14 marzo 2017 ore: 14:09
Disabilità

Mattia, Daniele e gli altri: inclusione in campo per i ragazzi disabili

Settanta società sportive, 20 ragazzi con disabilità già inseriti in altrettante squadre, 45 aspiranti tutor, 452 studenti di scuole medie e superiori coinvolti. Sono i numeri di “All inclusive sport”, il progetto promosso da DarVoce a Reggio Emilia per far praticare sport a bambini e ragazzi disabili
All inclusive sport 1
All inclusive sport 1

REGGIO EMILIA – Quando aveva 2 anni Mattia (oggi ne ha 10) faticava a camminare e parlare, era un bambino socievole ma per lui era difficile relazionarsi con i coetanei. Alla famiglia hanno consigliato di fargli fare sport. Ha provato con il nuoto ma le ventole di aerazione della piscina gli facevano paura. Allora è passato al judo e grazie a Carla e Toni, istruttrice e maestro, si è sentito accolto e integrato. A 16 anni Daniele ha avuto un incidente in motorino, i medici temevano che non avrebbe più camminato, ma in 10 mesi lui si è rimesso in piedi anche se il braccio e la mano sinistra sono rimasti paralizzati. Dopo un anno ha ricominciato a frequentare il campetto in cui giocava con gli amici, nel 2005 è entrato in una squadra di calcio a 5 con cui ha partecipato a un campionato. È il 2008 quando entra a far parte di “Anni magici” di Cavriago, una delle società sportive che aderisce al progettoAll inclusive sport promosso dal Centro servizi volontariato di Reggio Emilia, DarVoce, insieme ad alcuni partner, per creare le condizioni perché i bambini e i ragazzi con disabilità possano praticare sport. Anche la società sportiva di Carla accoglie bambini e ragazzi provenienti da “All inclusive sport”, valorizzando tutti gli atleti, con e senza disabilità, con le loro diversità. “Il progetto è nato nel 2013 su richiesta di alcune famiglie di bambini e ragazzi con disabilità che volevano praticare sport insieme ai loro coetanei – spiega Cristina Ferrarini di DarVoce – Le famiglie si erano rivolte alle società sportive ma senza risposta”. Oggi sono 70 le società sportive in dialogo con DarVoce, 20 i bambini e i ragazzi con disabilità inseriti in altrettante società, 3 i supertutor impegnati nel coordinamento dei tutor sul territorio, 45 gli aspiranti tutor, 452 gli studenti che, nel 2016, hanno partecipato a laboratori inclusivi organizzate in orario scolastico e nel tempo libero. 

Il primo passo è stato mappare le società sportive del territorio, capire se erano inclusive o se erano interessate a diventarlo. Il secondo è stato scegliere 3 supertutor, persone che si occupano di disabilità e sport da tempo, per orientare le famiglie. “Il percorso prevede una visita alla medicina sportiva per capire quale sport è più adatto per il bambino/ragazzo con disabilità, un incontro con il supertutor della zona di riferimento, la scelta della società sportiva – continua Ferrarini – Ci sono alcune società che sono autonome nell’inserimento, altre che chiedono che qualcuno affianchi l’allenatore. E qui entrano in gioco i tutor”. Attualmente sono 45 le persone che stanno seguendo il corso di formazione (che termina il 30 marzo), tra loro ci sono laureandi in Scienze della formazione, dell’educazione e motorie, educatori, allenatori e volontari: in 20 stanno già facendo accompagnamento per altrettanti bambini e ragazzi coordinati dal supertutor. “Stanno andando bene, in alcuni casi si sta facendo un lavoro culturale per facilitare l’inserimento – spiega Ferrarini – Alla fine sono tutti percorsi personalizzati, ad esempio nel caso di un bambino con autismo che gioca a basket ma lo spaventa la partita si è scelto di farlo partecipare come aiuto coach invece che in campo, per dargli la possibilità di stare insieme ai suoi compagni”. 

All inclusive sport 2

“Per i ragazzi e le famiglie è importante far parte di una ‘normalità’ praticando sport all’interno di una società sportiva, come i loro coetanei”. A parlare è Gabriele Codeluppi, allenatore del Dream Team Reggio Emilia, squadra di basket integrato accolta da Arbor, storica società reggiana di pallacanestro. Lo scorso 28 febbraio, il Dream Team ha partecipato, insieme ai futuri tutor di “All inclusive sport”, a un incontro con Marco Calamai, allenatore di basket professionista che, da oltre 20 anni, allena giovani atleti con disabilità. “Seguo da 7 anni le orme di Calamai”, dice Codeluppi che allena, insieme ad altre due persone, educatori e volontari, una squadra di cui fanno parte ragazzi con disabilità diverse, con sindrome di Down, autismo, ma anche disturbi comportamentali o situazioni familiari difficili di età diverse: il più piccolo ha 14 anni, i più grandi oltre 20 anni. Tra di loro c’è anche un ragazzo accolto grazie al progetto “All inclusive sport” promosso da DarVoce. “Al momento abbiamo 17 tesserati, tanto che stiamo pensando di fare due squadre – aggiunge Codeluppi, che frequenta il corso per tutor – anche se non è facile allenare insieme ragazzi che hanno difficoltà a correre con altri che corrono più forte di me, tenendo presente che l’obiettivo è far sì che tutti si allenino, giochino e si divertano”. Il Dream Team partecipa a un campionato regionale di basket integrato. “Abbiamo adattato alcune regole, ad esempio i tempi sono più corti perché alcuni ragazzi non hanno la resistenza fisica per giocare 40 minuti di seguito, ma gli arbitri ci conoscono  e ci concedono qualche deroga al regolamento”. 

Tra i partner del progetto c’è anche il Centro sportivo italiano (Csi) che si è occupato del contatto con le società sportive e della selezione dei tutor. “Lavoriamo da tempo con la disabilità e ci è capitato spesso di sentirci dire dalle società che con un aiuto avrebbero inserito ragazzi disabili – racconta Alessandro Munarini, vicepresidente vicario e responsabile area welfare – Per questo abbiamo aderito subito al progetto”. Il comitato di Reggio Emilia organizza anche percorsi scolastici in tre scuole del territorio. “Facciamo attività con i ragazzi disabili durante le ore di educazione fisica per integrarli con i compagni – aggiunge – Il progetto è andato così bene che adesso facciamo anche 2 ore fuori dall’orario scolastico, molto partecipate sia da ragazzi disabili che non”. Rispetto a “All inclusive sport”, il Csi parla di una “buona risposta” da parte delle società sportive. “La cosa bella – conclude – è che in 4 o 5 casi i ragazzi hanno iniziato con l’accompagnamento di un tutor e poi hanno proseguito da soli. Il nostro obiettivo è questo”. (lp) 

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