15 dicembre 2015 ore: 17:50
Immigrazione

Media e migranti, “troppe violazioni deontologia per criteri ideologici”

Lo ha sottolineato Bellu, presidente dell’associazione Carta di Roma. Per Ilvo Diamanti nel 2015 quello dell’immigrazione è un tema che si è imposto ai media: “l’imprenditore della paura ha avuto meno successo e i giornalisti non hanno potuto piegare il fenomeno ai propri stereotipi”
Migranti in fila sul ponte di una nave

ROMA – Gli italiani hanno le idee confuse sull’immigrazione e i media non aiutano. Invece di sgomberare il campo da errori e semplificazioni, spesso cedono a facili semplificazioni e a “violazioni dolose della Carta di Roma solo per criteri ideologici” quando invece il dovere di un buon giornalista è solo quello di attenersi alla realtà sostanziale dei fatti. Lo ha ricordato il presidente dell’associazione Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu, presentando oggi alla Camera il terzo rapporto dell’associazione “Notizie di confine”.

“La Carta di Roma – afferma Bellu – non è una lista di buoni consigli ma un codice deontolgogico, basato su semplici principi, tra cui quello di usare termini giuridicamente appropriati quando si parla di immigrazione. Per cui la domanda che oggi dobbiamo porci è questa: se le violazioni delle regole deontologiche che ci siamo dati è sistematico, chi si tira fuori può ancora restare nell’ordine dei giornalisti?”. Commentando i dati Bellu ha sottolineato che “ciò che emerge con più forza è l’aumento enorme di articoli e di servizi televisivi su questo tema ma non c’è un racconto coerente dei fenomeni migratori, spesso polarizzati o sull’emergenza o sulla spettacolarizzazione”.

Nel 2015, spiega il rapporto "Notizie di confine" sono cresciute dell'80 per cento le notizie riferite ai migranti sui giornali, con 1.452 titoli in prima pagina negli ultimi dieci mesi. Sono aumentati, inoltre, del 250 per cento i servizi televisivi, con oltre con 3.400 nelle edizioni serali del prime time. “Quest’anno l’immigrazione è un tema che si è autoimposto ai media. L’informazione non ha scelto di trattarlo, ma ha dovuto dar voce a quel che avveniva – commenta Ilvo Diamanti, professore di Analisi dell’opinione pubblica presso l’università di Urbino e direttore scientifico di Demos -. E raccontando dieci mesi di flussi continui con diversi volti, dal rifugiato al migrante fino al bambino morto in mare, non hanno potuto piegare il fenomeno ai propri stereotipi. L’immagine multi faccia dell’immigrato ha fatto in modo che una strumentalizzazione ci fosse ma in modo relativo rispetto al passato e non a senso unico”. Secondo Diamanti l’esodo a cui abbiamo assistito ha fatto in modo che si sovrapponessero vari sentimenti dalla paura alla pietà. “Dopo l’immagine del piccolo morto sulla spiaggia nel tentativo di raggiungere l’Europa l’imprenditore politico della paura ha avuto sempre meno successo – aggiunge –lo sottolinea anche il fatto che rispetto al 2008 gli indici di preoccupazione verso gli immigrati non sono cresciuti, anzi sono più bassi”.

Paola Baretta senior media Analyst dellìosservatorio di Pavia ha ricordato anche le buone pratiche dell’informazione: “i media hanno parlato del tema in maniera differente, alcuni hanno pensato anche contenitori ad hoc sul’immigrazione per spiegare ai telespettatori il fenomeno migratorio”. “Come giornalisti – ha aggiunto il direttore del tg2 Marcello Masi – dobbiamo fare uno sforzo in più nel trattare questi temi. Spesso siamo pigri, e la pigrizia porta a fare generalizzazioni ed errori. Penso che non ci sia alternativa all’approfondimento”. (ec)

 

 

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