25 settembre 2017 ore: 16:56
Immigrazione

Migranti, Cei: “Denunciare la tratta di esseri umani, necessari i corridoi umanitari"

Lo dice il cardinal Bassetti aprendo il Consiglio episcopale permanente previsto fino al 27 settembre. Al centro anche i temi dell’accoglienza, dell’integrazione e la nuova riforma della cittadinanza. Preoccupazione anche per gli 8 milioni di poveri italiani
Migranti su un barcone

ROMA - Promuovere una pastorale per i migranti oggi significa, prima di tutto, “difendere la cultura della vita” in almeno tre modi: “denunciando la tratta degli esseri umani e ogni tipo di traffico sulla pelle dei migranti; salvando le vite umane nel deserto, nei campi e nel mare; deplorando i luoghi indecenti dove troppo spesso vengono ammassate queste persone. I corridoi umanitari – nei quali la Chiesa italiana è impegnata in prima persona – sono, quindi, necessari per dare vita ad una carità concreta che rimane nella legalità”. Lo ha sottolineato il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e presidente della Cei, nella sua prolusione al Consiglio Episcopale Permanente in programma da oggi al 27 a Roma.

Per Bassetti, bisogna subito “sgombrare il campo da un equivoco che potrebbe sorgere da un dibattito pubblico particolarmente aspro su questi temi: la Chiesa cattolica si è sempre occupata dell’ospitalità del forestiero e del migrante. E lo ha fatto non certo per un’idea politica o sociale, ma per amore di ogni persona”. In questo quadro, per il presidente della Cei, lo sguardo di Papa Francesco ha avuto il merito storico di “aver tolto i migranti da quella cappa di omertà in cui erano stati confinati dalla globalizzazione dell’indifferenza e di averli messi al centro della nostra attività pastorale – sottolinea -. Il primato dell’apertura del cuore al migrante ci fa guardare oltre le frontiere italiane. Ci invita a intensificare la cooperazione e l’aiuto allo sviluppo al Sud del mondo, per far risorgere tra i giovani la speranza di un futuro degno nella propria patria. È una linea su cui si muove da tempo la Cei, sostenendo numerosi progetti di sviluppo e, recentemente, con la campagna Liberi di partire, liberi di restare. Si tratta di un progetto innovativo perché affronta il tema del diritto delle persone a restare nel proprio Paese senza essere costrette a scappare a causa della guerra o della fame”.

Per la Cei, dunque, accogliere è un primo gesto, ma “c’è una responsabilità ulteriore, prolungata nel tempo, con cui misurarsi con prudenza, intelligenza e realismo. Non a caso il Santo Padre, di ritorno dalla Colombia, ha ricordato che per affrontare la questione migratoria occorre anche 'prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria' - ricorda Bassetti - Tale processo va affrontato con grande carità e con altrettanta grande responsabilità salvaguardando i diritti di chi arriva e i diritti di chi accoglie e porge la mano”. Nel suo discorso il cardinale ha poi posto l’accento sull’integrazione per 'fronteggiare la cultura della paura e il riemergere drammatico della xenofobia. Come pastori non possiamo non essere vicini alle paure delle famiglie e del popolo'. 'Enfatizzare e alimentare queste paure, non solo non è in alcun modo un comportamento cristiano, ma potrebbe essere la causa di una fratricida guerra tra i poveri nelle nostre periferie – aggiunge -. Un’eventualità che va scongiurata in ogni modo'. Per Bassetti, inoltre, la costruzione di questo processo di integrazione può passare anche “attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé”.

Nel suo lungo discorso il presidente della Conferenza episcopale ha poi toccato anche altri temi cardine, come il lavoro e la famiglia. E si è detto preoccupato per gli 8 milioni di italiani in povertà. “La Chiesa guarda al mondo del lavoro non certo per esprimere una rivendicazione sociale, ma per ribadire un principio evangelico: il lavoro è sempre al servizio dell’uomo e non il contrario – sottolinea -. Anche dal lavoro passa la dignità di una persona. Nonostante in Italia ci siano piccoli segnali di ripresa per l’economia, non posso non essere preoccupato di fronte agli 8 milioni di poveri descritti dall'Istat, la metà dei quali non ha di cosa vivere. Sono giovani, sono donne, sono coppie e sono cinquantenni che hanno perso il lavoro e che sono stati scartati dal sistema economico”. Per Bassetti in particolare sui giovani “si gioca la parte più importante della missione della Chiesa. Accanto al lavoro, cioè al pane, i giovani hanno bisogno della Grazia di Dio. Di fronte all'effimera leggerezza con cui ci si riferisce alle giovani generazioni, si staglia la preoccupazione sapiente di una Chiesa che è un'autentica madre dei suoi figli”. Bassetti ha poi espresso preoccupazione per l’istituto della famiglia “caratterizzato da un crescente aumento di convivenze, separazioni e divorzi, nonché da un tasso di natalità che continua a diminuire drammaticamente”. “Sono almeno tre le sfide che la famiglia deve affrontare nel mondo contemporaneo. La prima è di tipo esistenziale e risiede nelle difficoltà di formare ed essere una famiglia – spiega -. La seconda sfida è di tipo sociale e consiste nel riuscire a rendere più a misura di famiglia la nostra società, sempre più complessa e logorante. La terza sfida ci introduce, infine, in uno dei più grandi temi di discussione degli ultimi decenni e si riferisce alla questione antropologica e alla difesa e alla valorizzazione della famiglia tra uomo e donna, aperta ai figli. Una sfida culturale e spirituale di grandissima portata”.

© Copyright Redattore Sociale