30 dicembre 2014 ore: 15:46
Giustizia

Mense nelle carceri, ministero conferma il no alle cooperative dei detenuti

Incontro a via Arenula del ministro Orlando con le 10 coop interessate. La Cassa ammende non finanzierà più il loro servizio di mensa nei 9 penitenziari, ma cercherà di “non far perdere l’esperienza”. Con un paradosso: la Cassa e il Dap sono dirette dalla stessa persona
Mensa in carcere

La sperimentazione coinvolge dieci carceri italiane, dal 2004. Ogni anno la Cassa delle ammende ha versato in media 4 milioni di euro per impiegare 170 detenuti nel settore delle mense interne agli istituti di pena. I risultati ci sono ma non basta: rubinetti chiusi dopo l'incontro di questa mattina con tra i presidenti e il ministro Orlando.

MILANO – La Cassa delle ammende non finanzierà per il 2015 le cooperative di detenuti che si occupano di mense dentro le carceri e servizi di catering al di fuori di esse. È l'esito dell'incontro che si è svolto nella mattinata agli uffici di via Arenula, tra i rappresentanti delle dieci cooperative coinvolte nel progetto, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il capo gabinetto Giovanni Melillo e i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap).

"Il capo gabinetto del ministro ha detto che si cercheranno delle soluzioni individuali, per ogni singola cooperativa, in modo che non si perda l'esperienza", commenta all'uscita dall'incontro Luigi Pagano, vice direttore del Dap. La strada da seguire perciò è ancora tutta da costruire: "Il capo dipartimento Santi Consolo ha chiesto un po' di tempo per capire la situazione, è stato nominato da due settimane". La sostanza però è che senza i 4 milioni circa all'anno versati dalla Cassa delle ammende (il fondo alimentato dalle multe comminate dai tribunali) il progetto della gestione delle mense carcerarie affidato direttamente a cooperative di detenuti rischia di saltare in toto.

Sono dieci le realtà coinvolte, provenienti da 9 tra le più importanti case circondariali italiane. In tutto, sono strutture dove si trovano ristretti 7 mila detenuti. Di questi, sono in 170 quelli che hanno lavorato dal 2004 ad oggi per le cooperative incaricate della gestione delle mense. Sono la Ecosol a Torino; la Divieto di sosta a Ivrea; la Campo dei miracoli a Trani; L’Arcolaio a Siracusa; La Città Solidale a Ragusa; Men at Wotk e Syntax Error a Rebibbia; ABC a Bollate (Milano); Pid a Rieti e la Giotto a Padova. "Secondo il progetto avrebbero dovuto implementare le commesse esterne e rendersi autosufficienti ma purtroppo non è successo", continua Luigi Pagano.

Il numero due del Dap non mette in discussione gli esiti positivi di questa sperimentazione: il tasso di recidiva drasticamente ridotto per chi ha fatto parte del progetto, l'indotto per i dipendenti e le ore passate fuori dal carcere. Ma non basta: "Il Dap non può costringere la Cassa delle ammende a pagare, per quanto siano presieduti dalla stessa persona", aggiunge. Questo è un altro dei lati paradossali di questa vicenda: il Capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è anche presidente della Cassa delle ammende, la quale però ha poi un consiglio d'amministrazione che prende le decisioni collegialmente. E che questa volta ha deciso di non finanziare più le cooperative che avevano cominciato dieci anni fa a impiegare detenuti nella ristorazione. (lb)

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