19 gennaio 2016 ore: 13:02
Immigrazione

Migranti sulla rotta dei Balcani, "bambini rischiano di morire di freddo"

La denuncia di Save the children. Con temperature che scendono a -20° e strade e campi ricoperti di neve, vengono colpiti da malattie respiratorie e febbri alte. Gli operatori raccontano che "arrivano con le labbra livide, sofferenti e tremanti per il freddo". "Le madri, esauste, non sanno come tenerli al caldo e all’asciutto"
Serbia, profughi

MILANO - Strade e campi sono ricoperti di neve. Le temperature scendono anche a -20°. A Presevo, al confine tra la Serbia e la Macedonia, dove Save the Children ha allestito un centro di accoglienza per profughi, i bambini "arrivano con le labbra livide, sofferenti e tremanti per il freddo". "Le madri, esauste, non sanno come tenere i loro bambini al caldo e all’asciutto e scivolano portandoli in braccio sulle strade ghiacciate", è la drammatica denuncia degli operatori della ong. "I bambini in viaggio lungo la rotta dei rifugiati sono a rischio di ipotermia, polmonite e altre malattie respiratorie potenzialmente mortali", denuncia in un comunicato stampa.  

"Nonostante le temperature glaciali, circa mille rifugiati provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq effettuano ogni giorno la traversata del Mar Egeo, tra la Turchia e la Grecia. Gli arrivi proseguono dunque sulle isole greche, compresa quella di Lesbo, dove nevica questa settimana e i bambini arrivano il più delle volte con indosso solo una maglietta, bagnati fradici dopo aver viaggiato su gommoni pericolanti", racconta Save the Children. 

Tra questi profughi c'è anche Nasir, che è sfuggito alla guerra in Siria insieme a sua moglie e a due bambini piccoli. Agli operatori di Save the Children in Serbia ha rivelato di aver tentato la traversata tra la Turchia e la Grecia due volte e di aver visto una persona annegare durante il primo tentativo. “Il viaggio in barca è stata la parte più dura -è il suo racconto riportato sul comunicato stampa-. Faceva molto freddo, eravamo al bagnato e i bambini si sono ammalati. Abbiamo gettato i bagagli in mare per evitare di affondare ancora di più. A volte temo per i miei figli. Non potevamo restare in Siria, ma lì la temperatura era più mite. Non abbiamo mai patito così tanto freddo". 

Save the Children ha aperto uno spazio a misura di bambino a Presevo, dove donne con bambini e minori non accompagnati possono trascorrere la notte e ricevere accoglienza e supporto durante il giorno. L’organizzazione fornisce supporto, informazione o distribuisce impermeabili, calze e scarpe, bevande calde e kit igienici ai bambini, sia al confine serbo macedone che al confine con la Bulgaria e la Croazia e in altre postazioni lungo il loro percorso in Serbia. 

"Nonostante questi aiuti, i bambini sono esposti a temperature estremamente rigide, costretti a percorrere lunghe distanze e a dormire all’addiaccio lungo la strada verso la salvezza. A Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, dove si prevede che la temperatura scenda a -13°C questa settimana, le autorità hanno bloccato l’accesso a un centro di transito dove le agenzie umanitarie distribuivano tende riscaldate e cibo ai migranti in transito. Le famiglie sono ora costrette a dormire all’aperto in una stazione di servizio nelle vicinanze". 

Valentina Bollenback di Save the Children, che si trova attualmente in Serbia, ha dichiarato: “Le condizioni qui sono molto, molto difficili. Con le temperature che dovrebbero scendere a -20 °C oggi, le vite dei bambini sono in pericolo. Le madri che ho incontrato qui sono in difficoltà perché non riescono a tenere i loro bambini al caldo e al sicuro. Vediamo bambini con labbra e mani livide, febbre alta e problemi respiratori. Invece di pensare a chiudere le loro frontiere, i governi europei dovrebbero fare di più per dare un’accoglienza dignitosa e umana alle persone in fuga dalla guerra.” 

Save the Children si appella ai governi affinché diano priorità alla protezione immediata dei bambini e delle loro famiglie e ai bisogni umanitari. Questo comprende il diritto di presentare e vedere analizzate le loro richieste di protezione e di asilo, come previsto dalla normativa in tema di rifugiati e diritti umani, e di avere accesso a un riparo adeguato, cibo e assistenza sanitaria. 

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