Migranti morti in mare, Cir: “Sempre più urgente l'apertura di canali umanitari”
ROMA – “Gli strumenti ci sono, le leggi pure, quello che manca è la volontà politica di affrontare la situazione alla radice, prima cioè che il danno sia già consumato. Ma ormai è sempre più urgente la necessità di trovare soluzioni per evitare che i migranti siano costretti a imbarcarsi in viaggi troppo rischiosi”. All’indomani della tragedia del mare, che ha visto arrivare sulle coste italiane un’imbarcazione con diciannove cadaveri nella stiva, e alla luce delle notizie di queste ore che parlano di nuove vittime (tra cui un bambino di un anno), Cristhopher Hein direttore del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) torna rilanciare con forza l’ipotesi di “canali umanitari” per evitare il verificarsi di nuove morti nel Mediterraneo.
“Quello che bisogna fare è permettere alle persone di chiedere asilo direttamente alle rappresentanze diplomatiche presenti nei diversi paesi. Ci sono studi di fattibilità su come potrebbe funzionare e su come ha già funzionato in passato – spiega Hein - Singoli stati, come la Svizzera per esempio, per anni hanno consentito questa pratica. Ma poi il parlamento ha deciso di fermarla perché troppo oneroso per il paese, visto che era l’unico in Europa a permettere di fare richiesta d’asilo nelle sue sedi diplomatiche. Ma questo dimostra che si può fare – aggiunge Hein -. Ci sono anche strumenti giuridici che lo prevedono: il rilascio di un visto per motivi umanitari è previsto nel codice visti Schengen. All’ articolo 25 si dà la facoltà agli che Stati membri di prevede ingressi per motivi umanitari, quindi le possibilità di un’azione ci sono, ma bisogna volerlo fare”.
Secondo Hein poco percorribile è, invece, la strada di intervenire in Libia, data la situazione difficile nel paese. L’Italia dovrebbe lavorare piuttosto per chiedere all’Europa di aprire canali d’ingresso regolari. “Questo tema è sull’agenda del semestre di presidenza italiano – continua ancora Hein - ci auguriamo che l’Italia approfitti di questo suo ruolo da protagonista per portare avanti questo discorso, bisogna agire per dire che noi come Italia facciamo il primo passo ma poi serve un’azione congiunta di tutta l’Unione europea”. Intanto le tragedie che si registrano dimostrano che i viaggi intrapresi dai migranti sono sempre più rischiosi: “le stime che abbiamo delle vittime sono sempre al ribasso – aggiunge Hein- perché spesso si basano sui racconti di viaggio degli stessi profughi. In questo momento, in particolare, i movimenti sono talmente tanti che è estremamente difficile avere chiarezza rispetto al numero vittime. In questo periodo, in particolare, non abbiamo notizie di vittime di naufragi ma persone trovate morte nel tragitto all’interno dei barconi, per gas tossici, lo scenario è diverso rispetto al passato, ma comunque urge una risposta in tempi brevi”. (ec)