Matrimonialisti: 200 donne uccise ogni anno
Tra le prime conseguenze del crescente numero di separazioni, quella che l’associazione indica come “strumentalizzazione” dei figli, che diventano sempre più “merce di scambio al centro di egoismi”. Neanche la legge dell’affidamento condiviso, spiega l’associazione, ha creato benefici, ma i livelli di massima allerta li raggiunge la violenza domestica. “La maggior parte dei reati gravi in Italia avviene tra le mura domestiche – ha spiegato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’associazione -. Ci sono più morti ammazzati tra le mura domestiche che quelle prodotte dalla malavita organizzata tutta messa insieme. È un bollettino di guerra. 200 donne all’anno vengono assassinate. La famiglia italiana non è più un’isola felice. Quello che era il fiore all’occhiello del nostro Paese sta scomparendo. Dobbiamo prendere atto che qualcosa non va. E in questo terreno fertile dove c’è questa disgregazione di massa, la violenza si è inserita nella famiglia in tutta la sua brutalità”. Violenze che colpiscono in modo particolare donne e bambini, ma che in alcuni casi investono anche gli uomini, estromessi dal loro ruolo paterno.
Se le violenze hanno raggiunto livelli preoccupanti, sono ancora poche le denunce. “Soltanto nel 6% dei casi le donne denunciano le violenze sessuali, fisiche e psicologiche ed economiche del partner – ha spiegato Gassani -. Ciò significa che c’è omertà, e omertà e violenza sono un cocktail micidiale. Dobbiamo rompere il silenzio e dare garanzie alle donne. La donna ha bisogno di essere creduta, difesa adeguatamente, protetta dopo la denuncia, un processo breve. Creare misure di sicurezza di controllo e di tutela delle persone che fanno denuncia, altrimenti non si può denunciare”. Per invertire la tendenza dei reati compiuti tra le mura domestiche, per Gassani occorre intervenire su diversi fronti, dai servizi sociali alle nuove possibili competenze dei magistrati. “È arrivato il momento di affrontare il problema con grande rigore – ha detto Gassani -. Nel nostro paese c’è un approccio rassegnato. Occorre potenziare i servizi sociali e ci deve essere l’intervento della forza pubblica quando necessario. Abbiamo bisogno dell’istituzione della polizia della famiglia, di una sezione specializzata che si occupi di questo tema. La creazione di sezioni specializzate per la famiglia anche in sede penale, perché il magistrato deve essere specializzato, non vogliamo più magistrati tuttologi”. Tra le proposte, inoltre, anche la necessità di una specializzazione degli avvocati, inserendo l’obbligatorietà della specializzazione sulla famiglia. Inoltre la creazione di processi ad hoc, “che siano rapidi e con rito direttissimo quando ci sono reati sessuali, perché anche l’attesa è un ulteriore tortura, anche per i presunti colpevoli, vittime a volta di calunnia”, ed infine anche la formazione degli insegnanti, di giornalisti e di quanti si occupino del problema. (vedi lanci successivi) (ga)