11 ottobre 2016 ore: 10:51
Economia

Lotta alla fame, segnali di miglioramento: la "mappa" dell'indice globale

Nel mondo 795 milioni di denutriti cronici: un bambino su quattro soffre un arresto della crescita e l’8% di deperimento. Nei paesi in via di sviluppo livello di fame diminuito del 29% dal 2000. I rapporto del Cesvi
Indice globale della fame 2016

MILANO - Nel mondo i denutriti cronici sono circa 795 milioni, un bambino su quattro soffre un arresto della crescita e l’8% di deperimento. I livelli di fame in 50 Paesi sono "gravi" (43 Paesi) o addirittura “allarmanti” (7 Paesi).  L’Africa a sud del Sahara ha il livello di fame più alto, seguita a breve distanza dall’Asia meridionale. I 10 Paesi in cui più si soffre la fame sono Repubblica Centrafricana, Ciad, Zambia, Haiti, Madagascar, Yemen, Sierra Leone, Afghanistan, Timor-Est e Niger. Inoltre, per altri 13 Paesi non ci sono dati, ma tra questi ci sono Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Libia, Sud Sudan e Siria e non è difficile immaginare che abbiano gravi problemi di denutrizione e mortalità infantili.

Indice globale della fame 2016

È quanto emerge dall'Indice globale della fame 2016 (Ghi), uno dei principali rapporti internazionali e strumento di misurazione multidimensionale della fame nel mondo, presentato oggi a Milano dal Cesvi. Secondo il rapporto "la comunità globale è ben lontana dal raggiungimento dell’Obiettivo ‘Fame Zero’ entro il 2030". Infatti, se il livello di fame dovesse diminuire allo stesso tasso registrato dal 1992 ad oggi, nel 2030 più di 45 Paesi - tra cui India, Pakistan, Haiti, Yemen, e Afghanistan - avrebbero ancora un livello di fame tra il “moderato” e l’“allarmante”. Qualche segnale positivo comunque c'è: il livello di fame nei Paesi in via di sviluppo è diminuito del 29% dal 2000 ad oggi. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, nessun Paese in via di sviluppo, tra quelli di cui si dispongono i dati, è risultato nella categoria “estremamente allarmante”.

"Porre fine alla fame nel mondo è un obiettivo ambizioso, ma non impossibile - sottolinea Daniela Bernacchi, amministratore delegato Cesvi -. Per raggiungerlo è necessario che tutti gli attori in gioco aumentino l’impegno e la responsabilità: stabilire le giuste priorità per garantire che i governi, il settore privato e la società civile dedichino tempo e risorse necessarie per sconfiggere la fame".

L’Indice Globale della Fame (#GHI2016), giunto al suo undicesimo anno di pubblicazione, registra lo stato della fame in 118 Paesi e si inserisce nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che propone una visione olistica e trasformativa di sviluppo chiedendo una collaborazione tra tutti gli attori della società, dai governi alle Nazioni Unite, dalle imprese ai singoli cittadini. In contemporanea a Milano, il rapporto è stato presentato anche a Washington, Berlino, Bruxelles. Il messaggio di quest’anno, Obiettivo Fame Zero, basato sull’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2, è un’esortazione a “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.

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