4 luglio 2024 ore: 10:54
Immigrazione

Migranti, Amnesty: “L’uso eccessivo della detenzione amministrativa priva le persone dei loro diritti”

Amnesty International pubblica una nuova ricerca, intitolata "Libertà e dignità: osservazioni sulla detenzione amministrativa delle persone migranti e richiedenti asilo in Italia", denunciando come queste ultime vengano “illegalmente private della loro libertà in centri di detenzione che non rispettano gli standard internazionali”. E la decisione di costruire centri di detenzione sul territorio albanese aumenterà il rischio di violazioni
Migranti, rifugiati in fila con buste - SITO NUOVO

Amnesty International ha pubblicato oggi una nuova ricerca, intitolata "Libertà e dignità: osservazioni sulla detenzione amministrativa delle persone migranti e richiedenti asilo in Italia", denunciando come queste ultime vengano “illegalmente private della loro libertà in centri di detenzione che non rispettano gli standard internazionali”.

"La detenzione amministrativa dovrebbe essere una misura eccezionale e di ultima istanza - ha dichiarato Serena Chiodo, dell’Ufficio campagne di Amnesty International Italia -. Tuttavia, nei centri che abbiamo visitato, abbiamo incontrato persone razzializzate che non avrebbero mai dovuto esservi trattenute: persone con gravi problemi di salute mentali e fisici; persone richiedenti asilo a causa del loro orientamento sessuale o attivismo politico, ma provenienti da paesi che il governo italiano ha arbitrariamente designato come ‘sicuri’; persone con responsabilità di assistenza o che fuggono da violenze di genere o sfruttamento lavorativo. Questi inutili ordini di detenzione gettano nel caos le loro vite, la loro salute e le loro famiglie”.

Amnesty International sottolinea che “nel 2023 il governo italiano ha adottato nuove misure per espandere l'uso della detenzione amministrativa nel sistema migratorio, tra le quali la costruzione di nuovi centri per il rimpatrio e l'estensione del periodo massimo di detenzione a 18 mesi e ‘procedure di frontiera’ per le persone richiedenti asilo provenienti da ‘paesi sicuri’: queste ultime comportano la detenzione automatica delle persone in base alla loro nazionalità, in contrasto con il diritto internazionale, che richiede invece una valutazione individuale”.

Alla luce di questi sviluppi e delle segnalazioni costanti circa le condizioni di detenzione e trattamento al di sotto degli standard, nell’aprile 2024 Amnesty International ha visitato due centri di detenzione: quello di Ponte Galeria a Roma e quello di Pian del Lago a Caltanissetta.
La delegazione di Amnesty International ha incontrato persone provenienti da vari stati, tra i quali Tunisia, Iran, Georgia, Marocco, Perù, Egitto, Gambia e Cina. Il resoconto della missione dettaglia i risultati delle visite e mette in evidenza le informazioni raccolte attraverso incontri con autorità, avvocati e rappresentanti delle organizzazioni della società civile.

"L'incapacità delle autorità italiane di considerare alternative alla detenzione, unita a procedimenti legale inadeguati supervisionati da giudici di pace, sta portando a un uso sistematico e quindi abusivo del sistema di detenzione. Le leggi e le pratiche italiane non sono compatibili con le norme e gli standard internazionali e comportano violazioni non solo del diritto alla libertà, ma anche dei diritti all'asilo, al ricorso effettivo e all'assistenza legale", ha proseguito Serena Chiodo. 
Amnesty International ha inoltre riscontrato che le condizioni all'interno dei centri non sono conformi alle norme e agli standard internazionali applicabili. La detenzione amministrativa deve essere funzionale e proporzionata, non punitiva. Tuttavia, i centri visitati da Amnesty International sono apparsi estremamente restrittivi, spogli e carenti dal punto di vista igienico-sanitario.

“Le persone non possono muoversi liberamente, nemmeno all'interno delle strutture – afferma l’organizzazione -. Per farlo, necessitano dell’autorizzazione e dell’accompagnamento da parte degli agenti della polizia. I mobili e la biancheria sono estremamente basilari, con materassi in lattice collocati su letti di cemento. I bagni sono in pessime condizioni, talvolta senza porte. Gli interruttori della luce vengono accesi e spenti dalle guardie e le finestre sono ermeticamente chiuse. I cellulari personali sono proibiti”.

"Le persone sono costrette a trascorrere tutto il loro tempo in spazi recintati, in condizioni che per molti aspetti sono peggiori di quelle carcerarie, e viene loro negata persino la minima autonomia. Nonostante i lunghi periodi di detenzione, vi è un'assenza quasi totale di attività, che, combinata con la mancanza di informazioni sul futuro, provoca enormi danni psicologici tra le persone detenute", ha aggiunto Serena Chiodo.

Queste condizioni per Amnesty “violano il diritto alla dignità delle persone e devono essere migliorate dalle autorità italiane. I progetti di costruzione di nuovi centri in Italia, insieme all'introduzione di procedure di frontiera obbligatorie ai sensi del Patto dell’Unione europea su migrazione e asilo e l'imminente attuazione dell'accordo Italia-Albania, rendono ancora più urgente agire per prevenire ulteriori violazioni del diritto internazionale che interesseranno un numero crescente di persone”.

"La detenzione legata alla migrazione dovrebbe essere utilizzata solo nelle circostanze più eccezionali. Quando necessaria e proporzionata, dovrebbero prima essere sempre considerate misure alternative e meno coercitive. Le persone che cercano protezione internazionale non dovrebbero essere detenute - ha continuato Serena Chiodo -. Nei casi eccezionali in cui la detenzione è ritenuta necessaria e proporzionata, le autorità italiane devono condurre valutazioni rigorose e regolari circa l'idoneità delle persone alla detenzione. Il governo deve anche garantire che le condizioni nei centri di detenzione rispettino la dignità umana, fornendo alloggi adeguati e sicuri e opportunità di mantenere contatti con l'esterno e di utilizzare il tempo in modo produttivo. È urgentemente necessaria una svolta significativa rispetto all'attuale approccio punitivo delle politiche di controllo della migrazione".
© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news