8 gennaio 2015 ore: 12:02
Società

Luoghi di culto, associazioni islamiche chiedono la revisione del bando: "Noi discriminati"

Il Caim contesta alcuni punti del bando e vuole che il Comune di Milano lo ritiri e lo riscriva. In particolare si contesta ciò che è stato inserito a seguito degli interventi in consiglio comunale di Matteo Forte, consigliere dell'opposizione
Lorenzo Bagnoli Moschea 11

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MILANO - I legali del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano Monza e Brianza (Caim) chiedono al Comune di Milano di "rivedere" il bando per l'assegnazione di tre aree su cui sorgeranno luoghi di culto. E affermano di voler valutare con attenzione l'eventualità di un ricorso al Tar per discriminazione. Come preannunciato a caldo, dopo la pubblicazione della gara il 30 dicembre, il Caim contesta i punti inseriti nel bando dal consigliere di opposizione Matteo Forte (Polo dei milanesi, appartenente a Comunione e Liberazione). Forte ha fatto inserire come fonte di punteggio importante (al massimo 15 punti su un totale di 100) tre elementi contestati dall'associazione di Milano e Monza: "Essere ente di culto riconosciuto (nessuna delle associazioni iscritte soddisfa questo requisito)"; "avere ministri di culto riconosciuti dal ministero. Su questo punto bisogna dire con chiarezza che rappresenta un criterio evidentemente discriminatorio in quanto non tiene conto dell'assenza dei ministri di culto nella religione islamica" e "aver sottoscritto la Carta dei Valori di Amato".

Secondo l'associazione ci sono poi "punti problematici" all'interno del bando. Primo, la scarsità di spazi messi a disposizione dall'amministrazione comunale. Il documento redatto dall'associazione contesta lo stesso procedimento del bando di gara con proposte economiche a carico delle comunità: "Visto l'interesse pubblico e i vincoli imposti le aree dovrebbero essere concesse gratuitamente", scrivono. E continuano : "Questo bando nasce dopo che l'amministrazione aveva affermato di non poter procedere ad un’assegnazione diretta di un'area per realizzare la moschea in tempo per EXPO perché la comunità islamica non era abbastanza unita. Quando da una parte c'erano 25 associazioni e dall'altra 3". Il Caim rappresenta infatti 25 associazioni ma secondo Palazzo Marino andavano tenute in considerazione anche coloro che si trovano fuori dal Coordinamento.

Cointestano poi quanto il Comune scrive sul Palasharp, da sempre area di interesse del Caim: "Nel caso specifico dell'area dell'ex Palasharp si stabilisce che l'area dedicata alla preghiera non potrà superare i 1000 mq, mentre l'area è di 5000 mq. Questo significa in non dare una vera risposta alle esigenze di culto. Oggi fedeli che pregano nel tendone che è appunto di 1000 mq sono stipati e metà di loro pregano fuori, il risultato di questo bando potrebbe essere quello di riprodurre una situazione di disagio alla comunità? Perché una superficie così ridotta se comunque le dimensione della struttura potranno essere almeno 4 volte tanto?". L'associazione conclude poi che il bando ha in ogni caso il merito di voler garantire un diritto alle comunità religiose, impegno finora mai realmente preso dalle amministrazioni precedenti. (lb)

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