29 luglio 2021 ore: 16:38
Immigrazione

Migranti, Palermo e il coraggio di "aprirsi" a chi è in difficoltà

I numeri del progetto "Apri" della Caritas di Palermo: 133 tra singoli e famiglie straniere aiutati nel primo e secondo anno. E' rivolto a persone già presenti sul territorio italiano che vivono in condizione di bisogno e vulnerabilità

PALERMO - L’acronimo del progetto "Apri" lanciato da Caritas Italiana e sviluppato anche dalla Caritas di Palermo richiama i quattro verbi espressi da Papa Francesco relativi alla realtà delle persone migranti: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare. Con questo progetto, che ha il significato concreto di una porta che si apre per dare nuove opportunità, la Caritas di Palermo, tramite le famiglie ' accoglienti' della città e della provincia (nell'area che va da Bagheria a Termini Imerese) ha sostenuto ed accompagnato in vario modo, nella formazione e nel lavoro, molte persone migranti nei loro percorsi di integrazione.

Concluso il primo anno con 50 accoglienze, a luglio si è attivata la seconda annualità con 83 beneficiari (tra singoli e nuclei familiari con figli) aiutati da circa 70 famiglie. La conclusione è prevista nel 2022.

"Apri" è rivolto a persone già presenti sul territorio italiano che vivono in condizione di bisogno e vulnerabilità a cui le Caritas diocesane propongono una forma di accoglienza alternativa proprio grazie a una pluralità degli attori coinvolti: famiglie (tutor), operatori della Caritas, comunità, associazioni e parrocchie che si sperimentano nell’accoglienza di persone provenienti da contesti e culture differenti. Alle famiglie si chiede accoglienza in termini di relazione con le persone individuate; non è necessariamente una accoglienza presso la propria casa (intesa in termini logistici) ma della propria  casa come luogo di relazioni significative, spazio di interazione e di inclusione, di interesse e  sostegno in chiave integrativa.

Tra le diverse realtà coinvolte, la comunità religiosa dei missionari comboniani è riuscita con Apri ad accompagnare il giovane Abdulai.  "Quanto avvenuto è stato per noi un grande motivo di arricchimento reciproco. Abbiamo deciso infatti - racconta il fratello comboniano Claudio Parotti - di offrire una stanza al giovane Abdulai che nel frattempo con il progetto Apri abbiamo aiutato pure a fare conseguire le patenti necessarie a potere portare gli autocarri. Oggi, dopo avere ottenuto questi documenti il giovane è partito per fare il camionista in Nord Italia". 

Tra le persone aiutate ci sono stati, inoltre, alcuni giovani universitari stranieri come racconta Bijou Nzirirane, responsabile dell'ufficio migranti della Cgil Palermo che lavora anche nello sportello stranieri dell'Università. "Avendo saputo di alcuni ragazzi che non avevano i crediti sufficienti per prendere la borsa di studio e rimanere nel pensionato universitario  - racconta Bijou Nzirirane - il progetto Apri è riuscito a dare loro una forma di aiuto. Siamo riusciti, infatti, a fare avere a tre ragazzi,  per alcuni mesi, una sistemazione temporanea dignitosa che siamo riusciti a sostenere economicamente proprio tramite il progetto".  

“Siamo davvero molto soddisfatti di tutto il lavoro che finora è stato portato avanti - spiega Anna Cullotta, referente Caritas del progetto –. Parliamo di un progetto condiviso tra chi si offre di aiutare e chi chiede un sostegno: in definitiva, si è tutti coinvolti in modo diverso e corresponsabili sullo stesso piano. Naturalmente, il percorso di integrazione cammina di pari passo con quello di sensibilizzazione all’accoglienza. Chiaramente, Apri ha lo scopo di creare comunità e questo può avvenire soltanto se si riesce a lavorare in sinergia anche con altre associazioni. I nostri risultati sono, infatti, soprattutto dovuti al contributo diverso che ci hanno dato altre realtà associative della città”.

"Palermo è intanto la prima città che, dopo le difficoltà della pandemia, siamo riusciti a visitare e a monitorare - afferma il responsabile Politiche Migratorie e Protezione Internazionali di Caritas Italiana Oliviero Forti -. I suoi numeri del progetto raccontano una città che, nonostante tutte le forti criticità del periodo, ha avuto il coraggio di 'aprirsi' a persone in condizioni di fragilità come lo sono i cittadini di origine straniera; con oltre 100 accoglienze, tra il primo e secondo anno, il progetto Apri ha, infatti, potuto dare una mano concreta a famiglie e singole persone. Abbiamo anche constatato che tutto questo è avvenuto grazie alla partecipazione, a vario livello, di una forte rete di associazioni collegate alla Caritas di Palermo. Oggi siamo qui per continuare ad incoraggiare questo percorso magari valorizzando anche altre opportunità. L'obiettivo per noi più importante è, sicuramente, quello di trasformare il progetto in un processo virtuoso che continui a camminare per costruire comunità nel quadro di un welfare strutturato composto da famiglie, associazioni e realtà che, in sinergia con le istituzioni, rispondono ai diversi  bisogni". 

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