24 marzo 2017 ore: 13:54
Immigrazione

Migranti, nuovo naufragio. “Basta con le accuse a chi aiuta”

Duro il commento del centro Astalli all’indomani della notizia della tragedia a largo della Libia. Secondo le stime ci sarebbero circa 240 vittime. Anche Medici senza frontiere ribadisce la sua contrarietà all’Europa dei muri. Domani a Roma la manifestazione di protesta
Naufragio di immigrati nel mediterraneo, barca sommersa

ROMA – “Il dolore per le tante vite spezzate in questi giorni è tanto. Non possiamo rimanere in silenzio. Queste morti, uniti alle vittime del terrorismo nel mondo, dimostrano che siamo vittime di politiche nazionali e sovranazionali sbagliate che con il pretesto della sicurezza non fanno nulla per costruire giustizia e coesione sociale, ma al contrario alimentano esclusione e violenza”. A sottolinearlo è padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli all’indomani della notizia del terribile naufragio a largo delle coste libiche, che secondo le stime avrebbe causato circa 240 morti. L’ong Proactiva arms, ha infatti recuperato ieri cinque cadaveri in mare e intercettato due gommoni poco distanti, in ognuno dei quali viaggiavano (secondo le ricostruzioni) almeno 120 persone.

- Per questo il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio” e chiede ancora una volta alle istituzioni europee e nazionali “vie legali di ingresso che spezzino finalmente il giogo dei trafficanti; l’attivazione di quote di resettlement significative; politiche lungimiranti di accoglienza che costruiscano l’integrazione fin dal primo giorno, e che contribuiscano al rafforzamento della coesione sociale in un’ottica di inclusione e valorizzazione delle diversità e, infine, una seria politica di cooperazione allo sviluppo che abbia come obiettivo la costruzione di una pace duratura e di uno sviluppo sostenibile nei paesi d’origine”.

“La sicurezza dei cittadini non si ottiene facendo accordi con Paesi Terzi instabili che non possono dare garanzie di effettivo rispetto dei diritti umani – continua padre Ripamonti -. La sicurezza dei cittadini non si ottiene commerciando in armi con Paesi in cui conflitti e persecuzioni costringono alla fuga civili innocenti. Non si ottiene neanche snaturando la cooperazione allo sviluppo condizionandola all’adesione da parte di Pesi di origine di strategie di contenimento delle migrazioni ingiuste e irrealistiche. Non è sicurezza – conclude - quella che si paga con sacrificio di altre vite umane”.

Anche Medici Senza Frontiere (Msf) dice basta alle morti in mare e definisce “strumentali” le polemiche di questi giorni che accusano le ong impegnate nel salvataggio in mare dei migranti di aiutare, di fatto, i trafficanti. Per questo l’ong parteciperà domani a Roma alla manifestazione di protesta Not My Europe, organizzata dalla società civile, con l’obiettivo di portare il Mediterraneo sulle acque del Tevere. “Aderiamo alla mobilitazione per ribadire la nostra contrarietà all’Europa dei muri, dei blocchi, delle polemiche strumentali che accusano chi aiuta, degli accordi disumani che costringono persone disperate a sofferenze terribili, anche a rischio della vita, pur di trovare una precaria sicurezza sul continente” sottolinea Gabriele Eminente, direttore generale di Msf che parlerà dal palco dell’evento. “Abbiamo ben chiaro l’impatto di queste politiche sulla pelle delle persone, ne curiamo le conseguenze nei campi rifugiati, alle frontiere sbarrate dell’Europa, in un Mediterraneo mortale, che quelle stesse politiche hanno lasciato come unica alternativa. È una crisi creata dalla ‘fortezza Europa’ e alimentata dal dibattito della paura, di cui migliaia di persone vulnerabili fanno tragicamente le spese – continua Eminente -. Finché l’Europa non garantirà canali sicuri perché chi fugge possa trovare sicurezza, faremo tutto il possibile per continuare a salvare vite e offrire assistenza. Sabato lo ribadiremo sul ‘Mar Tevere’ insieme ai tanti attivisti e volontari della società civile che ogni giorno sono in prima linea per costruire solidarietà e accoglienza, verso un’Europa semplicemente più umana”. 

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