Migranti, prefetto di Trapani: "I Cie sono come discariche, non li vuole nessuno"
Centro di identificazione ed espulsione di Trapani - Milo
TRAPANI - Si è in attesa di capire se il centro di Milo debba continuare come centro di identificazione ed espulsione oppure debba essere convertito in Hotspot. A parlarne è il prefetto di Trapani Leopoldo Falco, che non nasconde il desiderio di volere dare una svolta al centro di Milo facendolo diventare un Hotspot. Trapani e la sua provincia è territorio di accoglienza che non ha chiuso mai le porte a nessuno per questo da un anno e mezzo ha 7 immigrati ogni mille abitanti. La presenza del Cie è una stortura che gli stessi trapanesi non vogliono. In questo momento, all'interno del Cie sono presenti 100 profughi e continua a funzionare come tale. Il tentativo, infatti, di trasformare questa grande struttura in Hotspot non è ancora andato in porto, malgrado fosse stato annunciato alla fine di luglio. Tra le presenze recenti ci sono anche ottanta nigeriani arrivati nello sbarco avvenuto sabato scorso.
"I Cie sono come le discariche che non vuole nessuno - afferma senza mezzi termini il prefetto -. Non entro nel merito della loro utilità su cui, certamente, si deve esprimere la politica. I Cie però non dovrebbero stare sui porti di sbarco e quindi neanche a Trapani".
"Intanto, bisogna prendere atto dei risultati fallimentari del Cie di Milo che, di fatto, non è mai stato adeguato come una struttura da cui sono fuggite tantissime persone: nel 2012 ci sono state 800 fughe e nel 2013 altre 700. Inoltre, per una provincia come Trapani votata all'accoglienza da sempre, avere un Cie è un dramma che impegna un numero di persone e mezzi che non ci possiamo permettere. Pertanto, ho chiesto al ministero la possibilità di convertirlo in Hotspot con 200 posti iniziali - continua -. A luglio avevo messo per iscritto che nel giro di pochi giorni poteva avvenire la sua trasformazione ma poi siamo stati travolti da altre emergenze con l'arrivo di 122 tunisini, molti dei quali dopo sono pure fuggiti. Attendiamo adesso che il ministero si pronunci sulla possibilità di farlo diventare realmente un Hotspot. Sicuramente mi piacerebbe dare un segnale di svolta diciamo 'etico e forte' ad una provincia che ha dato finora la migliore risposta in termini di accoglienza".
Naturalmente anche il ruolo degli Hotspot può presentare dal punto di vista organizzativo alcune criticità, come è stato già verificato all'interno di quello sperimentale di Lampedusa.
"L'Europa ci chiede gli Hotspot - sottolinea il prefetto Falco - che significa in pratica attivare a tutta forza la macchina dei foto-segnalamenti. Queste sono operazioni lunghissime, in un ora possiamo farne 6 e se i profughi sono 600, possiamo immaginare quanto durerà tutta la procedura senza alcun personale in più. Allora sarebbe auspicabile, non appena si dovesse attivare, avere anche un numero maggiore di personale che sia di supporto a quello già esistente per rendere più veloce questa forma di identificazione". (set)