27 giugno 2017 ore: 13:04
Immigrazione

Medici senza frontiere al fianco dei migranti e richiedenti asilo vittime di tortura

In occasione della Giornata mondiale contro la tortura che si è celebrata ieri Msf ha esortato ad aumentare l’attenzione sui tanti sopravvissuti che arrivano in Europa. Zerva, psicologa: “La tortura cancella la natura umana e si impadronisce dell’intero essere"
Contrasto Tortura - Corda appesa al muro

Tortura - Corda appesa al muro

ROMA - Oggi si stima che circa il 25 per cento dei rifugiati e dei richiedenti asilo in tutto il mondo, compresi quelli che arrivano sulle coste greche ed italiane attraverso il Mediterraneo, siano stati vittime di tortura. Per questa ragione, in occasione della Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura che si è celebrata ieri, Medici Senza Frontiere ha esortato ad aumentare l’attenzione sui tanti sopravvissuti che arrivano in Europa.

“La tortura cancella la natura umana e si impadronisce dell’intero essere”, spiega la psicologa Eleftheria Zerva. “Non è soltanto la salute mentale della vittima a essere pesantemente segnata, ma anche la sua autostima e la capacità di operare nella società”. Dal 2014 ad Atene è stata aperta una clinica per le vittime di tortura, da MSF in collaborazione con i partener locali BABEL Day Center e il Consiglio greco dei Rifugiati. Il progetto è nato dall’esigenza impellente di riabilitazione da parte del gran numero di vittime individuate nella popolazione dei migranti. Solo negli ultimi tre anni il centro ha assistito oltre 430 persone. La clinica, che si trova nel quartiere multietnico di Kypseli, si avvale di un approccio olistico alla riabilitazione, fornendo assistenza medica, psicologica e fisioterapica oltre che servizi maggiormente pratici come il supporto sociale e l’aiuto nelle richieste d’asilo.

60.000 rifugiati nel marzo del 2016 sono rimasti bloccati in territorio greco in isolamento ed in condizioni estremamente precarie, ciò a causa dell’implementazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia e con la chiusura della rotta balcanica. Molti di loro hanno dovuto attendere più di un anno per conoscere l’esito della loro richiesta di asilo; questo ovviamente ha ulteriormente peggiorato le loro condizioni psicologiche già precarie. Inoltre coloro che si trovano nelle isole, a causa dell’accordo bilaterale, sono a rischio imminente di deportazione in Turchia. E questa è una minaccia particolarmente sentita da tutte le vittime. “Quando sono uscito di prigione, tutto mi faceva paura”, racconta un sopravvissuto siriano, paralizzato a causa delle scariche elettriche subite. “Avevo paura di stringere la mano a qualcuno nel caso perché temevo mi avrebbe picchiato ... Ancora adesso non riesco a dormire, ho incubi continui. Mi sento torturato all'esterno così come dentro di me”.

Sono ancora bloccati sulle isole greche molti sopravvissuti alla tortura, solo alcuni riconosciuti come tali, lontano dalle adeguate cure mediche di cui avrebbero bisogno e potrebbero disporre nella capitale, Atene. Mentre altre vittime che sono riuscite a raggiungere il continente, ma senza un permesso, soro rimasti bloccati in un limbo, incapaci di procedere con le richieste di asilo. Tutto ciò perché in tutto il paese le difficoltà si accrescono, il sistema di asilo è opaco e così le numerose barriere di accesso ai servizi di base.

È necessario attuare un controllo medico approfondito delle persone che arrivano sulle isole, in modo da identificare chi necessita di assistenza medica e sociale. Affinché accedano alla riabilitazione e ai servizi medici, sociali e legali, queste persone, così vulnerabili, comprese le vittime di tortura, devono essere immediatamente trasferite sulla terraferma. “La cicatrice sarà sempre una cicatrice, non sarà mai cancellata”, spiega la dott.ssa Anastasia Papachristou. “Ma può diventare il tuo tratto distintivo, ciò che ti distingue dagli altri”.

Msf ha aperto anche a Roma un Centro di riabilitazione per vittime di tortura e trattamenti inumani o degradanti, dove i pazienti ricevono un sostegno medico, psicologico, fisioterapeutico e socio-legale. Un progetto gestito in collaborazione con l’associazione Medici Contro la Tortura e con l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Il centro ha finora seguito 123 pazienti provenienti da 25 paesi, principalmente dell’Africa subsahariana. 

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