6 dicembre 2018 ore: 15:11
Immigrazione

Migranti in strada, operatori senza lavoro: dl sicurezza visto dai centri d'accoglienza

Il decreto Salvini è una sorta di anno zero. Progetto Arca, Caritas Ambrosiana e cooperativa Aeris a Milano dovranno lasciare in strada alcune migliaia di persone e oltre cento mediatori culturali perderanno il posto. E potrebbero non partecipare più ai bandi delle prefetture. Sinigallia (Progetto Arca): "Non ci interessa fare i bed and breakfast dell'immigrazione"
Migranti. Nigeriani in attesa di accoglienza

MILANO - Per gli enti del terzo settore che in Lombardia si occupano di accoglienza di migranti, il decreto sicurezza rappresenta una sorta di anno zero. L'effetto immediato è che qualche migliaio di migranti finirà in strada e decine di operatori perderanno il posto di lavoro. La cooperativa Aeris, con oltre 300 migranti ospitati in circa 150 appartamenti tra Milano, Monza e Lecco, prevede che già solo in questo mese di dicembre rimarranno senza tetto una trentina di migranti con la protezione umanitaria, visto che il decreto Salvini ha loro sbarrato l'accesso ai progetti di accoglienza dello Sprar. E nei prossimi mesi saranno almeno dai 20 ai 30 gli operatori (soprattutto mediatori culturali) che perderanno il posto di lavoro. Progetto Arca, che attualmente accoglie 500 migranti a Milano, stima che nei prossimi mesi almeno un terzo sarà costretto ad arrangiarsi. Contemporaneamente i mediatori culturali ai quali non verrà rinnovato il contratto a progetto sono una settantina. Caritas Ambrosiana prevede circa 500 migranti in strada, mentre non si pronuncia su eventuali perdite di posti di lavoro. 

C'è però un altro aspetto, finora poco evidenziato: non è detto che realtà del terzo settore così grandi, strutturate e con personale formato continui ad accogliere migranti in convenzione con le Prefetture. Le nuove linee guida del Viminale prevedono, infatti, una drastica riduzione dei compensi riconosciuti per ogni persona ospitata: da 35 a poco più di 20 al giorno. "Non ci interessa fare i bed & breakfast dei migranti -spiega Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca-. Oggi prendiamo dai 27 ai 29 euro per persona ospitata. Con i nuovi bandi delle prefetture non ci sarà più obbligo di garantire anche corsi di lingua, assistenza medica e percorsi di integrazione. Il prezzo più basso servirà solo per offrire vitto e alloggio. Ma non è la nostra mission. Comunque attendiamo che la Prefettura di Milano pubblichi il bando e poi decidiamo". In questi anni per le Prefetture è stato molto difficile trovare luoghi e comuni dove ospitare i profughi, ora si troveranno ad avere difficoltà anche a trovare gli enti disponibili a gestire i centri di accoglienza. Potrebbe capitare che nessuno partecipi ai bandi. O meglio, che le realtà serie disertano i bandi e si presentino solo gli avventurieri, quelli che mirano unicamente a incassare. 

Sulla stessa lunghezza d'onda di Progetto Arca c'è anche la cooperativa Aeris. "Per fare una buona accoglienza ci vuole personale preparato -sottolinea Greta Radaelli, responsabile del settore migranti della cooperativa-. Noi abbiamo puntato su un'accoglienza diffusa, in appartamenti in cui vivono piccoli gruppi di migranti, al massimo 8. Si tratta di appartamenti privati, di cui paghiamo gli affitti. Se i nuovi bandi delle prefetture prevederanno compensi sui 19 euro a migrante, come si sente dire da più parti, non parteciperemo. Nei comuni in cui finora abbiamo lavorato stiamo riflettendo con i sindaci e le comunità locali per capire come si possa risolvere il problema, dove si possano eventualmente trovare altre risorse. Perché una cosa è certa: se le persone finiscono in strada, le ripercussioni si vedranno nei territori e saranno i Comuni a dover affrontare il problema".   

Già, i migranti non si volatizzeranno. Progetto Arca tra due giorni chiude il Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di via Aldini, ma la struttura sarà quasi subito riutilizzata per l'accoglienza dei senza dimora, nell'ambito del Piano antifreddo del Comune di Milano. Il personale necessario è ridotto, perché l'accoglienza è finalizzata solo a non far morire di freddo chi dorme sotto i portici, sulle panchine o in qualche angolo delle strade. "Molti dei migranti che sono usciti dal sistema di accoglienza ora rientrano nelle strutture perché sono diventati senza dimora -aggiunge Alberto Sinigallia-. Il Piano antifreddo prevede che le porte siano aperte a tutti: italiani, stranieri sia irregolari che con permesso di soggiorno. Milano garantisce in tutto 2.700 posti letto, ma potrebbero non essere sufficienti, visto che molti dei migranti lasciati in strada dalle strutture presenti nei comuni vicini quasi sicuramente si riverseranno nel capoluogo lombardo. Le grandi città attirano chi è senza nulla, proprio perché sembrano offrire più servizi". 

Il paradosso, quindi, è che con il decreto Salvini si buttano fuori dai centri di accoglienza i migranti e poi ci si ritrova ad accoglierli come senza dimora. "Il Decreto Sicurezza renderà più difficile per i migranti trovare un lavoro regolare, inserirsi nella nostra società, vivere una vita normale. Poiché non è realistico immaginare che saranno rimpatriati, ci aspettiamo di ritrovarli in coda ai nostri centri di ascolto. Dopo esserci impegnati per la loro integrazione ora dovremo spendere soldi e tempo per aiutarli ma senza, a questo punto, poter offrire loro alcuna prospettiva di futuro: un controsenso", sostiene il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti. (dp)

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