14 novembre 2013 ore: 11:29
Immigrazione

Migranti: riammessi in Grecia anche i minori, che poi subiscono violenze

Rapporto “Porti insicuri”. Nel “ping-pong” dei profughi fra Italia e Grecia chi paga di più sono i minori, dei quali non viene accertata l’età e a cui non viene data la possibilità di vedere un avvocato o un interprete. La richiesta al governo: fermare le riammissioni
Immigrati minori dietro filo spinato

ROMA - Anche i minori vengono respinti, o “riammessi”, dall’Italia alla Grecia, senza che prima avvenga l’accertamento della minore età. Lo denuncia il rapporto “Porti insicuri” di Medici per i diritti umani in collaborazione con Asgi e Zalab. Nel corso dell’indagine, su 66 migranti respinti intervistati, sono state documentate le storie di 15 ragazzi che hanno dichiarato di essere stati minori non accompagnati al momento della riammissione. Alcuni di essi hanno riferito di essere stati respinti più volte e dunque il numero di casi di riammissione di minori non accompagnati raccolti sono stati 26, dei quali 16 si sarebbero verificati nei primi nove mesi del 2013. In totale, su 66 migranti rimandati in Grecia, 22 persone (il 33%) hanno dichiarato di essere stati minori al momento della riammissione. Di questi, 15 (il 23%) erano minori non accompagnati e sette risultavano al seguito di familiari. Avevano fra i 15 e i 17 anni quando la polizia italiana li ha rispediti nell’inferno greco.

Minori vittime di violenze. Il dossier denuncia anche abusi e violenze sui migranti, sia al momento della riammissione nei porti, sia durante il viaggio di ritorno. In base alle testimonianze raccolte, uno su cinque dei riammessi ha, subito violenze che sarebbero state messe in atto nel 60% dei casi dalla polizia italiana per mezzo di percosse, abusi e trattamenti degradanti. Nel restante 40% dei casi le violenze sarebbero state compiute dal personale di sicurezza delle navi oppure dalla polizia greca al momento del ritorno. L’indagine ha inoltre documentato le violenze a cui vengono sottoposti i migranti in Grecia. Dei 185 migranti visitati dal team di Medu negli insediamenti precari di Patrasso, il 40% ha riferito di aver subito violenze sia da parte della polizia (nell’84% dei casi) sia da parte di gruppi xenofobi (nel 16% dei casi). In diciotto casi, di cui sette riguardanti minori di nazionalità afgana, i pazienti presentavano ancora al momento della visita i segni delle violenze subite.

Il "peso" di Dublino. A complicare le cose è il regolamento Dublino. Gli operatori degli enti di tutela socio-legale che operano nei porti italiani hanno riferito ai ricercatori che, a causa dell’attuale normativa europea sul diritto d’asilo, un numero considerevole di migranti rintracciati ai valichi di frontiera, seppur bisognoso di protezione internazionale, evita di fare richiesta d’asilo in Italia e preferisce piuttosto essere rimandato in Grecia.
In pratica, pur di non essere costretti a restare da rifugiati in Italia, i profughi preferiscono fare la spola tra una sponda e l’altra dell’Adriatico, vittime di una sorta di “ping-pong” con le autorità greche, si legge nel rapporto. 

L'appello al governo. Quindi nei porti italiani vengono sistematicamente violate la Convenzione di Ginevra e la Convenzione europea dei diritti umani. “Le politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare devono in ogni caso rispettare i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e ovviamente di soggetti particolarmente vulnerabili come gli stranieri minori non accompagnati – scrive Medu nelle conclusioni - Nel caso delle riammissioni dai porti adriatici, le numerose e approfondite testimonianze raccolte da questa indagine dimostrano come l’Italia violi sistematicamente alcuni principi basilari sanciti dal diritto interno e internazionale quali il divieto di refoulement diretto e indiretto, il divieto di esporre i migranti al rischio di trattamenti inumani e degradanti, il divieto di espulsioni collettive”.
La richiesta al Governo italiano è che cessino immediatamente le riammissioni sommarie verso la Grecia e che a tutti i migranti che giungono ai valichi di frontiera adriatici venga assicurato un reale accesso al territorio nazionale e alla protezione.  (rc)

 

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