16 settembre 2020 ore: 14:02
Immigrazione

Migranti, il caso dei “bus quarantena” a Udine. “Vergognoso”

di Eleonora Camilli
Per dieci giorni i migranti in arrivo dalla rotta balcanica sono stati tenuti sui pullman per l’isolamento fiduciario. Alcuni sono stati trasferiti solo dopo le proteste. Unhcr: “Serve una soluzione adeguata”. Intersos: “Surreale, da non replicare”. Ospiti in arrivo: “Si trovino alternative dignitose”
MIGRANTI bus quarantena a Udine

I bus quarantena a Udine per i migranti

ROMA - Bus quarantena per i migranti che arrivano a Udine. E’ la soluzione adottata per dieci giorni dalla prefettura locale. Solo questa mattina, dopo la denuncia delle associazioni e dei media, uno dei due pullman è stato svuotato e i migranti trasferiti in altre strutture. Gli altri restano a bordo. “Stiamo seguendo la situazione da settimane e ci auguriamo che venga al più presto trovata una soluzione adeguata per la quarantena. Siamo al corrente delle difficoltà, tuttavia quella attuale non consente di ospitare le persone in quarantena secondo standard accettabili- sottolinea Carlotta Sami portavoce di Unhcr -. Sappiamo che il territorio in questo momento è sotto pressione per l’aumento degli arrivi dai Balcani e che ci sono problemi a trovare posti in accoglienza, ma è necessario individuare strutture adeguate per far fare l'isolamento fiduciario ai migranti in ambienti idonei”. 

Dieci giorni sul bus: la soluzione “surreale” che fa discutere

Tutto ha inizio il 5 settembre, quando davanti al parco Sant’Osvaldo vengono parcheggiati due autobus: a bordo 30 persone arrivate dalla rotta balcanica. Per  il tempo previsto dall’isolamento Covid, non possono allontanarsi dal mezzo, hanno a disposizione solo due bagni chimici e una pompa per lavarsi. Secondo le segnalazioni, negli ultimi giorni a bordo ci sarebbero stati almeno tre bambini. Rimasti lì per il triage e poi spostati in un’altra sistemazione. “Siamo allibiti e indignati che non siano state individuate subito strutture dignitose di prima accoglienza per effettuare la quarantena. Le persone sono chiuse nei bus, con bagni chimici e un tubo per la doccia. Parliamo di persone appena arrivate dalla rotta balcanica, in condizioni fisiche molte difficili - sottolinea Paola Tracogna, di Ospiti in Arrivo, l’associazione che in città si occupa della tutela di migranti e rifugiati e che per prima ha denunciato la situazione-. C’è una chiara volontà politica di trattare nel peggiore dei modi possibili le persone che arrivano. La prefettura ha pensato di non cercare soluzioni più dignitose perché non li considera esseri umani”.

Accanto al parco di Sant’Osvaldo c’è un campo di cricket in cui si allenano i rifugiati che fanno parte del progetto di inclusione PartecipAzione, promosso dall’Unhcr insieme a Intersos. "Non esistono motivazioni di sicurezza o di ordine pubblico o di problematica logistica che possano giustificare in nessun modo una misura come quella di far pernottare degli esseri umani all'interno di un pullman in uno spazio aperto - aggiunge Cesare Fermi, responsabile Unità Migrazione Intersos-. Siamo assolutamente sconcertati dalle soluzioni che ultimamente in Italia si stanno cercando, dalle navi ai pullman".

Le associazioni protestano: “alternative dignitose”

In una lettera inviata il 14 settembre 2020 al Prefetto di Udine e al Capo del Dipartimento della Protezione Civile, le associazioni ActionAid, Asgi, Intersos e numerose sigle del territorio hanno ricordato che con il Decreto Cura Italia, in vigore dal 17 marzo 2020, i Prefetti hanno acquisito poteri straordinari al fine di assicurare la possibilità di ospitare persone in isolamento fiduciario nel caso in cui queste non potessero farlo presso il proprio domicilio. Nel testo è specificato che il Prefetto può requisire strutture alberghiere, ovvero di altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare, laddove tali misure non possano essere attuate presso il domicilio della persona”. Le associazioni chiedono, dunque, di evitare “condizioni lesive della dignità umana e che non rispettano gli standard minimi di accoglienza previsti dalla nostra Costituzione e dal diritto internazionale, comunitario e italiano, e che possano essere configurate come trattamento inumano e degradante vietato dall’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti umani”. Infine, le associazioni firmatarie auspicano che le autorità competenti non intendano ricorrere alla soluzione di ospitare su unità navali, per il periodo della quarantena, i migranti che giungono in Friuli Venezia Giulia in modo autonomo attraverso le frontiere terrestri, come indicato nell’Avviso pubblicato il 10 settembre dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una soluzione “discriminatoria e lesiva dei diritti delle persone interessate, oltre che più costosa e meno efficiente dal punto di vista della predisposizione delle misure di prevenzione sanitaria”.

“Non serve ricorrere alle 'navi quarantena', visto che sul territorio della Regione Friuli Venezia Giulia vi è un sufficiente numero di strutture che potrebbero essere utilizzate a tale scopo, come peraltro rappresentato da alcuni dei Prefetti del Friuli Venezia Giulia alla Ministra dell'Interno nel corso della sua recente visita a Trieste” spiegano. In un dossier del Viminale, pubblicato ad agosto, si rileva una diminuzione del 17% delle persone ospitate in accoglienza (al 31 luglio 2020 rispetto allo stesso giorno del 2019). “L'assenza di trasparenza e la scarsa accountability del sistema non consentono quindi di confutare o confermare le affermazioni del Prefetto di Udine sullo stato dei centri di sua competenza - conclude la lettera -. Non possiamo quindi che tornare a chiedere il ripristino al più presto un sistema efficace di micro accoglienza diffusa a titolarità pubblica. Per questo si sollecita che le strutture per la quarantena o l’isolamento fiduciario siano il primo passo per l'ingresso nel sistema Siproimi come raccomandato dalle “Indicazioni operative ad interim per la gestione di strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio sanitaria nel quadro dell’epidemia di Covid19”, redatte dall’Inmp su mandato del Ministero della Salute”.
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