16 ottobre 2018 ore: 14:03
Immigrazione

Lodi, l'appello dei sindaci: inaccettabile, l'Anci apra un confronto

Lettera aperta dei primi cittadini dell'ex provincia di Firenze, tra cui il sindaco della metrocittà Dario Nardella: non può essere passata sotto silenzio "l'evidente condizione di discriminazione di fatto in cui sono stati gettati alcuni minorenni"

FIRENZE - "Quello che sta accadendo a Lodi ci induce come sindaci dei Comuni che compongono la Citta' metropolitana di Firenze a prendere una posizione e a chiedere all'Anci di approfondire e discutere quanto deciso dal sindaco di Lodi". Lo scrivono i primi cittadini dell'ex provincia di Firenze, tra cui il sindaco della metrocitta' Dario Nardella, all'interno di un appello sotto forma di lettera aperta. "L'evidente condizione di discriminazione di fatto in cui sono stati gettati alcuni minorenni che frequentano le scuole dell'obbligo di Lodi non puo' essere passata sotto silenzio", aggiungono citando Costituzione, dichiarazioni dei diritti dell'uomo e la convenzione dei diritti all'infanzia.

"Non possiamo accettare che la scuola pubblica sia luogo di segregazione e discriminazione perche' ne va della tenuta e della credibilita' delle istituzioni democratiche nonche' della possibilita' di costruire oggi una societa' migliore domani, che sappia nel rispetto della nostra Costituzione rimuovere gli ostacoli di partenza e fornire a tutti pari opportunita' di crescita e sviluppo personale", spiegano. La questione, infatti, "e' molto piu' ampia di un semplice regolamento Isee per l'accesso ai servizi. Anche nei nostri Comuni ad esempio per l'assegnazione delle case popolari si richiede ai cittadini extracomunitari di dimostrare di non possedere beni nei paesi di origine. Cosa ben diversa e' la richiesta di medesime informazioni di possedimento di beni immobili per l'accesso ai servizi di base come la mensa o il trasporto scolastico".

Il sindaco di Lodi per altro, proseguono i colleghi fiorentini, "in queste ore di fronte alla reazione civile largamente contraria a questa sua iniziativa ha iniziato a fare dichiarazioni di parziale marcia indietro, forse perche' consapevole della palese incostituzionalita' di tale regolamento. Infatti nessun regolamento comunale puo' in ogni caso permettersi di andare in contrasto con le fonti richiamate sopra e pertanto risultare palesemente contrario ai diritti riconosciuti per questi bambini".

Detto questo, aggiungono, "anche le leggi razziali erano tecnicamente legali, ma questo non le qualifica certo come giuste. È il sistema di valori costituzionalmente sanciti a discernere il giusto dallo sbagliato e la nostra comunita' nazionale ha scelto ormai 70 anni fa quale sistema di valori riconoscere e costruire". Per questo "chiediamo alla sindaco di ritirare quel regolamento o di interpretarlo in modo in ogni caso non punitivo nei confronti dei bambini". Perche' "un bambino in un qualunque Comune italiano che viene messo in questa condizione di segregazione e' un'offesa alla nostra democrazia". Ad Anci, infine, "chiediamo di aprire un confronto tra gli amministratori sul tema dell'accesso ai servizi e sui diversi regolamenti comunali, nonche' di promuovere iniziative adeguate a diffondere negli amministratori di ogni partito o rappresentanza politica la consapevolezza del proprio ruolo nell'esecuzione materiale dei principi fondamentali della carta costituzionale". (DIRE)

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