8 gennaio 2020 ore: 14:03
Immigrazione

Migranti, anche a Bologna prorogati i percorsi ex Sprar

Il Comune di Bologna tra i primi a chiedere al Viminale un passo indietro sui decreti sicurezza. Una lettera del primo cittadino, poi una visita a Roma, fino all’ok della ministra Lamorgese. Nel capoluogo emiliano-romagnolo quasi 700 persone avrebbero rischiato di trovarsi per strada
Migranti in fila - SITO NUOVO

BOLOGNA – Anche il Comune di Bologna non interromperà l’accoglienza dei migranti sul territorio. Come noto il Viminale ha dato l’ok per una proroga di 6 mesi – dal 1 gennaio al 30 giugno 2020 – dei servizi ex Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) oggi Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati): in pratica, i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitari che, a seguito dei decreti Sicurezza firmati dall’ex ministro Salvini, si sarebbero trovati per strada, per altri 6 mesi potranno rimanere nelle strutture d’accoglienza e proseguire il loro percorso d’inclusione, in attesa che l’attuale governo decida come e se intervenire.

Una decisione, questa, che porta la firma di Bologna. Tutto era cominciato lo scorso dicembre, quando il sindaco del capoluogo emiliano-romagnolo Virginio Merola e il suo assessore al welfare Giuliano Barigazzi scrissero una lettera alla ministra dell’interno Luciana Lamorgese per chiedere di includere nella prosecuzione del progetto Siproimi anche i titolari di protezione umanitaria e i richiedenti asilo. La richiesta del primo cittadino al Viminale si fondava sulla volontà di sostenere “l’impegno di integrazione e accoglienza di cui Bologna si è fatta carico, garantendo alle persone una prosecuzione del proprio progetto di vita il più serena possibile”. Nel frattempo, Barigazzi e Marco Lombardo, assessore al lavoro, erano scesi a Roma per parlare direttamente con lo staff del ministero. L’epilogo è cosa nota: prima di Natale, in una circolare, il ministro Lamorgese ha chiarito che i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitaria, fino a giugno, potranno proseguire il loro percorso.

Conti alla mano, a Bologna l’ok della Lamorgese ha evitato che 437 richiedenti asilo e 256 persone con permesso umanitario si ritrovassero senza posto, considerato che il Cas – l’unico attivo a Bologna: si tratta dell’ex hub di via Mattei, riaperto da poco ma già pieno – non avrebbe potuto accogliere tutte queste 693 persone. Ora si tratta di capire cosa succederà a giugno: l’amministrazione bolognese ha più volte chiesto il superamento dei due decreti Salvini e la salvaguardia dei percorsi d’accoglienza già in essere, resta da vedere cosa deciderà di fare il governo giallo-rosso
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