8 maggio 2015 ore: 14:14
Disabilità

Mamme “separate per forza” dai loro figli: quando la disabilità divide

Tre mamme divise, per ragioni diverse, dai figli disabili di cui sempre si sono prese cura: a volta è la legge, che impone la separazione, a volte è la malattia stessa, che la rende inevitabile. S. e Laura aspettano di poter riavere i propri figli, mentre Cristiana sta rimettendo insieme i pezzi di una vita che stava perdendo forma
Autismo, bambino di spalle

ROMA – “Caregiver” per eccellenza, pronta a sacrificare tutto per tener testa ai problemi che la disabilità, soprattutto quando è grave, impone ogni giorno; sempre in prima linea nelle battaglie per il riconoscimento dei diritti e della dignità del figlio o della figlia disabile: è la mamma, che oggi si celebra e si festeggia. E tante sono le storie di mamme che dedicano ogni giorno e ogni momento della propria vita alla cura e all’assistenza di figli che in tutto e per tutto hanno bisogno di loro, da grandi come da piccoli, fino alla fine. 

- A volte, però, la disabilità divide. La simbiosi si spezza ed è sempre un trauma. In certi casi, è la legge che separa, perché reputa la mamma “inadeguata”. In altri è la potenza della malattia e del dolore, che travolge perfino quell’amore incondizionato, costringendo madre e figlio a separarsi, per salvare se stessi e salvarsi a vicenda. Nell’ultimo anno, SuperAbile ha incontrato almeno di tre di queste mamme “separate per forza” dai loro figli: la prima è Cristiana, sopraffatta ormai dal suo “gigante buono”, che in rete ha lanciato un appello disperato e solo grazie a quello è riuscita a trovare la soluzione che, in quel momento, era l’unica possibile: dividersi da Andrea, per riprendere le forze. La seconda è S., a cui la legge ha tolto il figlio A., al quale non aveva somministrato le terapie (peraltro discusse e controverse) prescritte dalla Asl. La terza è Laura, mamma di Francesca, che qualche giorno fa si è vista portar via con la forza sua figlia, ormai più che maggiorenne, trasferita contro la propria volontà in una casa famiglia. Sono tre storie ancora tutte aperte, che oggi vogliamo rilanciare, con i  dovuti aggiornamenti, nel giorno in cui si festeggia in tutta Italia l’amore e la dedizione delle mamme. 

Cristiana ha avuto la lucidità e il coraggio di comprendere di essere arrivata al limite: una consapevolezza drammatica, per una mamma che ha dedicato tuta la propria vita a suo figlio e ai problemi che l’autismo ha imposto alla famiglia. Ma Andrea, ormai un “gigante”, sfuggiva al suo controllo, era violento e capace di esaurire ogni sua residua risorsa fisica e mentale. Ha compreso che l’unica soluzione era chiedere aiuto, dividersi dal figlio, anche solo per un periodo, per riprendere le forse ma anche per spezzare quelle ossessive abitudini che ormai si erano radicate. Così, un giorno, ha lanciato un disperato appello in rete, perché la struttura ideale per suo figlio l’aveva trovata, ma la strada per arrivarci era lunga e tortuosa: il comune non si attivava, i soldi non c’erano, il tempo passava. L’appello è stato raccolto, il mailbombing ha centrato il bersaglio, l’amministrazione ha fatto il suo dovere e finalmente Cristiana ha tirato un sospiro di sollievo: “Sono piena di gioia ma anche di dolore – ha confidato a SuperAbile, poco prima di accompagnare il figlio da Roma a Forlì, dove si trovava il centro prescelto – Ma so che è la scelta giusta: Andrea tornerà ad essere il gigante buono che era”. I risultati non si sono fatti attendere: la separazione non è mai facile, Andrea a lasciato un  vuoto in quella casa che era piena di lui, ma la mamma può constatare i suoi progressi ogni volta che va a trovarlo. Cristiana è ora una “mamma a distanza”, ma nel volto di suo figlio legge ogni stato d’animo, ogni umore e ogni piccolo segnale. E intanto rimette insieme i pezzi di una vita che stava perdendo forma. 

S. vive lontano dal piccolo A. da più di 4 mesi: glielo hanno portato via “nove persone che non sapevo neanche chi fossero”, in una mattina di fine dicembre. A. ha un disturbo dello spettro autistico, finalmente diagnosticato e riconosciuto dalla Asl. La colpa della mamma sarebbe soprattutto quella di non avergli somministrato quel farmaco, a base di risperidone, che lo faceva stare male. Così, è stata giudicata “inadeguata”, incapace di assistere opportunamente quel bambino che aveva cresciuto, negli ultimi anni, da sola, dopo che il padre era stato allontanato dalla famiglia. Ora, A. è “parcheggiato” in una struttura, sta regredendo e perderà, probabilmente, l’anno scolastico. Non solo: anche il fratello minore, adesso, è sotto osservazione, visto che due educatrici, ogni giorno, vanno a casa della mamma per controllare cosa accade. Del caso, nel frattempo si sta occupando anche il parlamento, con un’interrogazione di Paola Binetti, a cui la ministra Lorenzin ha risposto, chiedendo che la vicenda sia approfondita e prendendo, in qualche modo, posizione: “l'allontanamento dalla famiglia e dalle figure di attaccamento e l'inserimento dei bambini in comunità, non ha effetti positivi sullo stato psicofisico di bambini con problemi relazionali e comportamentali”. Per ora, però, A. resta diviso dalla mamma, in attesa che qualcosa si muova.

 

E’ più di un mese, ormai, che Laura non vede sua figlia Francesca: l’hanno portata via i carabinieri, i 27 marzo scorso, trasferendola coattamente in una casa famiglia. Francesca ha 23 anni e nessuno ha chiesto il suo parere: forse perché ha una disabilità cognitiva. Ma non è incapace di intendere e di volere. Eppure, la neuropsichiatra di turno, che l’ha vista solo poche volte, ha giudicato la mamma, che per 23 anni si è presa cura di tutti i suoi bisogni, “inadeguata” ad assisterla. Francesca urlava e si agitava, mentre la portavano via. Ma il provvedimento c’era e doveva essere eseguito. Tutta colpa di una conflittualità irrisolta tra i genitori, le solite contese su visite, affidamento e tutele varie. E ne ha fatto le spese Francesca, costretta a lasciare la sua casa da un giorno all’altro e a separarsi dalla mamma, che da allora non l’ha più vista. Anche di questo caso si sta occupando ora il parlamento: un’interrogazione ha chiesto al ministro Orlando un’ispezione presso il tribunale competente, per verificare che le procedure siano corrette. E Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera, ha definito la vicenda “un caso che lascia veramente sgomenti e che è necessario approfondire”.  Intanto, “abbiamo raccolto circa 2 mila firme, per chiedere che Francesca torni dalla mamma – ci racconta oggi l’avvocato Mazzetti, che sta seguendo il caso – L’udienza è prevista per il 9 luglio, ma non è detto che sia risolutiva. Non possiamo attendere i tempi della giustizia, abbiamo bisogno di questa mobilitazione collettiva”. Francesca, infatti, non ha più visto la mamma, alla quale non è concesso di incontrare la figlia, ma solo di sentirla telefonicamente. Proprio oggi, la mamma ha pubblicato una lettera, su Tusciaweb, che suona come una provocazione, o un sogno ad occhi aperti: “Cara Francesca, non ti abbiamo dimenticato e sappiamo che cosa desideri: tornare a Tuscania, a casa. Il giudice tutelare ti ha ascoltata, ha capito di aver sbagliato e non vuole assolutamente che tu viva come “una detenuta in attesa di giudizio” e vuole rimediare, accogliendo la richiesta di una disabile sì, ma maggiorenne capace di intendere e di volere. Il giudice ti chiede perdono per aver mortificato profondamente il tuo essere persona e decide di restituirti la libertà, domenica 10 maggio in occasione della fiera cittadina. Ti aspettiamo”. (cl)

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