10 giugno 2020 ore: 15:37
Salute

Lombardia, è finita “la medicina selettiva” degli over 75 nelle Rsa

Con la nuova delibera della Giunta ora anche gli anziani delle Rsa colpiti da Covid-19 dovranno essere curati negli ospedali. Durante la Fase 1 dell'emergenza non era scontato. I sindacati: “Stava emergendo un modello di sanità che considera del tutto residuale la vita dei vecchi”
MILANO - Da oggi anche gli anziani over 75, ricoverati nelle Rsa lombarde, hanno diritto ad essere curati in ospedale nel caso siano contagiati dal Covid-19. È questa la novità importante della delibera della Giunta regionale di ieri che sancisce, anche, la possibilità per le case di riposo di accogliere nuovi ospiti. Si è data molta importa in queste ore al fatto che le Rsa riaprono, ma è la fine di una discriminazione la vera portata della nuova delibera della Giunta lombarda. Durante l'emergenza coronavirus non era scontato che un anziano in Rsa venisse ricoverato in un ospedale, visto che la delibera 3018 del 30 marzo prevedeva, nell'allegato 1, che in caso di “età avanzata (>75 anni) e presenza di situazione di precedente fragilità nonché presenza di più comorbilità, è opportuno che le cure vengano prestate presso la stessa struttura per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in Pronto Soccorso”. Una scelta contestata più volte sia dai sindacati dei pensionati che da Uneba Lombardia.

Con la delibera 3226 del 9 giugno il trattamento per gli over 75 cambia completamente. Nell'allegato A infatti la regione prevede che “per i casi Covid-19 di futura eventuale insorgenza, prevedere il tempestivo trasferimento presso strutture di ricovero a carattere sanitario, appositamente individuate”. Mentre solo “in via del tutto eccezionale... si può prevedere la prosecuzione dell’assistenza in struttura”, ossia all'interno della Rsa, qualora l'anziano sia così grave da non poter essere trasportato in ospedale. 
Per i segretari regionali dei sindacati dei pensionati -Emilio Didoné di Fnp Cisl, Valerio Zanolla di Spi Cgil e Serena Bontempelli di Uilp Uil- si tratta “di una netta retromarcia rispetto alle delibere di marzo e aprile, delibere da noi subito contestate”. L'altra delibera contestata è quella dell'8 marzo, che dava facoltà alle Rsa di allestire reparti Covid-19 per accogliere pazienti dimessi dagli ospedali.  “Quella delibera come le seguenti e anche per l’inchiesta che ne è seguita, ha causato, o certamente agevolato, il gran numero di decessi che si è poi sviluppato nelle nostre Rsa lombarde”. Ora anche la magistratura sta cercando di fare chiarezza sulla responsabilità dei morti nelle Rsa.
Quel che la delibera di ieri non consente ancora è la visita libera dei parenti ai propri anziani ospiti nelle Rsa. “Le visite dei parenti sono concesse solamente in situazioni di particolare necessità e dietro specifica autorizzazione -sottolineano i sindacati dei pensionati-. Ora occorre accelerare anche l’accesso e le visite dei parenti in sicurezza. È importante rispettare il desiderio di avere accanto i propri cari in questa ultima fase di accompagnamento della vita”.
“Prendiamo atto che regione Lombardia questa volta ha prestato più attenzione alle nostre motivazioni. E ribadiamo ancora una volta che ai 'vecchi', così come a tutti i cittadini ammalati di Covid, devono essere garantite i massimi livelli di cura possibili. Quindi, in caso di necessità anche l’accesso alla terapia intensiva e sub intensiva, cure che solo la rete ospedaliera è in grado di garantire dal punto di vista strutturale e di personale sanitario. Stava invece emergendo un modello che privilegia 'la sanità selettiva' che considera del tutto residuale la vita dei vecchi. I vecchi non possono diventare scarti e vittime di una selezione crudele e iniqua per delibera regionale, soprattutto dopo che in alcune Rsa lombarde si sono moltiplicati i decessi in solitudine, a volte senza cure adeguate generando dolore, sfiducia e paura con il rancore dei familiari che impotenti sono stati costretti a subire gli eventi. Quanto è successo nelle ultime settimane impone a tutti un’accelerazione nel ripensare la sanità lombarda di fronte a una popolazione che invecchia”.
I sindacati dei pensionati, insieme a Cgil, Cisl, Uil Lombardia hanno organizzato il 16, il 19 e il 23 giugno tre presidi sotto la sede della Regione per richiamare l’attenzione dei cittadini sui temi della sanità.
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