3 dicembre 2020 ore: 17:30
Immigrazione

Migranti. Di Tora: “Chi è in fuga viene ancora respinto, servono canali legali”

Il messaggio in occasione della presentazione del volume della Fondazione Migrantes “Diritto d’asilo 2020”. “Serve una vera solidarietà europea, capace di aiutare chi ha bisogno”

ROMA - “Chi è in fuga è ancora respinto. Mi rattristo di questo stato in cui ci troviamo e dell’indifferenza che sembriamo dimostrare nei confronti di chi è in difficoltà. Mi piace sperare che forti della nuova empatia ed umanità guadagnata durante questa pandemia sapremo essere, più e meglio di prima, persone capaci di aiutare chi è in fuga e in cerca di possibilità di una vita degna”. Lo sottolinea monsignor Guerino Di Tora, in occasione della presentazione oggi del volume “Diritto d’asilo 2020” realizzato dalla Fondazione Migrantes.

“È davvero tempo che mettiamo mano alle numerose iniquità e squilibri nel mondo non destinando solo le briciole, come purtroppo spesso facciamo nei programmi di cooperazione e sviluppo, agli altri paesi ma cominciando a considerarci tutti abitanti di un unico pianeta che devono imparare ad amministrare le risorse comuni in modo da garantire almeno a tutti il necessario, senza considerare la terra un bene da rapinare ma un dono del creato da usare e preservare per le generazioni future” spiega Di Tora, sottolineando che si tratta di “un cammino lungo”, ma che “nell’immediato possiamo e dobbiamo almeno togliere alcune delle chiusure ed ostacoli, rimuovere alcune delle arbitrarie ed ingiuste barriere che abbiamo posto”.

In particolare, Di Tora chiede di aprire canali legali di ingresso. “Dobbiamo ripartire da un nuovo spirito e da una nuova mentalità. Bisogna rimettere in gioco davvero la solidarietà , ma non quella che porta ad unire i paesi più fortunati per stabilire regole per tenere fuori o riportare indietro chi è in difficoltà, come purtroppo ancora sembra si stia facendo nell’ Unione Europea (basti guardare a tal proposito l’ultimo patto su asilo e immigrazione) ma quella reale che sa tendere una mano e si dimostra capace di aiutare chi è in fuga. –spiega -. Non vogliamo vedere sempre più l’Unione Europea e l’Italia come una sorta di fortezza che si deve proteggere da chi è stato più sfortunato ed è nato in un paese diverso, ma vogliamo che questo continente e questo paese siano abitati da persone che testimonino concretamente, con politiche e pratiche, i valori che sono fondamentali, ad esempio la fratellanza come ci ha appena ricordato nella sua ultima enciclica papa Francesco”. 

“Non abbiamo bisogno di sicurezza astratta o di quella che ci possono dare le porte e i fili spinati, ma abbiamo bisogno della sicurezza che ci può venire solo dal sapere che quando saremo in difficoltà non saremo mai soli - conclude - non solo perché Dio è sempre con noi, ma anche perché ci saranno intorno persone capaci di incarnare in quel momento per noi la mano tesa e il sorriso inaspettato che ci può aiutare. Cominciamo a farlo e scopriremo che quando servirà, altri lo faranno per noi”.





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