11 dicembre 2018 ore: 14:46
Immigrazione

Malpensa: chiuse in una stanza con altre dieci persone. E poi rimpatriate

Nuovi particolari emergono dalla vicenda delle due donne, una senegalese e una cubana, bloccate all'aeroporto per giorni e poi rimpatriate perché il loro permesso di soggiorno era stato revocato mentre erano in vacanza. La denuncia di Asgi e LasciateCientrate: la donna senegalese, incinta di tre mesi, "ha chiesto l'intervento di paramedici che non sono mai stati chiamati"
Rimpatri, aereo in volo

MILANO - Nessuna assistenza sanitaria, telefono sequestrato, notti passate in una stanza con altre dieci persone. Emergono nuovi particolari nella vicenda delle due donne, una senegalese e una cubana, di ritorno da un periodo di vacanza nei loro Paesi d'origine, bloccate per giorni all'aeroporto di Malpensa perché lì hanno scoperto che il loro permesso di soggiorno era stato revocato e, alla fine, rimpatriate con un volo a carico dello Stato italiano.
In un comunicato stampa, Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e la campagna LasciateCientrare, denunciano che la signora senegalese, incinta di tre mesi, "ha più volte richiesto l’intervento di paramedici che non sono mai stati chiamati". Non solo. "Le due signore riferiscono di avere dormito per le tre/cinque notti in cui sono state in attesa del volo di rimpatrio in una stanza con più di dieci persone e pochissime coperte a disposizione. Alla signora di nazionalità cubana è stato inoltre sequestrato il telefono cellulare consentendo alla stessa di mettersi in contatto con i suoi familiari solo a mezzo di un telefono a gettoni".

Per le due associazioni le due donne non sono state semplicemente bloccate in aeroporto, ma sarebbero state di fatto sottoposte a un fermo, "senza che il trattenimento sia stato sottoposto a convalida giudiziaria". "La Corte europea dei diritti dell’uomo -aggiungono le associazioni- ha già avuto modo di affermare che il trattenimento di un cittadino straniero nelle zone di transito aeroportuale equivale a una restrizione della libertà che, anche se in principio finalizzata a prevenire l’immigrazione illegale, non può essere in violazione dei diritti fondamentali del cittadino straniero e degli obblighi internazionali assunti dallo Stato in forza della stessa Convenzione europea dei diritti dell'uomo".  Non solo. "Il trattenimento non deve privare lo straniero dell’accesso effettivo alla domanda di protezione internazionale, garanzia flagrantemente violata dalla Polizia di Frontiera di Milano Malpensa che ha rifiutato di accogliere la domanda di asilo della signora senegalese, che pure aveva manifestato la sua intenzione di richiedere la protezione anche a mezzo del suo legale".

Asgi e LasciateCientrare contestano poi anche il fatto che alla due signora sia state negata qualsiasi assistenza legale. Per un'intera giornata, sabato 1 dicembre, due legali di Asgi hanno chiesto ripetutamente di incontrarle, ma la Polizia di frontiera glielo ha vietato. "Si tratta di una prassi ormai pericolosamente consolidata in diversi aeroporti in Italia. È indubbio che il diritto all’assistenza legale spetti anche al cittadino straniero trattenuto alla frontiera in forza dello stesso Testo Unico Immigrazione (…). Il divieto di accesso degli avvocati è motivato dall’asserita ‘extraterritorialità’ delle zone di transito aeroportuale. Il ricorso alla nozione di ‘territorio internazionale’ da parte della Polizia di Frontiera appare, oltre che assolutamente privo di fondamento vista l’indubbia giurisdizione dello Stato italiano sulla zona di transito aeroportuale, oltremodo pericoloso se si pensa che, nella lettura che ne fa la pubblica autorità, ‘extraterritorialità’ significa in sostanza assenza di diritti. Riferendosi alla zona di transito presso l’aeroporto di Parigi Orly, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha osservato che le zone di transito aeroportuale non hanno lo status di extraterritorialità e che alle stesse si applica indubbiamente il diritto nazionale. Se così non fosse significherebbe che anche un reato commesso nella zona di transito non potrebbe essere perseguito in base alla legislazione nazionale. La mancanza di assistenza legale, umanitaria e sociale presso le zone di transito aeroportuale, l’inadeguatezza delle condizioni del trattenimento e l’assenza di procedure e limiti di tempo nella legislazione nazionale costituiscono violazioni dell’articolo 5, para.1 della Convenzione".

La vicenda delle due donne è ancora più grave perché non si tratta di un episodio isolato, ma riflette "una prassi diffusa ma quanto mani illegittima, che è necessario monitorare e a cui è necessario opporsi, in quanto attuata in violazione del diritto nazionale e internazionale". (dp)

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