Migranti, Manzione: "Entro quest'anno prima ipotesi di piano integrazione"
ROMA - “Di qui a fine anno riusciremo a portare una prima ipotesi di piano nazionale integrazione da discutere in Conferenza Stato regioni, dopo aver approvato nel luglio del 2014 il primo piano nazionale accoglienza che abbia mai visto il nostro paese”. E’ quanto ha affermato il sottosegretario agli Interni, Domenico Manzione, intervenuto oggi al Convegno “L’agenda europea sula migrazione - A che punto siamo?” promosso dall’europarlamentare Cécile Kyenge nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiziani a Roma. Per il sottosegretario più che di rimpatri, oggi più che mai occorre parlare di integrazione. “Piuttosto che continuare a rincorrerci in mezzo al mare e innescare un meccanismo dagli esiti così incerti e costosi - ha detto Manzione -, non conviene avere ponti e vie legali? Questo non significa aprire semplicemente dei corridoi, ma anche saper distinguere più severamente tra immigrazione legale e illegale. Creare delle vie legali non può non avere come conseguenza quella di irrigidire i controlli”.
Diversi, tuttavia, i temi toccati lungo la mattinata, dal quadro normativo europeo ai nuovi sviluppi delle migrazioni, fino al ruolo dell’Unione nella gestione del fenomeno. Su questo punto, in un videomessaggio inviato ai partecipanti del convegno, è intervenuta l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, rivendicando il ruolo dell’Italia nelle decisioni prese a livello europeo. “Esattamente due anni fa - ha affermato Mogherini -, con la presidenza italiana come Unione abbiamo dovuto combattere per mettere in agenda una riunione congiunta di ministri degli Esteri e dell’Interno proprio sulla questione di come gestire a livello europeo la questione dei flussi migratori. Oggi, il tema di come gestire a livello europeo con politiche europee le migrazioni e l’asilo è riconosciuto come centrale nell’agenda di tutta l’Unione europea”.
Per Mogherini è stata “una battaglia e una vittoria dell’Italia” che ha visto il Mediterraneo centrale non più soltanto navi italiane impegnate nelle diverse missioni, ma “navi europee”. Un impegno che ad oggi, ha aggiutno l’Alto rappresentante, ha “salvato più di 400 mila vite umane, portato alla consegna alle autorità giudiziarie molti sospetti scafisti e il sequestro di molte imbarcazioni. Un’operazione che ha segnato un punto di svolta nella nostra responsabilità comune come Europei nella gestione del fenomeno migratorio”. Oggi l’impegno dell’Europa si è spostato sul territorio africano. “In Libia abbiamo iniziato a fare formazione della guardia costiera libica su richiesta delle autorità libiche - ha spiegato Mogherini -. Abbiamo iniziato con le prime 78 persone e continueremo con altri pacchetti. Questo consentirà ai libici stessi di fare un lavoro di controllo delle acque territoriali e di contrasto alla tratta di essere umani che ci consentirà di essere più efficaci e stabilire un rapporto di cooperazione sulla gestione della rotta del Mediterraneo centrale con i libici che è esattamente il modo in cui vogliamo gestire questo fenomeno”.
Ma non c’è solo la Libia tra le azioni messe in cantiere. “Quest’estate abbiamo iniziato il lavoro sul migration compact iniziato da cinque paesi chiave in Africa: Niger, Nigeria, Mali, Senegal e Etiopia - ha spiegato Mogherini -. Un lavoro di squadra per iniziare delle partnership con paesi di transito o di origine molto importanti per vedere insieme in quale modo possiamo gestire un fenomeno complesso che riguarda noi e loro”. E i primi risultati stanno già arrivando, assicura Mogherini. “Faccio l’esempio del Niger - ha aggiunto Mogherini -, dove passa la grandissima parte del flusso che entra il Libia e va verso l’Italia e l’Europa. In Niger abbiamo potenziato il lavoro che già facevano nel nord con una presenza sul terreno dell’Unione europea, con finanziamenti mirati e una presenza dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni che ha iniziato a fare assistenza e informazione per salvare vite umane e per facilitare i rientri volontari di tutti coloro che vogliono ritornare nelle loro comunità di origine a quel punto del viaggio”. Un primo punto della situazione, ha aggiunto l’Alto rappresentante, sarà fatto a metà dicembre. A questo si aggiunge anche il piano di investimenti per l’Africa di 44 miliardi di euro. Un piano voluto “per sostenere investimenti privati in paesi chiave e fragili - ha spiegato Mogherini -, dove il settore privato europeo naturalmente non va ma potrebbe avere interesse strategico e noi potremmo avere interesse a portare sviluppo economico, sociale, realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, con un occhio attento al cambiamento climatico”.
Tuttavia, ha spiegato Mogherini, a frenare l’Europa non sono gli interventi rivolti all’estero, quanto le battaglie intestine sul tema migratorio. “L’Agenda richiede una solidarietà interna europea nella gestione dei flussi migratori e delle politiche di asilo - ha affermato Mogherini -. Su questo la Commissione ha messo sul tavolo proposte che si sono arenate nella realizzazione pratica per resistenze in una parte del Consiglio. Se mettiamo in campo delle politiche esterne per la gestione del fenomeno migratorio e asilo in solidarietà con i paesi di transito, ma anche con Canada e Argentina, e poi non abbiamo politiche interne che funzionano nella gestione dell’accoglienza e delle responsabilità, anche quelle esterne avranno meno impatto e funzioneranno meno. E la nostra credibilità nel mondo rischia di diminuire”. Un problema tutto interno all’Europa sottolineato anche da Manzione in riferimento all’attuale fallimento del programma di ricollocamento, che per l’Italia ha riguardato ad oggi poco meno di 2 mila persone. Tuttavia, per Manzione , si tratta di una soluzione che “nell’agenda europea non è tramontata affatto - ha spiegato il sottosegretario -. Il problema è quello di stabilire che tipo di reazione avrà la Commissione nei confronti di tutti quegli stati che stanno facendo ostacolo alla ricollocazione. E’ inutile contestare all’Italia il possibile sforamento del 3 per cento per le spese destinate ai migranti e non tenere conto che rispetto ad una decisione già assunta da parte dell’Europa ci sono stati che si stanno rifiutando di rispettarla. C’è un’Europa a due sensibilità”.(ga)