17 marzo 2016 ore: 15:43
Immigrazione

Migranti, le ong ai leader europei: proteggere le persone, non i confini

In una lettera sottoscritta da una ventina di ong l’appello ai paesi membri in vista dell’incontro di Bruxelles affinché vengano riconosciuti i diritti fondamentali dei rifugiati. Circa 7.500 i migranti morti in mare dal 2014. “I muri portano solamente perdita di vite umane”
Migranti. Rifugiati per strada

ROMA - “La decisione di spostare sulla Turchia le responsabilità europee sui migranti significherebbe una messa in discussione dei valori comunitari e l’abbandono degli obblighi di legge fondamentali”. E' la denuncia lanciata da Oxfam insieme ad altre 18 organizzazioni internazionali che lavorano in Europa con rifugiati e migranti alla vigilia del Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles. Secondo le diverse organizzazioni, i leader europei potrebbero trovare un accordo già in settimana e questo “creerebbe un pericoloso precedente, quello di togliere ogni valore alla normativa che tutela i diritti umani”.

Ai leader dell'Unione europea le organizzazioni chiedono di rispettare i diritti fondamentali dei rifugiati e di ricordare che “la chiusura delle frontiere europee e le restrizioni ai confini hanno drammaticamente peggiorato la crisi umanitaria”, aggiunge la nota. “I muri portano solamente perdita di vite umane – spiegano le organizzazioni -. Dal 2014, circa 7.500 persone sono morte in mare: molti di loro erano bambini”. Secondo Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia, l’Unione europea “ha messo da parte i suoi valori per assecondare la politica interna dei diversi stati. Tutto ciò non servirà a niente, non risolverà alla radice il dramma delle persone in fuga che cercano di arrivare in Europa. L’Ue e la Turchia dovrebbero lavorare insieme, ma le recenti proposte hanno trasformato la questione migratoria in una sorta di mercato, con le persone che vengono utilizzate come merce di scambio. Donne e bambini stanno dormendo all’aperto, al freddo, fra l’umidità e il fango mentre stanno finendo le scorte di cibo e acqua potabile e le pessime condizioni di vita hanno portato allo sviluppo di malattie come l’Epatite A”. Secondo la Jane Waterman, direttrice dell'International Rescue Committee britannico, la proposta di accordo con la Turchia, almeno nella sua formulazione attuale, “rischia di spingere le persone nelle mani di contrabbandieri e trafficanti su rotte sempre più pericolose mentre è ancora possibile controllare i confini senza trascurare i gli obblighi legali e morali di base. L’Unione europea ha la capacità di gestire questa situazione in maniera umana ed efficace, ma deve dimostrare il necessario coraggio e volontà politica. E' il momento di pensare a proteggere le persone, non a difendere i confini”.

Intanto ai confini dell’Europa la situazione resta preoccupante, spiega Oxfam. “La chiusura dei confini nei Balcani ha costretto decine di migliaia di persone a spostarsi in accampamenti di fortuna – spiega l’organizzazione -, senza alcun accesso a beni essenziali come un riparo, cibo, assistenza medica e acqua. Per le organizzazioni umanitarie è sempre più difficile raggiungere velocemente queste aree. Secondo quanto riferito, la polizia di frontiera valuta il diritto ad ottenere la protezione internazionale con interviste di appena dieci minuti. In Sicilia, invece, le persone arrivate stanno ricevendo avvisi di espulsione senza aver avuto accesso ad alcuna informazione sui propri diritti”. In Grecia, spiega l’organizzazione, sono bloccate già 45 mila persone, di cui migliaia sparse nei villaggi fra Atene e il confine macedone. Sono circa 3 mila quelli che ogni giorni arrivano via mare dalla Turchia.

I centri di transito, gli alberghi gestiti dalle ong, gli spazi sicuri e i centri diurni di Atene sono tutti al completo – spiega la nota -, compreso l’ex aeroporto in disuso della città. Sebbene manchino adeguati servizi igienico sanitari e gli spazi riservati alle donne, il governo sta ora pensando di utilizzare per l'accoglienza vecchi stadi sportivi. Si pensa anche all'utilizzo di alcune ex basi militari. Dal momento che la polizia ha vietato alle compagnie di autobus di portare i rifugiati afghani alla frontiera, migliaia di persone sono ora sparse nella Grecia centrale, tra Atene e il confine settentrionale. Alcuni siriani sono stati allontanati dal confine con la Macedonia, dove circa 13 mila persone sono accampate nella speranza che la frontiera venga riaperta”.

Sono fermi da tre settimane, invece, circa 1.500 rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan al confine settentrionale della Macedonia. “Circa 400 tra siriani e iracheni sono accampati nel fango, in una terra di nessuno fra i due paesi – spiega Oxfam -. La polizia di frontiera valuta lo status di rifugiato con una procedura informale, sulla base di un colloquio di appena dieci minuti, negando l’accesso a tutti coloro che appaiono come migranti economici”. In Sicilia, invece, a centinaia di migranti provenienti da Burkina Faso, Mali, Gambia, Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio e Guinea “è stato di fatto impedito di accedere alla procedura di protezione internazionale e dunque a qualsiasi forma di sostegno offerta dallo Stato”.

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