28 ottobre 2016 ore: 11:24
Immigrazione

Migranti, oltre 645 mila gli stranieri nel Lazio, sono l’11%

Sono "amplificatori sociali" delle emergenze ma danno molto di più di quanto ricevono, contribuendo al 8,9% del Pil totale. Preoccupa di più la loro fuga dall'Italia che non l’invasione. I dati nel convegno di Cisl e Anolf Lazio
Giulio Piscitelli/contrasto Immigrato indiano apre tenda

Roma - Gli immigrati sono sempre di piu’ ‘amplificatori sociali’ delle emergenze e delle disfunzioni del sistema socio-economico dei nostri territori. La loro presenza fa esplodere le crisi gia’ esistenti: dalle periferie urbane al degrado, dalla sicurezza cittadina all’illegalita’, dal caporalato al lavoro nero. Eppure, se si analizza il loro contributo al Pil, i versamenti previdenziali e gli accessi al welfare, danno molto piu’ di quanto ricevono. Per questo occorre avviare politiche sociali non emergenziali ma strutturali che concorrano al perseguimento e rafforzamento dell’integrazione sociale. E l’accesso alle misure di welfare sociale dovrebbe essere uguale per tutti gli aventi diritto. Con queste premesse si e’ svolto oggi a Roma, presso l’Auditorium di via Rieti, il convegno organizzato dalla Cisl e dall’Anolf del Lazio intitolato ‘Oltre le frontiere delle emergenze. Gli immigrati nel Lazio: integrazione e opportunita’’. All’evento hanno partecipato Rita Visini, assessore Politiche sociali Regione Lazio, Franco Pittau, coordinatore Dossier statistico immigrazione, Rosa Musto, dirigente Miur, Liliana Ocmin, responsabile dipartimento Donne, Giovani, Immigrati Cisl, Mario Arca, presidente Iscos, Mohamed Saady ed Ewa Blasik, rispettivamente presidente Anolf nazionale e regionale. Ha concluso i lavori Andrea Cuccello, segretario generale Cisl Lazio. I partecipanti hanno analizzato gli aspetti strutturali del fenomeno migratorio per uscire fuori dalle logiche dell’emergenza e della paura. Anche perche’ gli immigrati regolari che vivono nella nostra regione rappresentano gia’ da tempo una ordinaria normalita’ che compone il variegato mosaico della societa’ laziale, visto che i 645.159 residenti stranieri nel Lazio, di cui 341.914 occupati, rappresentano ben l’11% della popolazione laziale.

Cittadini e lavoratori che producono ricchezza. Il cosiddetto Pil dell’immigrazione laziale, nel 2015, con 16.728 milioni rappresenta il 8,9% del totale (Fondazione Moressa). Va detto pero’ che tra ‘dare’ e ‘avere’ in termini di welfare e servizi, gli immigrati prendono meno di quello che danno. Solo parlando di pensioni, mentre ci sono 53,1 individui a carico di ogni 100 che lavorano, fra la popolazione residente straniera i pensionati a carico della popolazione attiva sono soltanto 20,1 individui, quindi meno della meta’ degli italiani. Pensionati immigrati che, cosi’ come per i giovani, sia per contribuzioni basse, periodi di lavoro in nero e carriere discontinue, non riusciranno a maturare il diritto. E chi ci riuscira’ si ritrovera’ con un importo pensionistico simile a quello dell’assegno sociale a testimoniare il rischio di scivolamento nella poverta’. Proprio per questo deve essere maggiore l’attenzione verso gli immigrati anziani nella nostra regione che ha il primato delle comunita’ straniere piu’ antiche, giunte ormai alla terza generazione. La presenza degli immigrati rende ancora piu’ evidente le diverse criticita’ del nostro sistema di protezione e di tutela. Nel Lazio, e soprattutto a Roma, il problema dei problemi non solo per gli immigrati e’ senza dubbio la questione abitativa, dove gli immigrati si inseriscono in una situazione di cronica crisi del mercato e del welfare abitativo caratterizzata, tra l’altro, da un’offerta residenziale pubblica irrisoria. Si scatena cosi’ una competizione tra le fasce piu’ deboli, la cosiddetta ‘guerra fra i poveri’, dove la percezione di invasione e di soprusi da parte ‘dell’altro’ e’ la spia di un disagio da non sottovalutare per evitare ostilita’ e spavento, che sono generatori di odio nelle comunita’, siano esse il paese o il quartiere.

Piuttosto, preoccupa di piu’ la fuga, dall’Italia, degli immigrati, non l’invasione. Almeno per due motivi. Il primo per garantire una crescita demografica adeguata, visto che gli immigrati bilanciano in parte il calo delle nascite: nella nostra regione l’indice di natalita’ delle donne straniere e’ di 1,69 figli contro 1,3 delle italiane. Poi per non disperdere forza lavoro. Cosi’ come sta accadendo tra i giovani italiani, infatti, anche nel Lazio stanno diminuendo i nuovi arrivi per lavoro, e le persone piu’ qualificate si spostano verso Paesi che offrono maggiori opportunita’. Non a caso solo 180 lavoratori stranieri dipendenti nel settore privato sono inquadrati come dirigenti. La crisi economica ha colpito duramente anche gli immigrati, tanto che dal 2008 al 2014 il tasso di occupazione tra i lavoratori stranieri in eta’ lavorativa e’ sceso dal 48% al 34,1%. Dai dati relativi all’occupazione ricavati dal Coordinamento generale statistico dell’Inps, invece, si conferma la crescita esponenziale dell’imprenditoria degli immigrati: dal 2008 al 2014 sono raddoppiati i lavoratori autonomi stranieri passati da 22.184 a 41.751, circa 13% del totale. Le comunicazioni obbligatorie fotografano l’andamento del mercato del lavoro nel corso del 2015. A fronte di 1.571.033 contratti di lavoro attivati, 295.083 sono quelli di lavoratori stranieri (18,8%). Di questi, 240.432 sono rapporti di lavoro attivati nei Servizi (quindi ristorazione, servizi sociali, servizi alle famiglie), 22.981 nell’agricoltura, 14.442 nelle costruzioni, 8915 nel commercio e 8313 nell’industria. A fronte di 1.512.521 cessazioni, quelle riguardanti i lavoratori stranieri sono state 278.292 (18,3%). L’entrata in vigore della legge regionale di riforma del sistema integrato dei servizi sociali, ottenuta anche grazie al contributo del sindacato, ha segnato un cambio di passo. Il Piano regolatore sociale della Regione Lazio dovra’ necessariamente trovare l’articolazione necessaria per il Piano immigrazione, anche per recuperare la mancata applicazione del provvedimento specifico che risale al 2008. Rimane aperta l’annosa questione dei finanziamenti, a partire proprio dalla legge regionale numero 10 sull’immigrazione.
(DIRE)

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