21 marzo 2017 ore: 16:54
Immigrazione

Migranti, a Bologna nasce lo Sprar metropolitano: 3 mila posti in 3 anni

Il bando è triennale, ha come capofila il comune ed è gestito da Asp Città di Bologna. Nel primo anno i posti saranno 1.347, più 350 per i minori. Rizzo Nervo (Comune): “Ogni territorio accoglierà secondo le sue capacità garantendo equità e percorsi di inclusione con maggiori possibilità di successo”
Migranti in attesa di accoglienza

BOLOGNA – Nasce il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) metropolitano. La Giunta Merola ha licenziato la delibera che contiene gli indirizzi per questo nuovo strumento che consentirà di superare il sistema di emergenza dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) di competenza della Prefettura a favore dello Sprar. “Con questa scelta intendiamo affrontare in modo strutturale un problema che non può limitarsi all’adozione di soli strumenti emergenziali – ha detto Luca Rizzo Nervo, assessore al Welfare del Comune di Bologna – e lo facciamo attraverso una responsabilità condivisa dove ogni territorio accoglierà secondo le sue capacità garantendo una maggiore equità territoriale e percorsi di inclusione con maggiori possibilità di successo”. 

Il bando metropolitano su base triennale – con capofila il Comune di Bologna e gestito da Asp Città di Bologna – contiene una previsione di 3 mila posti. Nel primo anno i posti – perlopiù già attivati nei Cas – saranno 1.347 a cui se ne aggiungono altri 350 per i minori. “La trasformazione dei posti da Cas a Sprar consentirà ai Comuni un maggior protagonismo nei sistemi di accoglienza e darà loro strumenti per un’effettiva integrazione di rifugiati e richiedenti asilo, con un minor impatto sui territori”, dicono dal Comune. 

Il bando nasce in attuazione dell’accordo sottoscritto da Anci e ministero dell’Interno per l’accoglienza da parte dei Comuni di richiedenti asilo e rifugiati su base volontaria che contiene la clausola di salvaguardia ovvero la garanzia per cui i Comuni aderenti allo Sprar sono salvaguardati da ulteriori invii. Il Comune di Bologna dovrà fornire ad Asp gli indirizzi per individuare gli enti attuatori: dovranno essere valorizzate le esperienze di chi ha già realizzato questi progetti nei tre anni precedenti, va favorita al massimo l’accoglienza in famiglia (a partire dai progetti in corso che riguardano i neomaggiorenni ma con la possibilità di allargare ad altri), vanno utilizzate al massimo le possibilità fornite dalle leggi nazionali e regionali per la formazione e l’inserimento lavorativo a partire dall’apprendimento della lingua italiana. (lp)

© Copyright Redattore Sociale