27 giugno 2024 ore: 11:47
Immigrazione

Migranti e salute, la risposta dei Centri Psyché di Medu: in 9 anni, oltre 1.500 le persone assistite

In occasione della Giornata Internazionale per le vittime di tortura, Medici per i Diritti Umani ha pubblicato il webreport Frammenti. “Si afferma che eventi traumatici estremi come la tortura e la violenza intenzionale portino a una drammatica frammentazione delle funzioni psichiche. Il percorso di cura può essere visto come un processo di ricomposizione dei ‘frammenti’ della mente e del corpo dei sopravvissuti”
© Benedetta Sanna/Medu Mediatore linguistico-culturale del team di Medu

Mediatore linguistico-culturale del team di Medu, giugno 2020

Ieri, in occasione della Giornata Internazionale per le vittime di tortura, Medici per i Diritti Umani (Medu) ha pubblicato il webreport Frammenti.
“Si afferma spesso che eventi traumatici estremi come la tortura e la violenza intenzionale portino a una drammatica frammentazione delle funzioni psichiche di coloro che le subiscono – afferma Medici per i diritti umani -. Allo stesso modo, il percorso di cura può essere visto, in metafora e nei fatti, come un processo di ricomposizione dei ‘frammenti’ della mente e del corpo dei sopravvissuti, un po’ come l’antica arte giapponese del kintsugi capace di rendere preziose le fratture”.

Sono oltre un milione i migranti, i rifugiati e richiedenti asilo giunti in Italia nell’ultimo decennio, tra cui un’elevata percentuale di persone sopravvissute a traumi estremi. Dal 2014 Medici per i Diritti Umani ha tentato di fornire una risposta a questo bisogno di salute in progressivo aumento, implementando un modello di intervento per promuovere il benessere psicofisico e sociale delle persone sopravvissute a tortura o trattamenti crudeli, inumani e degradanti: i centri Psychè per la salute mentale transculturale, attivi a Roma, Firenze e Ragusa. Sono stati oltre 1.500 i migranti, richiedenti asilo e rifugiati assistiti in 9 anni nel corso di oltre 8.000 sedute. Di questi, oltre l’80% ha riferito di aver subito tortura o trattamenti inumani e degradanti nei Paesi di origine e/o lungo le rotte migratorie.

Oltre a presentare il modello di intervento dei Centri Psychè, Medu offre nel rapporto, realizzato con il sostegno di Unhcr, una panoramica della complessità attuale del rapporto tra migrazioni, trauma e salute mentale nei paesi di accoglienza.

Frammenti presenta inoltre alcune proposte concrete volte a migliorare la capacità di sistema del nostro paese nel gestire un fenomeno che pone numerose sfide, non solo sanitarie ma anche sociali e culturali, rivolgendosi in particolar modo ai decisori politici ai diversi livelli e al sistema dei servizi socio-sanitari nel suo complesso.

Il contesto

Nell’ultimo decennio, l’Italia è diventata meta stabile di flussi migratori misti e consistenti. Sono oltre un milione i migranti, rifugiati e richiedenti asilo giunti in Italia nell’ultimo decennio. Il tanto citato “effetto migrante sano” non trova più corrispondenza nella realtà delle migrazioni verso l’Italia e viene sempre più soppiantato dalla “sindrome del migrante esausto”. 

Tra i circa 1.500 richiedenti asilo incontrati da Medu a partire dal 2014 nei diversi progetti di salute mentale, oltre l’80% ha riferito di aver subito tortura o trattamenti inumani e degradanti nei Paesi di origine e/o di transito. 

Nel 2017, il ministero della Salute ha emanato le Linee guida per l’assistenza, la riabilitazione e il trattamento dei disturbi psichici dei rifugiati che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale, ma l’Italia è ancora lontana dal pieno recepimento e dall’attuazione delle indicazioni in esse contenute.

La risposta dei servizi

I centri Psyché di Medu sorgono in tre Regioni caratterizzate da una consistente presenza di richiedenti asilo e rifugiati: Lazio, Toscana e Sicilia. Le tre Regioni accolgono nei centri Cas e Sai complessivamente il 23% dei richiedenti asilo e rifugiati presenti a livello nazionale (9% nel Lazio; 7% rispettivamente in Toscana e Sicilia). Sebbene il Lazio e Toscana abbiano recepito le Linee guida ministeriali del 2017, lo stato di implementazione delle indicazioni in esse contenute appare ad oggi piuttosto parziale.

Per Medu, alcune criticità sono riscontrabili in modo trasversale nelle tre Regioni: 

  • la carenza o assenza di mediazione culturale presso i servizi sanitari e in particolare i servizi di salute mentale territoriali;
  • la carenza di servizi e personale competente dedicato all’individuazione precoce e il referral dei casi vulnerabili presso i luoghi di sbarco e i centri di prima accoglienza,
  • la cronica insufficienza di strutture di accoglienza SAI dedicate ai richiedenti asilo e rifugiati con vulnerabilità e in particolare con vulnerabilità psichica.

Medu ricorda che ad aprile 2024, i progetti territoriali Sai a livello nazionale registravano un totale di 38.206 posti attivi, di cui solo il 2% (748) era dedicato a persone con disturbi mentali o disabilità. 

  • la carenza di attività strutturate di formazione e aggiornamento del personale sui temi della salute mentale transculturale, dell’individuazione precoce delle persone sopravvissute a tortura e trattamenti inumani e degradanti, della presa in carico multi-livello, della certificazione medico-legale degli esiti di tortura. 

Afferma Medu: “La progressiva riduzione dei servizi all’interno dei Cas, in particolar modo quelli di assistenza legale e psicologica, in seguito all’emanazione della legge n. 50/2023 – il cosiddetto ‘Decreto Cutro’ – ha contribuito, in generale, ad un netto deterioramento delle condizioni di benessere psico-fisico e di inclusione sociale delle persone accolte”.

Il modello di intervento dei centri Psyché

Dal 2014 Medu ha implementato un modello di intervento per promuovere la salute mentale delle persone migranti e rifugiate sopravvissute ad eventi traumatici estremi: i centri Psyché per la salute mentale transculturale, attivi a Roma, Firenze e Ragusa. 

I centri forniscono assistenza psicologica, psichiatrica e psico-sociale a tutte le persone che presentano disagio psichico di natura post-traumatica, qualunque sia la loro condizione giuridica, economica, sociale. 
In 9 anni, sono state oltre 1.500 le persone assistite dai team dei tre centri nel corso di oltre 8.000 sedute individuali

Il modello di intervento prevede due componenti complementari e interconnesse: la componente clinico riabilitativa, volta a favorire la rielaborazione delle memorie traumatiche e a promuovere il benessere psicologico, e quella psico-sociale, volto ad accompagnare il paziente nella riattivazione delle proprie risorse per costruire il proprio progetto di vita nel nuovo contesto.

Quadro socio-anagrafico. Da gennaio a dicembre 2023, i tre centri Psyché per la salute mentale transculturale di Firenze, Roma e Ragusa hanno fornito assistenza medico-psicologica e psicosociale a 241 pazienti provenienti da 50 diversi Paesi, effettuando in totale 1.865 sedute.
A questi, si aggiungono i migranti e richiedenti asilo raggiunti attraverso le attività di Pfa (Psychological First Aid) presso gli Hotspot di Cifali e Pozzallo: 907 persone attraverso 91 sessioni di gruppo e 120 attraverso sessioni individuali.

La maggior parte dei pazienti dei centri Psychè è stata esposta a traumi complessi, ovvero a eventi ripetuti, prolungati nel tempo e di natura interpersonale. In un campione di 120 persone assistite, ciascun migrante e rifugiato era sopravvissuto in media a oltre 7 eventi traumatici pre-migratori, migratori e post-migratori. Tra i più frequenti vi erano la tortura, la detenzione e gravi abusi fisici. Tutti fattori di rischio per lo sviluppo delle forme più severe di PTSD.
“I fattori post-migratori quali le carenti condizioni di accoglienza, la precarietà dello status legale, l’isolamento, lo scarso supporto psicosociale, la barriera linguistica rappresentano evidenti fattori di rischio per l’insorgenza o l’acutizzazione dei disturbi post-traumatici”, afferma Medu.

Le proposte

“Agire sui sistemi di accoglienza, sulle tempistiche e le caratteristiche della procedura di asilo, mitigare i fattori di incertezza sul futuro, favorire la costruzione di un progetto migratorio e di reti affettive, garantire in tutte le fasi del percorso di riabilitazione medico-psicologica un approccio complementare – basato sulla compresenza di servizi territoriali di base e servizi specialistici per la presa in carico specializzata, la ricerca, la formazione, la supervisione – e culturalmente sensibile, rappresentano elementi chiave del successo dei percorsi di cura e di inserimento sociale”, continua Medu. Che conclude: “L’esperienza decennale dei centri Psyché ha permesso di osservare i gap esistenti nei servizi di salute e nel sistema di accoglienza e di elaborare un modello di intervento efficace, replicabile e sostenibile, seppur ancora parziale. Un modello che vede nella sussidiarietà tra servizi pubblici e organizzazioni del privato sociale e nell’approccio sistemico i pilastri di una risposta possibile”. 

A questo fine, Medu ha elaborato alcune proposte concrete e coerenti con le indicazioni delle Linee guida ministeriali, auspicando che possano essere prese in seria considerazione dai decisori politici ai diversi livelli e dal sistema dei servizi socio-sanitari nel suo complesso.
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