9 marzo 2021 ore: 12:40
Immigrazione

Migranti, “i Paesi Ue non tutelano più i rifugiati. Situazione dei diritti deplorevole”

La denuncia è contenuta in un report della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic. “Regresso nella protezione, molte morti in mare evitabili ogni anno”
© Fabian Mondl/Sos Mediterranee Migranti sulla Ocean Viking

ROMA - “I paesi europei non riescono a proteggere rifugiati e migranti che cercano di raggiungere l'Europa attraverso il Mediterraneo. Il regresso nella protezione delle vite e dei diritti dei rifugiati e dei migranti sta peggiorando e causa migliaia di morti evitabili ogni anno ". Lo denuncia Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, in un rapporto dal titolo “A distress call for human rights. The widening gap in migrant protection in the Mediterranean”.

Il rapporto fa il punto sull'attuazione da parte degli Stati membri della Raccomandazione del 2019 sul salvataggio dei migranti in mare e fornisce una serie di misure, che devono essere adottate con urgenza per garantire un approccio conforme ai diritti umani alle traversate marittime. In particolare, il report analizza il periodo da luglio 2019 a dicembre 2020 in cinque aree chiave: ricerca e soccorso; sbarchi tempestivi e sicuri delle persone soccorse; cooperazione con organizzazioni non governative; cooperazione con paesi terzi. e percorsi sicuri e legali. Ci sii concentra principalmente sulla rotta del Mediterraneo centrale anche se molte delle azioni richieste nel documento sono applicabili a tutte le altre principali rotte migratorie nella regione mediterranea e sulla rotta atlantica dall'Africa occidentale alla Spagna.

“La relazione sottolinea che, nonostante alcuni progressi limitati, la situazione dei diritti umani nel Mediterraneo rimane deplorevole - si legge nel report -. I naufragi continuano a essere preoccupanti, con oltre 2.400 morti registrate nel periodo in esame, un numero che potrebbe ben sottostimare il numero reale di incidenti mortali. Il crescente disimpegno della capacità navale degli Stati dal Mediterraneo e l'ostacolo alle attività di soccorso delle ong, nonché le decisioni di ritardare lo sbarco e la mancata assegnazione di un porto sicuro, hanno minato l'integrità del sistema di ricerca e soccorso”. 

Il documento ricorda che le attività di cooperazione con i paesi terzi sono state rafforzate nonostante le prove innegabili di gravi violazioni dei diritti umani e senza l'attuazione di salvaguardie dei diritti umani, compresi i principi di trasparenza e responsabilità. "Sulla rotta del Mediterraneo centrale, in particolare, molti sviluppi che sembrano essere finalizzati a 'sgombrare il campo' dalle intercettazioni della Guardia costiera libica si sono istituzionalizzati, portando a quasi 20.000 rimpatri registrati per gravi violazioni dei diritti umani in Libia", ha scritto la Commissaria. La pandemia Covid-19 ha portato anche all'adozione di misure più restrittive, che hanno un impatto negativo diretto sui diritti umani dei migranti.

Al fine di arrestare l'ampliamento del divario nella protezione dei rifugiati e dei migranti che attraversano il Mediterraneo e invertire la situazione, la Commissaria rinnova il suo invito agli Stati membri del Consiglio d'Europa ad attuare rapidamente le sue raccomandazioni per garantire la conservazione della vita umana e la protezione dei diritti umani delle persone in difficoltà in mare. In particolare, raccomanda di garantire la presenza in mare di adeguate e sufficienti capacità di ricerca e soccorso guidate dallo Stato; garantire lo sbarco sicuro e tempestivo delle persone soccorse; consentire alle ong coinvolte nelle attività di ricerca e soccorso o nel monitoraggio dei diritti umani di svolgere il proprio lavoro; porre fine ai respingimenti e ad altre azioni che espongono rifugiati e migranti a tornare a gravi violazioni dei diritti umani; e ampliare percorsi sicuri e legali.

“È giunto il momento per i paesi europei di porre fine a questa vergognosa tragedia e di adottare politiche migratorie conformi ai diritti umani. Gli Stati membri non devono più ritardare l'azione per salvare vite umane. È una questione di vita o di morte e di credibilità dell'impegno dei paesi europei per i diritti umani ", ha concluso Mijatović.

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