3 dicembre 2020 ore: 10:50
Immigrazione

Migranti, aumentano le persone in fuga ma diminuisce accoglienza in Italia e Ue

Lo dice il report della Fondazione Migrantes. Numeri bassi nei centri di accoglienza come non se ne vedevano dal 2014. Arrivi ai minimi. “Il Covid-19, una dura prova per tanti Paesi, ha fornito anche i pretesti per una serie di misure difensive”
migranti bus quarantena Udine

Migranti davanti ai bus quarantena di Udine

ROMA - Aumentano le persone in fuga nel mondo, ma sono sempre di meno quelle accolte in Europa e in Italia. Lo dice il report Il diritto d’asilo 2020, realizzato dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi in un webinar online. In particolare, il rapporto pone l’accento sul particolare momento di emergenza sanitaria. “La situazione dei migranti che giungono in Europa via mare attraverso il Mediterraneo centrale e le risposte di alcuni governi dell’Ue nel 2020 hanno messo in evidenza come la pandemia di Covid-19, una dura prova per tanti Paesi, abbia fornito allo stesso tempo anche i pretesti per una serie di misure “difensive” si legge nel report. Attraverso il progetto “Exodus-Fuga dalla Libia” infatti sono stati ricevuti centinaia di messaggi vocali via WhatsApp a partire dall’estate del 2018. In un anno, solo uno su 140 tra i migranti in Libia ha raggiunto l’Europa via mare, e solo due su 140 sono respinti. Gli altri 137 al mare nemmeno arrivano.Nei centri di detenzione “governativi” sono trattenuti altri due migranti su 140. Tutti gli altri sono in balia di un’impunità diffusa che li assoggetta a lavoro forzato non retribuito.

Nel report si ricorda, inoltre, che la pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova persino i sistemi sanitari dei Paesi più avanzati. Ma fra i Paesi che ospitano più rifugiati e/o sfollati all'estero,sono soltanto due quelli che, già in una situazione "normale", dispongono di posti letto ospedalieri sopra lo "standard umanitario" di 18 posti ogni 10.000 abitanti: la Germania (80 posti letto) e la Turchia (28,5). Tutti gli altri, Colombia, Pakistan, Uganda, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Yemen e Somalia si trovano al di sotto. Anche nel "gigante" Nigeria (con 2.200.000 sfollati interni) i posti letto/10.000 abitanti sono appena cinque.

Inoltre, sono circa 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 2020: - 21%rispetto allo stesso periodo 2019.Fra le “rotte” d’ingresso principali sono in aumento solo quella del Mediterraneo centrale e quella dei Balcani occidentali, sia pure con cifre incomparabilmente inferiori rispetto al 2015 dell’“emergenza migranti” europea. Negli ultimi mesi, tuttavia, nell’Atlantico si sono moltiplicati gli arrivi alle Canarie, territorio spagnolo. Sempre fra gennaio e settembre, le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa hanno contato almeno 672 morti/dispersi in mare e 76 in percorsi via terra.

Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione Europea (196.620 mila quelle presentate per la prima volta fra gennaio e giugno, - 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato  le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19 in primavera. Nel 2019 l’UE  a 27 Paesi ha registrato 612.685richiedenti asilo per la prima volta (+ 12% rispetto al 2018). Per numero assoluto l’Italia è quinta dopo Germania, Francia, Spagna e Grecia. Ma se si guarda ai richiedenti per milione di abitanti, con 580 per milione siamo sotto la media europea di 1.371 per milione. Nel 2019 l’UE ha garantito protezione a 295.785 persone (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria). Ma le percentuali di riconoscimento di uno dei 3 benefici sul totale dei richiedenti esaminati sono rimaste molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale”.Il tasso di riconoscimento italiano in prima istanza, 20%,è sotto la media europea.

Negli ultimi cinque anni sono entrati irregolarmente nel territorio dell’UE circa 2 milioni di persone. Nello stesso periodo gli arrivi attraverso una forma di ammissione umanitaria sono stati circa 100 mila, solo il 5%.

“Ancora una volta nonostante martellanti dichiarazioni politiche circa il “ritorno” di un’ondata di sbarchi indiscriminati, il 2020 è avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare certamente in crescita rispetto al biennio 2018-2019 dei porti chiusi e della guerra alle ong, ma comunque a livelli minimi rispetto agli anni precedenti: 23.720 gli arrivi nel nostro Paese a fine settembre 2020, contro i 132.043 nello stesso periodo del 2016 e i 105.417 del 2017 - spiega il rapporto -. La rotta del Mediterraneo centrale, cioè quella verso l’Italia e Malta (25.888 gli arrivi da gennaio a settembre 2020), continua ad essere la più pericolosa. Anche nel 2020, nelle acque del solo Mediterraneo centrale si è registrato il 70% di tutti i morti e dispersi stimabili per difetto nel Mare nostrum. I richiedenti asilo in Italia nel 2020 sono ai minimi degli ultimi anni, anche per il lockdown per la “prima ondata” di Covid-19, che ha paralizzato per mesi anche le procedure d’asilo: al 30 settembre sono stati registrati circa 16.855 richiedenti (dato provvisorio), due terzi rispetto allo stesso periodo 2019”.

Fra i dati analizzati anche quelli degli esiti delle domande d’asilo. Nel 2020 hanno, infatti, fatto il loro “esordio”i numeri della protezione speciale introdotta dal primo “decreto sicurezza” (che ha abolito la protezione umanitaria). Numeri molto bassi: nel 2019 la protezione speciale è stata riconosciuta a 616 richiedenti, meno dell’1% di tutti quelli esaminati. E praticamente lo stesso è avvenuto nel 2020, con 204 concessioni (periodo gennaio-agosto). Nei primi otto mesi del 2020 sono stati riconosciuti in Italia circa 5.900 benefici fra status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione speciale: ha ottenuto uno dei tre riconoscimenti appena un richiedente asilo su 5.

Malgrado tutte le difficoltà, il numero di casi positivi di coronavirus riscontrati nei centri d’accoglienza è stato basso. Focolai significativi sono scoppiati soprattutto in grandi Cas o in strutture per senza dimora, a conferma della necessità di riformare il sistema d’accoglienza a favore dell’accoglienza diffusa. A fine settembre 2020 il totale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nei servizi di accoglienza italiani, circa 82.100 persone, ha toccato il minimo dell’ultimo periodo: per trovare un valore più basso occorre risalire al 2014, subito prima della grande “emergenza migranti” europea del 2015. Rispetto al valore massimo di fine 2017 (quasi 184.000 persone), oggi l’accoglienza si è più che dimezzata.

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