Migranti, Confcooperative: enti improvvisati nell'accoglienza dei profughi
MILANO - "Vediamo un proliferare di enti che si improvvisano nella gestione dell'accoglienza. Ed è lì che nasce il malaffare": Massimo Minelli, presidente di Confcooperative di Lombardia e della cooperativa sociale Intrecci (che gestisce alcuni centri per i profughi), non nasconde il suo disappunto per la piega che ha preso in regione il sistema di accoglienza dei migranti. Oggi è intervenuto al seminario, organizzato dal "Coordinamento milanese pace in Comune" e dalle Acli, su "Europa. più uniti per essere più aperti". Una giornata di formazione per amministratori locali sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione. "Si è demandato alle prefetture l'organizzazione del sistema ma, anche se il loro impegno è massimo, non sono nate per gestire questo tipo di fenomeni", sottolinea Minelli.
Il paradosso è che, in tutta Italia, si è creato un doppio binario dell'accoglienza: ci sono i grandi Centri di accoglienza straordinari (Cas), affidati a enti del privato sociale tramite i bandi delle prefetture (e quasi sempre sull'onda delle emergenze), e lo Sprar, che è invece il sistema di accoglienza ordinario, al quale i Comuni possono aderire partecipando ai bandi del Ministero dell'Interno. Lo Sprar permetterebbe un'accoglienza diffusa sul territorio, con piccoli gruppi di migranti in ogni comune. Ma sono pochi i comuni che aderiscono, perché i sindaci temono di perdere consenso. "I problemi con la cittadinanza però nascono quando ci sono grandi centri come i Cas, che si solito la Prefettura impone ai comuni - sottolinea Minelli -. La nostra proposta è che si arrivi a un unico sistema di accoglienza, lo Sprar, e che sia obbligatorio per ogni municipio. I sindaci, insomma, non possono rifiutarsi, ma avrebbero il vantaggio di dover gestire un'accoglienza basata su pochi migranti".
Confcooperative Lombardia circa due anni fa ha anche promosso la "Carta della buona accoglienza", in cui detta i criteri con cui devono essere ospitati e assistiti i profughi. Le cooperative aderenti a Confcooperative devono sottoscrivere e applicare questa carta. "Quello che finiscono sui giornali o nelle inchieste giudiziarie non sono mai tra quelle aderenti a Confcooperative -aggiunge Minelli-, perché noi i controlli li facciamo e quindi chi vuole lucrare sulla pelle dei profughi non aderisce alla nostra organizzazione".
Questi sono i sei punti della Carta della buona accoglienza.
1) Deve essere previsto un percorso che porti dai centri all'accoglienza in abitazioni.
2) Ad ogni profughi deve essere garantita un'assistenza di personale socio educativo di due ore pro capite alla settimana.
3) Le strutture devono essere rispettose "di parametri della civile abitazione". Niente più capannoni industriali o altre strutture di fortuna.
4) Devono essere garantiti mediatori culturali, corsi di italiano con insegnanti qualificati per almeno 8 ore settimanali, tutela legale, 3 pasti al giorno con rispetto delle tradizioni culturali e religiose, vestiario adeguato e dignitoso, consegna periodica di kit per l'igiene personale, accompagnamento alla conoscenza dei servizi presenti nel territorio
5) Deve essere garantita formazione professionale o borse lavoro o tirocini ad almeno il 10% dei migranti accolti per almeno sei mesi
6) Coinvolgimento dei territori in cui è presente il centro di accoglienza. (dp)