24 marzo 2017 ore: 15:41
Giustizia

Mafia, per gli studenti di legge lo Stato non la combatte abbastanza

Ricerca svolta dalla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Il presidente della commissione antimafia Musumeci: "La prima risposta deve darla lo Stato per riconquistare la fiducia dei giovani i quali non vogliono e non possono sentirsi emarginati ma devono tornare ad essere protagonisti"
Mafia e studenti in Sicilia

PALERMO - Il 71% degli studenti di Giurisprudenza ritiene che lo Stato non faccia abbastanza per contrastare la mafia. E' quanto emerge da una ricerca svolta dalla facoltà di scienze giuridiche di Palermo presentata oggi dal presidente della Commissione regionale antimafia Nello Musumeci nella sala della commissione antimafia dell'Ars. Sono stati analizzati i questionari compilati da 791 studenti, distribuiti in 67 distinte occasioni d’esame nei corsi di Giurisprudenza nelle sedi di Palermo (76%), di Trapani (12%) e Agrigento (12%).

Per quanto riguarda la percezione di alcune caratteristiche generali dei fenomeni mafiosi, l’80% dei giovani ritiene che la mafia esista anche in Europa e soltanto il 2% lo ritiene un fenomeno solo siciliano; un totale del 95% lo ritiene comunque un fenomeno pericoloso per la Sicilia. Tra le attività illegali che si ritengono più legate alla presenza della mafia, le tre più indicate sono: il traffico e lo spaccio di droga, poi il racket delle estorsioni, e la turbativa del regolare svolgimento di appalti pubblici. Circa i due terzi ritengono la mafia sia diversa dalla criminalità comune.

In generale, le problematiche che preoccupano di più tali studenti sono la disoccupazione e la mafia e criminalità organizzata (90% circa). In merito ad alcune istituzioni ed ai loro compiti, l’86% conosce l’autorità nazionale anticorruzione, l’84% conosce l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, mentre il 58% conosce il commissariato straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura e solo il 48% il commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso.

Sulla fiducia relativa all’efficacia delle azioni di alcune istituzioni, quelle le cui azioni riscuotono la maggior fiducia sono la magistratura, le forze dell’ordine e la famiglia. All'ultimo posto ci sono i partiti politici. "Sono convinto che siano due gli aspetti su cui occorre lavorare - sottolinea il presidente della commissione antimafia Nello Musumeci - per rispondere al questionario che manifesta così tanta sfiducia. La prima risposta deve darla lo Stato per riconquistare la fiducia dei giovani i quali non vogliono e non possono sentirsi emarginati ma devono tornare ad essere protagonisti per mettere a profitto i propri studi, ritenendo soprattutto che le politiche occupazionali degli ultimi tempi non siano state adeguate pur nella contingenza di una crisi economica devastante. Il secondo punto legato al contrasto al fenomeno mafioso deve spingere ancora di più le istituzioni locali e nazionali a convincersi che la lotta alla mafia deve essere in grado di creare consenso sociale altrimenti resta soltanto un'operazione di polizia. Quando un comune viene sciolto per mafia più volte chi perde è lo Stato non la mafia perché vuol dire che la bonifica culturale non è stata esauriente. Le risposte dei giovani ci devono spingere a fare un'ampia riflessione cu quello che ancora c'è da fare sia dal punto di vista educativo e formativo ma anche operativo per essere più incisivi nella lotta alla criminalità organizzata e nell'educazione alla legalità". 

La Commissione parlamentare d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia, istituita presso l’Ars, ha avviato, una collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo al fine di promuovere questo sondaggio fra gli studenti universitari di Giurisprudenza bastato proprio sulla percezione che si ha del fenomeno mafioso in Sicilia e sul grado di fiducia che si alimenta nei confronti dello Stato, in relazione alle misure preventive e repressive applicate.

In particolare, la Commissione ha elaborato un questionario anonimo articolato in 15 domande che, con il coordinamento del direttore del dipartimento di Giurisprudenza prof. Aldo Schiavello e della prof.ssa Caterina Ventimiglia, è stato somministrato agli studenti iscritti al corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, in occasione degli esami della I° sessione ordinaria A.A. 2016/2017 nelle sedi di Palermo, Trapani ed Agrigento. I risultati di carattere generale e preliminari del sondaggio costituiscono il prodotto dell'attività scientifica della dottoranda di Scienze Economiche e Statistiche, Simona Buscemi che ha elaborato le analisi ed i dati sotto la supervisione ed il coordinamento del prof. Marcello Chiodi, direttore del dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche. (set)

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