconsigliando altri metodi, come ad esempio la comunicazione facilitata, l’auditory integration training, usato per migliorare l’ipersensibilità uditiva, e alcuni interventi farmacologici. A festeggiare la pubblicazione delle Linee guida all’inizio del 2012 non solo la Federazione delle associazioni nazionali a tutela delle persone con autismo e sindrome di Asperger (Fantasia), che ha collaborato alla stesura, ma anche la Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish), che ne ha chiesto l’immediata applicazione su tutto il territorio nazionale.

Sul fronte opposto alcune associazioni di familiari, operatori e parlamentari, che hanno fin dal primo momento accusato di parzialità e incompletezza il lavoro dell’Istituto superiore di sanità. Tra questi la psichiatra infantile e deputata Paola Binetti, molti psicoanalisti tra cui Luigi Cancrini e l’Istituto di ortofonologia (Ido), che ha da subito chiesto una revisione delle Linee guida, accusate di atteggiamento eccessivamente partigiano. Fin da principio, infatti, una delle principali obiezioni nei confronti del lavoro portato avanti dall’Iss è stato quella di aver dato vita a delle Linee guida eccessivamente sbilanciate sul metodo cognitivo-comportamentale Aba (Applied Behavioral Analysis secondo l’acronimo usato a livello internazionale) a scapito dell’approccio psicoanalitico o psicoterapeutico, che non viene menzionato tra i trattamenti scientificamente attendibili. 

Allo stato attuale le Linee guida, che dovranno essere aggiornate a fine anno, non sono state ancora recepite da tutte le regioni italiane. Ma la questione in gioco in queste settimane si muove intorno ai nuovi Lea, ovvero all’aggiornamento dei Livelli essenziali  di assistenza che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente o sotto pagamento di ticket, annunciato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nelle scorse settimane. Come precisato dall’onorevole Binetti, promotrice – tra le altre cose – della conferenza stampa organizzata questa mattina a Roma per fare il punto della situazione sulle iniziative politiche e sanitarie a favore dell’autismo: “Ai bambini coinvolti nel disturbo autistico e alle loro famiglie i Lea offrono una trilogia di interventi – psicoeducativo, psicoterapeutico e abilitativo-riabilitativo estensivo – che fa giustizia rispetto all'approccio contenuto nelle Linee guida, comunque confermate. Un passo in avanti per puntualizzare che sono necessari, ma non sufficienti, gli interventi di tipo abilitativo-riabilitativo”. Ed è proprio su questo aspetto che ci si attende, fin dalle prossime ore, una levata di scudi, da parte delle organizzazioni che hanno sposato l’approccio basato sulle prove di efficacia, già promosso dalla Linee guida dell’Iss. (ap)

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