10 maggio 2021 ore: 17:51
Immigrazione

Migranti, ennesimo naufragio: dal 2014 scomparse o morte 16 mila persone

Sgomento di Save the Children: “Indispensabile e urgente un maggiore impegno degli Stati membri e dell’Unione Europea nelle operazioni di salvataggio e per un sistema strutturato, coordinato ed efficace di ricerca e soccorso”. E il Centro Astalli chiede un segnale di discontinuità al Governo: "Si attivi un’operazione navale nel Mediterraneo"
Sea Watch Corpo migrante mediterraneo

Il corpo di un uomo nel Mediterraneo

ROMA - “Le notizie che giungono dall’Oim dell'ultimo naufragio nel Mediterraneo, che avrebbe tra le vittime anche un bambino, lasciano sgomenti. Sono l’ulteriore dimostrazione di quanto sia indispensabile e urgente un maggiore impegno degli Stati membri e dell’Unione Europea nelle operazioni di salvataggio e per un sistema strutturato, coordinato ed efficace di ricerca e soccorso e canali d’ingresso sicuri affinché cessi questa catastrofe. Il Mediterraneo centrale si conferma ancora una volta tra le rotte più letali al mondo, mentre, complice il bel tempo, le partenze dal Nord Africa stanno aumentando”. Lo sottolinea Daniela Fatarella, direttrice Generale di Save the Children, commentando le notizie dei naufragi degli ultimi giorni.

Dal 2014 fino alla fine del 2020, secondo dati dell’Unhcr più di 16.400 persone risulterebbero scomparse o avrebbero perso la vita in quel tratto di mare, mentre nei primi mesi del 2021 sarebbero già 500 rispetto ai circa 150 morti registrati nello stesso periodo, secondo l’Oim. Nel flusso di coloro che tentano di raggiungere l’Europa, fuggendo da povertà, violenze e conflitti ci sono molte persone vulnerabili e, tra loro, i minori stranieri non accompagnati. Oltre 1.300 quelli arrivati via mare dall’inizio dell’anno, a cui si aggiungono quelli arrivati da ieri sull’isola di Lampedusa, dove in poco più di 24 ore sono sbarcate oltre 2000 persone.

“Non ci si può abituare a vedere morire uomini, donne e bambini in mare, così come è inaccettabile continuare a fare affidamento sull’intervento della Guardia Costiera Libica, che conduce le persone nuovamente nei centri di detenzione libici, dove queste sono vittime di violenze e orrori inenarrabili. La Libia non è un porto sicuro e nessuno dovrebbe esservi ricondotto, ma nel 2021 già 5.904 migranti sono stati riportati sulle sue coste (dati OCHA). E’ necessario intervenire senza indugi. E’ indispensabile una presa di posizione strutturata e coordinata delle istituzioni italiane ed europee che consenta contemporaneamente sia l’attivazione di un sistema di soccorso per salvare vite umane sia evacuazioni di emergenza, corridoi umanitari di accesso all’Unione Europea e un sistema di accoglienza e protezione adeguato per i più vulnerabili, tra cui i minori soli” conclude Daniela Fatarella.

Il Centro Astalli chiede un segnale di discontinuità al Governo. Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio” per le vittime dell’ultimo naufragio in cui hanno perso la vita 5 persone tra cui un bambino. “È forte la preoccupazione inoltre per le circa 700 persone che nelle ultime ore sono state riportate in Libia dove corrono il serio pericolo di subire violenze e abusi, afferma l’associazione..
E padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, afferma: “L’Europa affronta da anni le migrazioni come se si dovesse difendere da una costante minaccia alla propria sicurezza. Si sente vulnerabile davanti a chi privo di tutto, disperato, è realmente in pericolo di vita e ci chiede salvezza e giustizia. Ogni giorno sempre più indifferenti e assuefatti al dolore altrui continuiamo a respingere e lasciar morire”.
Il Centro Astalli chiede un segnale di discontinuità al Governo: si attivi un’operazione navale nel Mediterraneo con la missione di intercettare e salvare i naufraghi. “L’Europa venga richiamata alle proprie responsabilità: si aprano vie legali di ingresso e canali umanitari. Si evacui la Libia e si ponga fine al traffico di esseri umani”.
 
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