15 febbraio 2017 ore: 13:10
Immigrazione

Migranti, i comboniani criticano l'accordo con la Libia: "Migliaia di vite a rischio"

In un documento la comunità dei Comboniani d'Italia si schiera contro alcune delle scelte del governo: in particolare l'individuazione dei 95 nigeriani da rimpatriare e l'accordo che l'Italia ha stipulato con la Libia

PALERMO - "L’immigrazione è un fenomeno complesso. Soluzioni affrettate possono tradire i principi cardine della civiltà giuridica dell’Unione Europea, violando la base democratica sulla quale si fonda la pacifica convivenza di cittadini e cittadine". In un documento la comunità dei Comboniani d'Italia critica molte delle scelte che hanno caratterizzato la politica migratoria del governo italiano. In particolare, i comboniani d'Italia prendono le distanze dal documento sull'individuazione dei 95 nigeriani da rimpatriare e sull'accordo che l'Italia ha stipulato con la Libia.

"L’espulsione collettiva, per di più in base alla nazionalità, è vietata dalla legge e l’Italia è stata già condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per trattenimenti illegittimi nei Cie - si legge nel documento firmato dai missionari comboniani, dai laici comboniani e dalla Conferenza degli istituti missionari Italiani -. La presenza irregolare di chiunque va valutata caso per caso. Per le donne nigeriane in particolare, visto che molte (arrivano sempre più giovanissime) possono essere vittime di tratta, e per questo maggiormente bisognose di tutela". 

"L’accordo con la Libia, firmato a Roma il 2 febbraio dal presidente del Consiglio Gentiloni con il leader libico Fayez al-Sarraj per bloccare le partenze dei migranti attraverso il canale di Sicilia, mette sullo stesso piano 'la lotta al traffico di esseri umani ed il contrasto al contrabbando' - si legge ancora nel documento -. L'accordo prevede sostegno economico e addestramento a un governo che controlla solo una parte del territorio, allo scopo di 'chiudere la rotta libica' così come è avvenuto con la rotta balcanica stipulando l'accordo con la Turchia".

"Ma così come la Turchia, dove i migranti vengono ammassati in precari campi profughi e sfruttati nelle fabbriche, la Libia non è un paese terzo sicuro. È piuttosto un luogo di aberranti violazioni dei diritti umani, dove torture e violenze nei campi di raccolta sono ben documentate - si legge ancora nel documento dei comboniani -. Affidare la gestione delle migrazioni a chi non rispetta la dignità delle persone equivale a mettere a repentaglio la vita di migliaia di esseri umani e disconoscere i valori su cui settant’anni fa è nata l’Unione Europea, che oggi approva l’accordo purché non comporti costi aggiuntivi". 

"'Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi - ha detto Papa Francesco ai rappresentanti dei movimenti popolari lo scorso novembre - è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la ‘bancarotta dell’umanità’!' Non possiamo calpestare i diritti delle persone: è la nostra stessa umanità ad essere calpestata. Invece la creazione dei corridoi legali e sicuri permette di evitare la mercificazione delle persone e contrastare le reti criminali". (set) 

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