27 aprile 2022 ore: 18:57
Disabilità

Mamma in sciopero della fame, Regione Lazio e Cem: “Domani il personale mancante dovrebbe entrare”

di Elisabetta Proietti
A 82 anni Maria Cidoni, mamma di Barbara, sta protestando perché i ragazzi disabili gravi e gravissimi ospiti della struttura non hanno adeguata assistenza: da tempo gli operatori mancanti non vengono sostituiti

ROMA – “Vedremo di fare, stiamo facendo. Entro domani il personale che manca dovrebbe entrare”. La Regione Lazio con il consigliere Rodolfo Lena, e il Cem con il suo direttore amministrativo sono andati da Maria Cidoni, la mamma di Barbara ospite del Cem di via Ramazzini a Roma, presso il presidio dove Maria sta manifestando la propria protesta per la quale da ieri, a 82 anni, è in sciopero della fame. Il consigliere regionale e il direttore amministrativo del Cem hanno lasciato il presidio con questo impegno. Per le sostituzioni si stanno contattando le cooperative e valutando i preventivi e promettono di fare scelte rapide e che entro domani gli operatori sociosanitari dovrebbero arrivare.

“Non vogliamo un deposito per i nostri figli, ma assistenza adeguata. Sono persone che vogliono vivere con le loro necessità rispettate”. Quello che Maria Cidoni chiede come diritto, a nome di tutti i familiari degli ospiti del Cem gravemente disabili e da loro supportata, è che non si permetta più la carenza di personale. “Per ragioni di malattia e altri motivi legittimi mancano 14 operatori su 26, e non vengono sostituiti, da tanto tempo assistiamo impotenti a questa situazione e non vogliamo più restare a guardare”.

La carenza di personale, spiega Maria, significa anche lasciare i ragazzi gravemente disabili a letto, non potendoli alzare, non potendoli seguire tutti, una situazione che si è ripetuta più volte nel tempo per gli stessi motivi. Inoltre, “recentemente a causa del Covid un gruppo di dieci positivi asintomatici sono stati tenuti a letto per la presenza di due soli operatori”.

I ragazzi ospitati al Cem per i quali si chiede assistenza adeguata sono 36, e 26 sono gli operatori, 14 dei quali sono appunto stati legittimamente assenti senza che nessuno pensasse a sostituirli. “Mia figlia Barbara sta in un gruppo di 11 persone – racconta Maria – con un solo operatore, come gli altri gruppi del resto. Ci sono persone che camminano male e vanno di continuo aiutate, ci sono tante esigenze di disabilità gravi e gravissime, e in più gli operatori devono anche ottemperare ad altre necessità come per esempio rifare i letti. Non è pensabile che non vengano sostituiti”.

Da 50 anni Barbara è al Cem. Maria, come gli altri genitori e familiari, è ben consapevole della opportunità che la struttura e i suoi servizi hanno significato per i tanti ospiti, del fatto che nel tempo il Cem è stato struttura di eccellenza con servizi adeguati alla dignità delle persone disabili ospitate. E non ci stanno ad assistere impassibili a un continuo taglio o ridimensionamento della qualità dei servizi sulla pelle dei loro figli, loro che sognano che la struttura rappresenti per loro anche la casa per il 'dopo di noi', il luogo dove poter vivere dignitosamente quando i genitori non ci saranno più.
E’ tardo pomeriggio e Maria lascia il luogo della protesta per tornare a casa. Ne ha fatte tante di battaglie, il coraggio lo ha sempre usato per tutelare i diritti di Barbara ed è scesa in piazza appoggiando le battaglie di tanti altri genitori che lottano duramente e anche in contesti più difficili del suo. Ha bisogno di riposare e di bere, è stanca, ma domani - promette - sarà di nuovo lì. (ep)  

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