7 ottobre 2019 ore: 14:20
Immigrazione

Migranti, ancora morti davanti a Lampedusa. 44 in salvo su Open Arms

Tragedia nella notte: un barchino si ribalta nel corso di un’operazione di salvataggio. Risultano dispersi 8 bambini, almeno 13 le vittime. Intanto l’ong spagnola opera un salvataggio nella zona Sar maltese. Sdegno delle organizzazioni: Troppe vittime innocenti
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ROMA - Ancora morti davanti alle coste italiane. Nella notte un barchino, con a bordo 50 persone, si è ribaltato a poche miglia da Lampedusa, proprio mentre erano in corso le operazioni di salvataggio da parte della GUardia Costiera. In una nota la Capitaneria di Porto fa sapere che sono 22 i migranti tratti in salvo, i corpi recuperati per ora sarebbero 13. Secondo le prime informazioni sono tutte donne con un’età intorno ai 20 anni.  Le altre persone, che erano a bordo risultano disperse, tra loro anche 8 bambini. Come spiega la nota “intorno a 00:15 la motovedetta della Guardia Costiera, intenta nell’attività di ricerca, avvistava a 6 miglia dall’isola di Lampedusa il barchino sovraccarico e già sbandato e dopo qualche minuto giungeva anche l’unità della Guardia di Finanza. Al fine di procedere alle operazioni di trasbordo le unità navali si avvicinavano al barchino ma le condizioni meteomarine avverse e lo spostamento repentino dei migranti provocavano il ribaltamento dell’unità. L’immediato intervento delle motovedette e l’impiego del soccorritore marittimo della Guardia Costiera ha consentito di trarre in salvo 22 dei migranti caduti in mare, di cui 18 da parte dell’unità della Guardia Costiera e 4 dalla motovedetta della Guardia di Finanza”. Attualmente sono ancora in corso le ricerche dei dispersi con l’impiego di unità aeronavali della Guardia Costiera e con una motovedetta della Guardia di Finanza.

Il salvataggio operato da Open Arms nella zona Sar maltese 

Nelle stesse ore, in cui avveniva l’ennesimo naufragio nel Mediterraneo centrale, l’ong spagnola Proactiva Open Arms, avvistava un altro barchino con a bordo 44 persone (tra cui un bambino e un neonato). I migranti sono stati tratti in salvo e ora sono sulla nave dell’ong: “Rimaniamo a qualche chilometro di distanza, in attesa di sapere cosa decideranno di fare le autorità maltesi con i 40 soccorsi nella loro area di competenza - sottolinea il fondatore di Open Arms, Oscar Camps. “Ieri sera – racconta – l’Open Arms si trovava in zona Sar maltese, dopo essere partita dal porto di Siracusa per la sua sessantasettesima missione. Ci siamo accorti che almeno 3 assetti aerei stavano sorvolando una zona più a Nord e abbiamo capito che stava accadendo qualcosa.” La nave dell’ong si è recata, dunque, un miglio più a nord e avvista le luci di un’imbarcazione in legno in precarie condizioni di navigazione con 44 persone a bordo, tra cui 4 donne e 2 bambini piccoli. Dalle autorità maltesi, immediatamente allertate, arriva l’indicazione sconcertante di non intervenire e di lasciare che l’imbarcazione raggiunga in autonomia le coste italiane. “Abbiamo messo in sicurezza le persone passando loro i giubbotti salvagente – continua Camps – e abbiamo fatto presente che l’imbarcazione non aveva sufficiente benzina per raggiungere Lampedusa e che le sue condizioni non permettevano un viaggio così lungo”. Dopo alcune ore di attesa e senza ricevere più alcuna indicazione da parte delle autorità maltesi, l’ong ha effettuato il trasbordo delle persone in pericolo sulla Open Arms e ora rimane in attesa di istruzioni. “E’ una vergogna quello che sta accadendo nel Mediterraneo Centrale, si tratta di un tratto di mare sorvegliato e monitorato, ieri c’erano almeno 3 assetti aerei che perlustravano la zona, la verità è che si sa tutto, ma nessuno interviene, le persone si lasciano morire senza che venga prestato loro soccorso”, aggiunge Camps. Intanto oggi inizierà il vertice dei ministri europei a Lussemburgo che dovranno decidere se ratificare o meno la bozza di accordo siglata il 23 ottobre a Malta. “In quel documento si parla di segnali luminosi, di trasponder spenti, di pull factor, tutte cose false, dimostrate da studi e dati. Presenteremo, insieme alle altre ong, degli emendamenti perché non è tollerabile che si continui a mettere sotto processo il nostro lavoro quando siamo gli unici a proteggere e salvare vite in mare”, conclude il fondatore di Open Arms.

“Quanto ancora dovremo contare i morti in mare?”

“All'indomani della Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, istituita per commemorare tutte le persone che hanno perso la vita in mare dal 2013 ad oggi, sulle coste di quest'isola si continua ad assistere alla morte di migliaia di persone in cerca di rifugio da guerre, persecuzioni e povertà estrema". Ad affermarlo è il Comitato 3 Ottobre, che si chiede: "Quanto ancora dovremo contare i morti in mare? E ancora, perché l'Europa continua a voltare le spalle di fronte ai fatti?". 
"Sempre più forte si fa la necessità di aprire corridoi umanitari che permettano alle persone di raggiungere l'Europa in maniera più sicura - afferma il Comitato -. Affinché il Mediterraneo cessi di essere un teatro di morte, occorre urgentemente che l'Europa metta in campo un'operazione di ricerca e soccorso in mare che permetta di salvare le imbarcazioni e le persone in difficoltà. Bisogna inoltre rafforzare e dare maggiore sostegno ai paesi di transito, nel rispetto dei diritti umani fondamentali e delle convenzioni internazionali in materia. Oggi è ancora più urgente agire alla radice del problema, incidendo nei paesi di origine con interventi concreti mirati a sradicare le disuguaglianze, le violazioni dei diritti umani e a combattere ogni forma di discriminazione.``
 

Il cordoglio delle organizzazioni: “Troppe morti innocenti”

Anche il Centro Astalli esprime profondo cordoglio per le vittime. “Solo pochi giorni fa ricordavamo le vittime di una delle più grandi tragedie del mare. Oggi ancora una volta piangiamo la morte di innocenti - sottolinea in una nota -. L’urgenza umanitaria che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo - di fatto derubricata a effetto collaterale di politiche di contenimento dei flussi - necessita di azioni che tutelino ogni donna, uomo, bambino migrante. Salvare vite umane torni ad essere priorità. Assicurare il diritto d’asilo oggi vuol dire: permettere a migranti forzati di arrivare in Europa senza rischiare la morte affidandosi a trafficanti e criminali attraverso vie legali di accesso; garantire operazioni di soccorso in mare per coloro che rischiano la vita in un naufragio; tornare ad applicare le convenzioni internazionali ratificate, e nei rapporti di politica estera anteporre sempre il rispetto dei diritti umani a qualunque altra valutazione”. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli: “Il sangue di questi innocenti grida, non possiamo più rimanere indifferenti - dice - perché la nostra indifferenza ormai si è fatta complice. Auspico che il Governo italiano e quello europeo mettano mano con urgenza al tema dei salvataggi in mare ridefinendo i termini di nuove missioni”. “L'ennessimo naufragio a largo di Lampedusa dimostra che bisogna tornare a pattugliare il Mediterraneo per salvare le persone in mare - afferma il Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) -. Invece di fantomatici rimpatri facili, annunciati dal governo, occorrono politiche per l'immigrazione e il diritto d'asilo che rispettino le persone e permettano di entrare legalmente in Italia e in Europa”.

Le ong che si occupano di salvataggio in mare parlano di una situazione sempre più drammatica. "Ancora una tragedia a poche miglia da Lampedusa: i corpi di due donne sono stati recuperati in mare, 22 superstiti e una trentina di dispersi, tra cui otto bambini, nel naufragio di un barcone. Otto bambini dispersi in mare. A poche miglia dalle coste europee. La situazione in mare e' drammatica". Lo scrive su Facebook Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che con Nave Mare Jonio da un anno monitora il Mediterraneo centrale. "Le partenze non si arrestano nonostante il meteo poco favorevole- prosegue Mediterranea- sempre questa notte Proactiva Open Arms e' intervenuta in soccorso di un altro barcone con 40 persone in zona Sar Maltese che adesso hanno bisogno di assistenza e di un porto sicuro di sbarco. Nel Mare Mediterraneo mancano sufficienti soccorsi: liberate le nostre navi bloccate in porto da provvedimenti assurdi e illegittimi, liberate l'umanita'. Fatelo subito".  "Il nostro Moonbird sta aiutando nella ricerca dei sopravvissuti del naufragio avvenuto la scorsa notte davanti a Lampedusa. Sono state recuperate finora meno della meta' delle circa 50 persone che erano a bordo. Tra le vittime ci sarebbero 8 bambini. Tutti scomparsi", scrive l’ong Sea Watch, che con il suo velivolo sta dando una mano nella ricerca dei dispersi a seguito del naufragio a Lampedusa.

“Solo quattro giorni fa abbiamo ricordato il terribile naufragio avvenuto a Lampedusa nel 2013. Oggi l’ennesima tragedia del mare. Di fronte a tutto questo è evidente che il buon cuore non sia sufficiente. Le ONG italiane devono fare molto di più”. Lo sostiene il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffini. Che prosegue: Non basta la commiserazione, non basta l’essere più o meno politicamente sensibili al tema delle migrazioni, così come non basta protestare contro questo o quel Governo per la gestione dei migranti o dire che deve essere l’Europa a risolvere il problema. E non basta neppure l’ipotesi di mettere in mare un’altra nave di soccorso, come recentemente suggerito dal presidente della Focsiv, Cattai. Oggi tutto il mondo delle Ong italiane deve fare ‘mea culpa’ e domandarsi se, di fronte alla dramma dell’immigrazione, sia stata data una risposta adeguata. Io francamente credo proprio di no. Qui c’è bisogno di un’azione immediata, del tipo di quelle realizzate in occasione dell’esplosione dei flussi migratori provenienti dall’Albania, negli anni Novanta, quando proprio la Focsiv fu regista di un’operazione che era finalizzata ad aiutare concretamente le famiglie albanesi a superare la tremenda emergenza nella quale erano precipitate”. “Oggi – conclude il presidente di Amici dei Bambini – serve subito un confronto con il Governo per l'avvio di un tavolo di lavoro sull’Africa, un tavolo in cui far confluire tutte le risorse dell'associazionismo italiano in una grande campagna di solidarietà dedicata al continente africano e alle sue popolazioni”.

15 mila morti nel Mediterraneo centrale

“La nuova perdita della vita di donne, bambini e uomini morti o ancora dispersi in queste ore davanti a Lampedusa sia un monito per l’Europa, che dal 2014 discute per cercare un’azione congiunta per il salvataggio e l’accoglienza di chi cerca di attraversare il Mediterraneo mettendo a rischio la propria vita. Nel frattempo, però, 18.800 persone hanno perso la vita o sono disperse nel Mediterraneo, più di 15 mila nel Mediterraneo Centrale, e  si è rinunciato progressivamente alle operazioni di ricerca e soccorso privilegiando la protezione dei confini e arrivando a scoraggiare l’impegno di tanti per il salvataggio in mare”. E’ quanto ha dichiarato Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children. Che ha aggiunto: “Oggi e domani, a Bruxelles, il Consiglio europeo per la Giustizia e gli Affari Interni valuterà la prima proposta di un’azione condivisa emersa dal recente summit di Malta. Potrebbe essere un’occasione unica di svolta nella giusta direzione, ma solo se ogni decisione verrà presa garantendo il pieno rispetto del diritto internazionale. Ciò implica, in primis, che la Libia non possa   essere considerata in alcun modo un porto sicuro. Eppure nel 2019 quasi 7 mila rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare dalla Guardia Costiera Libica e riportati nel Paese, dove subiscono gravissime violazioni dei diritti umani. Gli stati membri devono essere anche in grado di assumersi la responsabilità condivisa di garantire vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che migliaia di donne, bambini e uomini in fuga da condizioni di conflitto, fame o grave povertà continuino ad essere costrette a ricorrere ai trafficanti, subendo ogni tipo di violenza e mettendo a rischio la propria vita, come accaduto ancora una volta questa notte sotto i nostri occhi a Lampedusa”.

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