4 aprile 2019 ore: 12:00
Immigrazione

Migranti, l'Italia passa dall’emergenza alla precarietà. Il disagio aumenta

Presentato a Roma il rapporto 2019 del Centro Astalli. Meno arrivi ma più difficoltà: nelle città si registra aumento delle richieste per servizi a bassa soglia, come mensa, docce e vestiario. Inoltre dopo il blocco delle azioni di soccorso in mare mancano ancora vie legali di accesso
Centro Astalli Centro astalli, rifugiati a mensa

Foto Centro Astalli

ROMA - L’emergenza lascia il posto alla precarietà: gli arrivi di migranti forzati via mare in Italia nel 2018 sono diminuiti dell’80% rispetto all’anno precedente “e la cosiddetta emergenza sbarchi può certamente dirsi conclusa”. Purtroppo il sistema di protezione italiano “continua a non essere in grado di rispondere efficacemente ai bisogni delle persone presenti sul territorio e anzi, in un anno di accompagnamento dei migranti forzati in Italia, si registra un aumento del disagio sociale, della marginalizzazione, degli ostacoli frapposti all’ottenimento di una protezione effettiva”. E’ la denuncia lanciata dal Centro Astalli nel rapporto annuale 2019, presentato oggi a Roma.

Secondo il rapporto negli ultimi mesi dell’anno tutti i servizi hanno registrato che la vita delle persone assistite è segnata sempre di più dalla precarietà. In particolare, l’abolizione della protezione umanitaria (che veniva concessa in molti casi proprio a seguito dell’emersione di una vulnerabilità sanitaria o sociale), il complicarsi delle procedure per l’ottenimento di una residenza e dei diritti che ne derivano e, più in generale, il moltiplicarsi di ostacoli burocratici a tutti i livelli finiscono per escludere un numero crescente di migranti dai circuiti di accoglienza e dai servizi territoriali. Questo comporta un aumento della richiesta di servizi di bassa soglia (mensa, docce, pacchi alimentari, vestiario) sempre più forte su tutti i territori: circa 4.000 utenti alla mensa di Roma, più di 900 nuovi utenti al centro diurno a Palermo. A Trento per la prima volta si è sentita la necessità di attivare un servizio di accoglienza di bassa soglia e uno sportello di assistenza dedicato ai richiedenti asilo senza dimora. Tra gli utenti dell’ambulatorio di Roma è aumentata la presenza di cittadini maliani (41% persone in più rispetto al 2017, con un aumento del 128% delle visite richieste), migranti giovani (il 72% ha meno di 30 anni), solitamente presenti in Italia da almeno un anno. Molti di loro, esclusi dai circuiti di accoglienza, vivono in condizioni di grave marginalità e la loro salute ne risente.  Cfr. sezioni Accettazione, Mensa, Ambulatorio, Accompagnamento persone vulnerabili, Centro di ascolto, Rete territoriale. Dove sono quelli che non arrivano? Il calo drastico degli arrivi non può e non deve essere considerato una buona notizia. I primi esclusi dalla protezione sono i rifugiati che non riescono più a raggiungere il nostro Paese e l’Europa.

Inoltre, rileva il rapporto, l’aver bloccato ogni azione di soccorso e ricerca in mare da parte di governi, Unione europea e ong non ha risolto il problema della mancanza di vie legali di accesso alla protezione: rende solo meno visibili le sue tragiche conseguenze. Siamo anche consapevoli che la diminuzione degli arrivi è soprattutto legata all’incremento delle operazioni della Guardia costiera libica: l’85% dei migranti soccorsi o intercettati nel Mediterraneo sono stati riportati in Libia e lì detenuti in condizioni che le Nazioni Unite definiscono inaccettabili. “Anche quest’anno molte delle persone che si sono rivolte al centro SaMiFo sono state vittime di gravi violenze nei centri di detenzione libici. Riferiscono di essere state torturate con bastoni, sigarette o scosse elettriche mentre erano al telefono con i familiari, a scopo di estorcere loro denaro, ma anche di percosse indiscriminate a scopo punitivo o intimidatorio, per esempio per prevenire proteste per le condizioni di prigionia e per i lavori forzati a cui sono state costrette - si legge nel rapporto -. Gli sforzi per impedire l’accesso dei rifugiati al territorio riguardano tutti gli Stati d’Europa”. Gli uffici del JRS hanno concluso nel 2018 un lavoro di monitoraggio lungo le frontiere esterne dell’Unione europea: sono state realizzate 117 interviste in Sicilia, a Malta, in Grecia, in diverse località di confine in Romania, Croazia, Serbia e nell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco. Dalle esperienze raccolte sono emerse molte situazioni di respingimenti, anche violenti, e, più in generale, di mancato rispetto dei diritti e della dignità delle persone.  

Per il Centro Astalli accompagnare i migranti forzati in un contesto spesso ostile è una sfida che nel 2018 si è fatta più complessa. “Molte delle persone che abbiamo incontrato ci hanno manifestato la difficoltà di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Vite instabili, fatte di continui trasferimenti in cerca di opportunità, si scontrano con i cambiamenti delle normative e delle prassi dei singoli uffici, rendendo ogni questione burocratica un potenziale vicolo cieco. Non pochi, davanti all’ennesima difficoltà, rinunciano a far valere i loro diritti, convinti di non avere alcuna possibilità di vederli riconosciuti. Le realtà della rete territoriale del Centro Astalli nel 2018 hanno ospitato complessivamente 1.018 persone, secondo un modello di intervento (per lo più nell’ambito dello SPRAR) che mette al centro la promozione della persona in tutte le sue dimensioni e che costruisce integrazione dal primo giorno. "La prospettiva di un sistema di accoglienza pubblico che si frammenta e rimanda le opportunità di inclusione a una “seconda fase” accessibile a pochi ci preoccupa molto - continua il rapporto -. Accompagnare individualmente le persone può fare davvero la differenza per la riuscita di un percorso di inclusione sociale. I primi frutti di una politica meno inclusiva sono già visibili. Più della metà delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio non risultava iscritta al Servizio Sanitario Nazionale: nella maggior parte dei casi si tratta di rifugiati che vivono in Italia da tempo, ma che per difficoltà relative alla residenza o al titolo di soggiorno non sono riusciti ad accedere o hanno perso l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica. Diventa più difficile motivare persone che hanno a disposizione tempi di accoglienza più brevi e che hanno fretta di trovare un’occupazione a investire tempo nell’apprendimento della lingua italiana e nella formazione. Questa situazione andrà rapidamente a scapito della qualità del loro futuro in Italia e priverà la società italiana del contributo che persone giovani e motivate potrebbero dare alla società".

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