10 luglio 2014 ore: 12:10
Immigrazione

Manifattura cinese, il commerciante è marocchino, il muratore romeno: a ogni nazionalità la sua “specializzazione”

Dal report del centro studi Idos emerge un rapporto diretto tra nazionalità e settore di impiego. Quasi un quarto del comparto della ristorazione è cinese; noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese sono bangladesi
Contrasto Muratori immigrati

Muratori immigrati

ROMA - Quasi la metà dei titolari di imprese individuali immigrati nel settore della manifattura è cinese (48,9 per cento), quasi un terzo di quelli attivi nel commercio è marocchino (29,2 per cento), oltre un quarto di quelli attivi nell’edilizia è romeno (28,0 per cento) e un altro quinto albanese (20,8 per cento). E ancora: quasi un quarto nel comparto della ristorazione è cinese (24,0 per cento), mentre per quanto riguarda noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese oltre un quarto è di origine bangladese (18,6 per cento). È un rapporto diretto tra nazionalità e settore di impiego quello che emerge dal “Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014” del centro studi Idos presentato oggi (vedi lanci precedenti).

Nel dettaglio, i marocchini si confermano leader nel commercio, soprattutto itinerante, “seppur con una maggiore apertura verso altri settori impiegatizi”. Secondo gli ultimi dati Unioncamere, aggiornati al 2013, il 73,8 per cento di tutti gli imprenditori individuali provenienti dal Marocco opera nel settore. Una specializzazione nata in passato per rispondere a una domanda crescente di beni a basso prezzo, ora in fase di contrazione: “Negli ultimi anni diffusione del commercio itinerante è crollata con conseguenze sullo status economico e sul progetto migratorio” si legge nel report.

Tutt’altro ambito è quello che vede protagonisti i rumeni, particolarmente attivi nelle costruzioni (69 per cento delle imprese a guida rumena). Un dato che, secondo il rapporto, si spiega con “la predilezione verso attività a basso contenuto tecnologico e alta intensità di lavoro manuale e che possono essere avviate senza alti capitali iniziali”. La presenza di imprenditori rumeni ha dato un contributo alla crescita del settore anche negli anni della crisi, “grazie alla capacità di lavorare a ritmi serrati accettando appalti e sub-appalti meno pagati”.  La preferenza per l’edilizia dimostra, inoltre, l’orientamento verso “una tipologia d’impresa di tipo aperto, cioè non caratterizzata etnicamente né rispetto al prodotto, né rispetto al mercato”.

La comunità albanese sta vivendo una vera e propria espansione dell’imprenditoria in Italia. I titolari di imprese individuali sono passati da meno di tremila nei primi anni 2000 a oltre 30mila nel 2013. Un trend che la crisi rallenta ma non frena: se tra il 2007 e il 2010 l’incremento è stato del 23 per cento, tra il 2010 e il 2013 il tasso di crescita si è ridotto al 6,2 per cento. Nel 2013 un imprenditore straniero su cinque operante nel comparto dell’edilizia è albanese (20,8 per cento) e il 77,5 per cento delle imprese albanesi operano in questo comparto. “È qui che è avvenuto il cambiamento più importante relativo all’inserimento occupazionale degli albanesi – si legge nel rapporto -, che da un’occupazione prevalentemente dipendente nei primi anni del processo migratorio, si sono avviati verso il lavoro autonomo.  Un passaggio quanto mai indicativo di un processo di cambiamento di ruolo degli immigrati albanesi nella società italiana. La questione è se si tratti di una strategia efficace di mobilità sociale o di un’alternativa più o meno valida alla sottoccupazione o alla disoccupazione, destinata a risolversi”. Per quanto riguarda, infine, i titolari cinesi si conferma la presenza consistente nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, nella manifattura, nel settore ristorativo. (gig) 

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