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8 agosto 2016 ore: 09:08
Immigrazione

Migranti, raccolta del pomodoro: Medu in Basilicata per aiutare i braccianti

Da oggi fino all’8 settembre il camper dei diritti fa tappa nell’area del Vulture per l’assistenza medica e socio legale ai lavoratori. L’iniziativa fa parte del progetto Terra giusta
Raccolta di pomodori, caporalato, migranti

ROMA - Dall'8 agosto all'8 settembre il team di Medu - Medici per i diritti umani - sarà presente nel nord est della Basilicata, nell’ area del Vulture-Alto Bradano, per prestare assistenza medica e socio-legale ai braccianti stranieri impiegati nella raccolta del pomodoro. Lo comunica l’associazione in una nota. L’iniziativa fa parte del progetto "Terra giusta", che ha come obiettivo quello di promuovere la tutela della salute e delle condizioni di lavoro dei migranti impiegati nel settore agricolo in Italia. E, in particolare, di -migliorare la conoscenza, l’accesso e la fruizione dei diritti fondamentali dei lavoratori migranti beneficiari del progetto, in particolare del diritto alla salute, e dei diritti sul lavoro contro lo sfruttamento.

Il settore agricolo italiano dipende, infatti, fortemente dalla presenza di lavoratori migranti, impiegati spesso in nero e in modo stagionale nei lavori meno qualificati e in particolare nella raccolta che richiede numerosa manodopera per periodi limitati di tempo. Secondo i dati Istat, il lavoro sommerso riguarda il 43 per cento dei dipendenti del settore agricolo, pari a circa 400 mila persone in tutta Italia, di cui circa 100 mila, per lo più stranieri, sono sottoposti a forme di sfruttamento e costretti a vivere in insediamenti malsani e fatiscenti. Si stima che il salario di un lavoratore agricolo in condizione di irregolarità contrattuale e sottoposto ad un caporale, sia di 25-30 euro al giorno, sia nel caso di pagamento a giornata che a cottimo (il 40% in meno di un lavoratore italiano) per una media di 10-12 ore di lavoro giornaliere nella totale illegalità o nel sommerso parziale. Le condizioni igieniche, abitative e lavorative rappresentano spesso seri fattori di rischio sanitario per i lavoratori immigrati. Nel Mezzogiorno il diritto alla salute è infatti quello in cui si registra il più alto livello di violazioni dirette e indirette, a causa di fattori quali la difficoltà di accesso all’acqua potabile e ad un’alimentazione adeguata e la sistematica inosservanza delle regole di sicurezza sul lavoro. Oltre ai frequenti infortuni, le malattie più diffuse sono quelle che interessano l’apparato respiratorio e gastrointestinale, le patologie dermatologiche (dovute all’utilizzo di sostanze quali anticrittogamici, diserbanti e fertilizzanti) e quelle psichiatriche, cui spesso le strutture del territorio non sono in grado di fornire risposte adeguate.

Il progetto interveniene in zone isolate dai centri urbani e caratterizzate da forti fenomeni di marginalizzazione, dove si realizzano simultaneamente violazioni di molteplici diritti, quali il diritto al lavoro e a una paga dignitosa, il diritto all’accesso ad un’abitazione e il diritto alla salute. Le aree geografiche di intervento riguardano alcune regioni italiane, tra cui Campania, Calabria, Puglia e Basilicata. In ciascuna delle zone di intervento verrà realizzata un’indagine approfondita, della durata di circa 1 mese, sulle condizioni socio-sanitarie e lavorative dei migranti, a partire dalla pratica sanitaria. Il team di Medu composto da un medico, un mediatore e un coordinatore, servendosi di un’unità mobile attrezzata ad ambulatorio si propone di svolgere un’attività di assistenza socio-sanitaria e di fornire informazioni sul diritto alla salute e sulle modalità di accesso ai servizi socio-sanitari territoriali. Il progetto si propone inoltre di offrire supporto legale operando in stretto collegamento con avvocati e consulenti legali dell’associazione ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e del Laboratorio di Teorie e Pratiche del Diritto (LTPD) dell’Università di Roma Tre. Nelle zone di intervento gli avvocati e i consulenti legali di ASGI e LTPD svolgeranno attività di formazione rivolte agli operatori socio-legali e alle associazioni locali sulla normativa (“Legge Rosarno”) in tema di sfruttamento lavorativo e garantiranno in modo continuativo consulenza e tutela legale.

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