5 dicembre 2013 ore: 15:37
Disabilità

Marocco, formazione per 40 giovani Down: saranno cuochi, camerieri e pasticceri

Nei giorni scorsi convegno a Rabat organizzato dall’associazione marocchina per il sostegno alle persone con sindrome Down e dall’Aipd: due giovani assunti in un ristorante. Ma si è discusso anche di sessualità e cittadinanza
Ragazzo con sindrome di down a lavoro

ROMA - Autonomia, inserimento lavorativo ma anche sessualità, diritto di voto, amicizia e rapporti tra operatori e famiglie delle persone con sindrome di Down. Sono i temi trattati in un convegno che si è tenuto a Rabat, in Marocco, dove Aipd (Associazione italiana persone down) è stata invitata dalla locale associazione di persone con sindrome di Down Amsat (Association Marocaine de Soutien et d'Aide aux personnes Trisomiques - Associazione Marocchina per il Sostegno e l'Aiuto alle Persone con sindrome di Down, per parlare della propria esperienza in Italia.

Il progetto, finanziato dall'Unione Europea è iniziato nel gennaio 2013 e prevede l'apertura di un "Ristorante Pedagogico", in cui 40 giovani con sindrome di Down vengono formati per diventare cuoco, cameriere, pasticcere. Al termine del progetto, due di questi saranno assunti all'interno del ristorante, che sarà' aperto al pubblico; gli altri continueranno il percorso attraverso nuove esperienze formative sul territorio (assolutamente innovative per un contesto come quello marocchino).

Nel seminario, che è iniziato il 1 dicembre e si è concluso il 3 dicembre, si sono trattati diversi temi, dal passaggio all'età adulta con diverse modalità di inserimento sociale, ad una formazione intensiva agli educatori su metodi e strumenti per il lavoro con adolescenti e adulti sui temi dell'educazione all'autonomia, del tempo libero, dell'affettività/sessualità e dell'inserimento lavorativo.

 

Per Aipd era presente la che commenta: "Accoglienza, curiosità, apertura al confronto e fiducia nel cambiamento – commenta la responsabile dell'Osservatorio sul mondo del lavoro dell’Aipd Monica Berarducci - sono le parole chiave di questa esperienza nonostante il divario culturale, la voglia di cambiamento e la consapevolezza che l'inclusione sociale delle persone con sindrome di Down sia un obiettivo possibile, sono temi molto sentiti in Amsat. Il confronto con il modello AIPD e lo sfondo ideologico, seppure 'troppo forte e a tratti shoccante', ha messo in evidenza apertura, consapevolezza e fiducia in un futuro inclusivo – conclude - per le persone con disabilità intellettiva”.

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