27 novembre 2014 ore: 13:53
Immigrazione

Migranti stagionali in Basilicata, Medu: "Vivono nei casolari abbandonati, nonostante gli sforzi"

Non hanno acqua né elettricità, e pochissimi diritti. Sono gli stranieri impegnati nella raccolta del pomodoro in Basilicata. “Centri di accoglienza aperti in ritardo. I migranti hanno continuato a vivere in condizioni disastrose nonostante gli sforzi della regione”
Medu Immigrati. Raccolta pomodori in Basilicata 3

Braccianti si riposano dopo una giornata di raccolta, in attesa dell'autista che li riporterà nel casolare abbandonato dove vivono

Casolare Saraceno. Taglio della carne per la preparazione del pasto serale
Immigrati. Raccolta pomodori in Basilicata 13

ROMA – Di giorno nei campi e a sera dentro casolari abbandonati privi di acqua, elettricità e servizi igienici. Sono le condizioni di vita di tanti dei migranti lavoratori stagionali che nel periodo estivo arrivano in Basilicata per la raccolta del pomodoro. A parlarne un nuovo rapporto di Medici per i Diritti Umani (Medu) che da luglio a ottobre 2014 ha assistito circa 250 migranti nell’area del Vulture-Alto Bradano. Secondo il rapporto, “nonostante gli sforzi messi in atto dalla regione Basilicata attraverso l’istituzione di una task force,  sono rimaste critiche le condizioni di vita e di lavoro degli oltre mille braccianti stranieri impiegati nella stagione della raccolta del pomodoro”.

Una stanza all’interno di un casolare abbandonato lungo la strada Mulini Matinelle
Immigrati. Raccolta pomodori in Basilicata 12

Secondo il rapporto, nell’ultima stagione l’89,2 per cento dei lavoratori visitati da Medu ha vissuto in casolari abbandonati privi di acqua, servizi igienici ed elettricità. “Nel periodo di massimo afflusso, i casolari arrivano ad ospitare fino a 50 persone – spiega il rapporto - e in alcuni casi, in mancanza di posti letto all’interno delle strutture fatiscenti, i braccianti utilizzano anche tende da campeggio (6.8 per cento). Inoltre, nel 77 per cento dei casi, il lavoratore dorme su un materasso a terra e solo nel 14 per cento su di un letto provvisto di rete”. In molti casi, le uniche fonti di acqua distano dai casolari da uno a cinque chilometri, ma non mancano servizi auto-organizzati di distribuzione che prevede il pagamento di 50 centesimi di euro per 20 litri di acqua. Stesso prezzo per ricaricare il cellulare. “Solo alla fine di agosto, le istituzioni hanno istallato alcune cisterne di proprietà della Caritas in contrada Boreano – spiega il rapporto -, escludendo de facto dall’approvvigionamento di acqua  quel folto gruppo di braccianti (oltre la metà) che trova alloggio in altri casolari abbandonati. Le cisterne sono state rifornite grazie ad un accordo tra Regione Basilicata e Acquedotto Lucano, che ha concesso gratuitamente il prelievo dell’acqua. Un accordo arrivato con estremo ritardo, a stagione quasi conclusa e sospeso poche settimane dopo, in occasione dell’apertura del centro di accoglienza di Venosa”.

Braccianti si riposano dopo una giornata di raccolta, in attesa dell'autista che li riporterà nel casolare abbandonato dove vivono
Immigrati. Raccolta pomodori in Basilicata 3

L’impegno della Regione non è mancato, spiega il rapporto, ma è arrivato in ritardo. “Dopo aver individuato inizialmente quattro spazi nei comuni di Lavello, Palazzo San Gervasio, Montemilone e Venosa – spiega il rapporto -, per un totale di circa 800 posti letto, a stagione quasi conclusa sono state aperte due strutture: la prima, il 4 settembre 2014, nell’Ex Tabacchificio di Palazzo San Gervasio di proprietà regionale, con una capienza di circa 300 posti; la seconda a Venosa, il 19 settembre, all’interno di un terreno di proprietà privata. Si tratta, in questo secondo caso, di 21 tende dalla capienza totale di 230-250 posti”. Secondo i dati forniti dalla regione a fine ottobre, i lavoratori ospitati nei centri di Venosa e Palazzo sono stati circa 400. Un’apertura dei centri “tardiva”, spiega il rapporto, per cui “i migranti hanno continuato a vivere per gran parte della stagione in condizioni disastrose”.

Sebbene circa il 90 per cento dei migranti visitati da Medu sia in possesso di un permesso di soggiorno, solo il 62 per cento è in possesso della tessera sanitaria, mentre per quanto riguarda i lavoratori irregolarmente presenti (16), al momento della visita soltanto due di essi erano in possesso del codice STP che permette ai migranti irregolari di accedere ai servizi sanitari. Tra le patologie riscontrate affezioni muscolo-scheletriche, spesso legate alle condizioni estreme di lavoro, le gastralgie da stress, da alimentazione o virali, le odontopatie e le affezioni cutanee (micosi, reazioni da punture di acari e insetti). Tra i lavoratori visitati da Medu, infine, solo uno ha riferito un incidente sul lavoro. “In quanto ai presidi di sicurezza – spiega il rapporto -, i guanti in particolare, questi sono usati dalla quasi totalità dei lavoratori. Tuttavia, come rilevato anche nelle altre regioni di intervento, sono quasi sempre i lavoratori a provvedere al loro acquisto, nonostante la legge preveda che debbano essere forniti dal datore di lavoro”.

Oltre all’introduzione di un “Bollino Etico”, una certificazione rilasciata alle aziende della filiera agricola che dimostreranno di non aver fatto ricorso al lavoro nero, la regione punta anche sull’introduzione di liste di prenotazione istituite presso i Centri per l’Impiego da cui le aziende possono attingere i lavoratori scegliendoli in via nominale. Un meccanismo che secondo la regione “avrà un doppio vantaggio, sia per i lavoratori, in quanto condizione per entrare nei campi di accoglienza e usufruire dei servizi (luce, corrente elettrica, acqua e servizi igienici), e per le aziende a favore delle quali si stanno prevedendo incentivi economici”.Secondo i dati raccolti dal rapporto, le prenotazioni sono state 923 e le assunzioni 914, effettuate da 212 aziende. Un dato in crescita rispetto al 2013, quando gli occupati registrati sono stati 597 da parte di 172 aziende. Tuttavia, conclude il rapporto, l’accoglienza nella regione resta un problema. “Nell’area del Vulture-Alto Bradano – spiega il rapporto - la breve stagionalità del pomodoro, l’incapacità del territorio di assorbire la manodopera nel lungo periodo e l’insufficienza di soluzioni di accoglienza ad hoc per il periodo della raccolta, hanno contribuito a mantenere molto precarie negli anni le condizioni di accoglienza dei lavoratori stranieri”. 

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