15 novembre 2013 ore: 14:54
Salute

Marco Cavallo a Palermo, ''diritti per chi soffre la malattia mentale''

Tappa siciliana per Marco Cavallo, il cavallo azzurro che nel 1973 a Trieste ruppe i muri del manicomio di San Giovanni. Alla presentazione delle iniziativa la voce dei familiari
Forumsalutementale.it Marco Cavallo

PALERMO - Arriva a Palermo Marco Cavallo, il cavallo azzurro che nel 1973 a Trieste ruppe i muri del manicomio di San Giovanni, "diventato simbolo della libertà riconquistata dagli internati”. Alla presentazione delle iniziative che accompagneranno la tappa siciliana,  curata dal comitato Stop Opg siciliano con in testa la Cgil e Cittadinanzattiva,  sono intervenuti i familiari di chi soffre da tempo il disagio mentale. Tra questi Anna Maria Esposito, dell’associazione Meravigliosamente il cui figlio Gaspare, dopo tanti anni di battaglie e sofferenze, è ospitato nel Cta di Zafferana Etnea.

“Non vogliamo piangerci addosso né cerchiamo commiserazione. Siamo solo stanchi perchè continuiamo a non essere ascoltati – dice -. Da quando mio figlio è stato ricoverato ho deciso di portare avanti la battaglia di tutti i genitori nel chiedere servizi e soprattutto diritti per chi soffre la malattia mentale. Per i nostri figli non esistono i progetti di vita. Il futuro deve passare solo attraverso i progetti individualizzati. Perché i nostri figli devono essere emarginati da tutto e da tutti? Dove sono i centri di salute mentale h24? Nel dicembre del 2014 a mio figlio scadrà il tempo di permanenza di 54 mesi previsto nel Cta e dopo che succederà, saremo nuovamente punto e da capo?”.

Alla sua voce si unisce quella di Carmela Di Falco, vedova e mamma di quattro figli di cui due con grave disabilità. “Da 20 anni combatto con le malattie dei miei figli adesso quarantenni - racconta -. I nostri figli hanno il diritto di essere seguiti bene non solo dal punto di vista farmacologico. Hanno soprattutto il diritto di sapere che ne sarà di loro quando noi non ci saremo più. Uno dei miei figli lavora al comune ma risulta fortemente emarginato dai suoi colleghi. Tutto questo mio figlio lo percepisce perché è malato ma non è ‘cretino’. Chiedo che l’ufficio accetti la malattia di mio figlio e lo aiutino sfruttando tutto quello che prevede la legge 104 in suo favore. L’altro ragazzo non fa niente con i rischi della situazione: giorni fa ha dato fuoco a tutta la documentazione dei suoi ricoveri perché non si ritiene malato”.

“Quello che desidero è che per questi ragazzi ci possano essere dei luoghi dedicati dove loro possono trascorrere la giornata – incalza pure  Anna Nasca -. L’unica compagnia di mio figlio Francesco è il cane. Spero che possano creare delle realtà che possano aiutarli a stare con gli altri magari impegnandoli in piccole attività. Da solo per la strada, purtroppo è successo che è stato vittima di gente furba che lo ha preso in giro anche derubandolo”. 

“Bisogna dare almeno esecuzione a quanto previsto dal Piano strategico regionale – afferma Elvira Morana della segreteria regionale della Cgil e membro di Stop Opg - . Nei singoli territori vanno realizzati le comunità di salute mentale mettendo in rete l’ambito sociale dei familiari e dell’associazionismo con quello sanitario. Solo così si può parlare di una presa in carico delle persone che hanno un disagio mentale. Si può in alcuni casi puntare anche sulla prevenzione limitando con tutti gli strumenti a disposizione l’insorgenza di certe malattie. Bisogna avviare, una volta e per tutte, i progetti terapeutici individualizzati per fare sì che la persona segua un percorso prestabilito con interventi di inclusione sociale. La prima azione sarà che per ogni territorio le aziende tramite l’ente locale devono predisporre un tavolo per sapere quante persone e quanti servizi ci sono in termini di risorse umane, materiali. Occorre  assolutamente ragionare in termini di efficienza ed efficacia degli interventi e utilizzo appropriato delle risorse che ci sono a disposizione”.

“Marco Cavallo è a Palermo per fare capire che la salute mentale è un problema di tutti – aggiunge -. Dal piano sanitario regionale sappiamo che l’utenza va da 130 mila ai 220 mila. Rispetto a questa notevole quantità di pazienti che transitano nelle tre aree di riferimento dei dipartimenti di salute mentale dell’Isola devono essere adottate le misure più idonee ad evitare la degenerazione di alcune malattie e la cronicizzazione di altre”. (set)

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