29 dicembre 2014 ore: 14:35
Economia

Mafia capitale, si cerca di mettere una toppa ai buchi dell'emergenza freddo

Centinaia di posti di accoglienza notturna ancora bloccati per l’indagine su “Mafia Capitale”: si cercano alternative in altre strutture. Radicchi (Help Center stazione Termini) chiede una pianificazione certa: “Ma dobbiamo chiederci quanto davvero vogliamo investire sugli emarginati, che non portano voti”
Emergenza freddo a Roma

ROMA - In azione per “mettere una toppa” al blocco dei posti previsti dal Piano freddo, tuttora bloccati come effetto collaterale dell’indagine su “Mafia Capitale”. Temperature rigide a Roma e piena emergenza per le persone senza dimora e in condizioni di povertà estrema, con la nuova responsabile dell’assessorato alle Politiche sociali, Francesca Danese, che chiede la collaborazione del mondo dell’associazionismo e di quello religioso, con l’appello rivolto alle parrocchie di offrire supporto nell’assistenza. Viste le condizioni date, un impegno da apprezzare, secondo Alessandro Radicchi, che è presidente dell’Osservatorio sul disagio nelle stazioni e a Roma è responsabile dell’Help center della stazione Termini, collegato al centro diurno “Binario 95”. Radicchi spiega la situazione attuale ma soprattutto allarga lo sguardo pensando al futuro, illustrando ciò che servirebbe e chiedendo: “Vogliamo davvero investire sugli emarginati che non portano voti?”

“Il nuovo assessore si muove con il massimo impegno e si sta confrontando con tutto il terzo settore: il problema è che ci troviamo davanti un’emergenza notevole e bisogna correre ai ripari con soluzioni estreme”. Quest’anno il Piano freddo prevedeva 800 posti in più rispetto al passato, ma la programmazione effettuata in anticipo è saltata di fronte alle conseguenze dell’indagine su “Mafia capitale” che tiene bloccati (per verifiche sulle cooperative coinvolte) almeno 500 di quei posti, per di più per la quasi totalità riferiti ad accoglienze notturne, quelle di cui si sente maggiormente il bisogno. “Bisogna mettere le toppe – dice Radicchi – e fare di tutto, anche l’apertura notturna delle stazioni delle metropolitane, che peraltro è evidentemente solamente un palliativo”.

Il vero problema è la carenza di strutture adatte. Per trovarle le strade sono diverse. C’è la via del coinvolgimento religioso, cioè conventi e strutture non utilizzate, oltre che le parrocchie: secondo Radicchi potrebbe essere possibile supportare le parrocchie che scegliessero questa strada mettendo a disposizione degli operatori specializzati, “anche di concerto con la Santa Sede, visto che l’elemosiniere aveva fatto sapere che mettere a disposizione della liquidità per questo problema non sarebbe stato un problema”. Dieci parrocchie con dieci posti ciascuna sono già cento posti: C’è poi da esplorare la via di possibili accordi con militari (Esercito e non solo) e con la Protezione civile. E poi la ricerca di alberghi abbandonati o vuoti, con appositi accordi con le relative proprietà.

Ma dal responsabile dell’Help Center della stazione Termini arriva anche una domanda: “Bisogna capire una volta per tutte quanto si vuole investire sugli emarginati di cui quasi nessuno si occupa e che non portano voti”. E riferendo il caso di un uomo “che solo alcuni giorni fa, dopo otto anni di lavoro, siamo riusciti a convincere ad accettare un’accoglienza e un’assistenza medica”, spiega meglio: “Alcune persone, che hanno situazioni particolarmente gravi, hanno bisogno di alte professionalità per periodi lunghi di tempo per essere avvicinate e accolte: poiché anche questo è un costo (un operatore, a 15 euro l’ora, per 4 ore a settimana, cioè 200 all’anno, pesa 3.000 euro), dobbiamo capire se consideriamo ne valga la pena”. In pratica, dice Radicchi, va trovata la giusta via di mezzo fra la necessità di prestare assistenza e quella di evitare di accanirsi su chi non vuole essere assistito: tutto questo però dentro un sistema che al momento svolge soprattutto un servizio di pura emergenza.

Per capire quale è il limite è necessario uno strumento di valutazione, creare cioè degli strumenti di controllo che permettano di monitorare singolarmente ogni intervento fatto sulla singola persona e di farlo con indicatori di qualità adatti a verificarne l’efficienza. E in questa direzione – afferma Radicchi - si erano anche fatti dei passi avanti con l’utilizzo di “AntHology”, un “sistema informatico che ha messo in connessione per la prima volta l’ufficio immigrazione e l’ufficio senza dimora”, e con il quale “in tempo reale potremmo sapere quanti posti sono utilizzati e quanti ancora disponibili”. La gestione era stata anche oggetto di un bando del Comune di Roma (come pure la gestione della Sala operativa sociale) ma al momento l’idea è arenata e toccherà al nuovo assessore – caso mai - riprenderla.

“Al di là dell’emergenza del momento – ragiona Radicchi - occorre fare per il futuro una pianificazione certa, fare una concertazione ampia, coinvolgere il terzo settore ma anche la protezione civile, i militari, le strutture religiose, tutti coloro che possono contribuire, mettere a punto una procedura certa che al verificarsi di alcune condizioni – come la discesa netta delle temperature – possano consentire di trovare anche duemila posti di accoglienza notturna in più, il tutto gestito da un sistema informatizzato e centrale che sia open data e consultabile online da chiunque”. E, non da ultimo, prevedere un Osservatorio cittadino sulle marginalità che porti alla creazione di uno strumento trasversale che sia indipendente dall’amministrazione di turno, di modo da evitare uno dei grandi problemi di sempre: “Come realtà impegnate nel settore dialoghiamo e creiamo un sistema con un assessore, poi questo se ne va, ne arriva un altro e ricominciamo tutto da capo: è assurdo”. “Mi auguro che Danese recepisca questo, sono fiducioso: la povertà non la possiamo risolvere ma certamente la possiamo gestire meglio. E questo – conclude - succede se evitiamo una volta per tutte di perdere tempo e costruiamo un sistema che alla prima folata di vento viene giù, ma uno fondato sulla roccia”.  (ska)

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