27 dicembre 2018 ore: 11:37
Immigrazione

Migranti, l’odissea di Sea Watch: “Da 6 giorni in mare, chiediamo porto sicuro”

Da sabato scorso l’ong tedesca è in mare con 32 persone soccorse nel Mediterraneo centrale. Tra loro anche donne e bambini. L’appello alla Germania: “Dia buon esempio con una soluzione che rispetti diritti umani”

ROMA - "Ci viene negato, ormai da oltre sei giorni, un porto sicuro. A bordo siamo attrezzati ma l'inverno nel Mediterraneo, con il suo clima insidioso, colpisce persone già indebolite. L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità ora, e la Germania dovrebbe dare il buon esempio". A sottolinearlo è Phillip Hahn, capo missione di Sea-Watch, l’ong tedesca che sabato scorso ha salvato 32 persone (tra cui 4 donne, 4 minori non accompagnati e 3 bambini) nel Mediterraneo centrale e da 6 giorni aspetta l’assegnazione di un porto sicuro per lo sbarco.

- Cinque paesi (Italia, Malta, Spagna, Paesi Bassi e Germania) si sono rifiutati di assumersi la responsabilità del soccorso. Intanto in Germania, dove ha sede l’ong, oltre 30 città e diversi stati federali si sono dichiarati “rifugi sicuri” e sono disposti ad accettare le persone soccorse. Sea-Watch, dal canto suo, chiede che il Governo Federale Tedesco e il Ministro dell'Interno Horst Seehofer si avvalgano del Residence Act, offrendo a coloro che sono fuggiti dalla guerra, dalla tortura e dalla morte in Libia, una soluzione che renda giustizia ai diritti umani, alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e ai presunti valori europei.

A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto Onu che riporta ‘orrori indicibili in Libia’, i governi europei continuano imperterriti a sostenere un sistema che prevede il rientro forzato proprio in Libia delle persone soccorse” afferma Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch in Italia. “A Natale spicca in maniera ancora più forte la lucida mancanza di umanità degli stati membri. Come rappresentanti della società civile in mare, ci opponiamo strenuamente a questa costante violazione del diritto internazionale e negazione del diritto alla vita, e per questo veniamo lasciati con le persone soccorse in mare aperto a dicembre. Abbiamo comunque festeggiato il Natale, con 17 diverse nazionalità a bordo e 3 diverse religioni. Il nostro regalo di Natale agli ospiti a bordo è stato informare i loro parenti uno a uno, da terra, del fatto che i loro cari fossero vivi. Noi proteggiamo le persone, i nostri governi, cosa proteggono?” conclude Linardi. (ec)

 

 

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