15 dicembre 2016 ore: 17:26
Immigrazione

Migranti, un anno di accoglienza nel dormitorio occupato. La storia del tibetano Giorji

In Italia da 10 anni, lavorava in un hotel come facchino. Con il lavoro ha perso anche i documenti e poi la casa. Grazie al progetto “Accoglienza degna” ha trovato un posto dove stare a Bologna. In un anno accolte 40 persone, 250 le richieste. Il 16 dicembre festa e inaugurazione di biblioteca e negozio di abiti usati
Dormitorio occupato bologna 1

BOLOGNA – Giorji ha 47 anni, è originario del Tibet e vive in Italia da 10 anni. “Facevo il facchino in un albergo, poi ho perso il lavoro e anche il permesso di soggiorno”, racconta. Ha resistito nella casa che aveva in affitto finché ha potuto, “avevo un po’ di risparmi”, ma quando è scaduto il contratto ha perso anche quella perché non era più in grado di pagarla. Grazie al progetto “Accoglienza degna”, Giorji ha trovato un posto dove stare. Da un anno è uno degli abitanti del dormitorio autogestito nato il 6 dicembre 2015 negli spazi dell’ex Caserma Masini di via Orfeo a Bologna occupata dal collettivo Labàs nel 2012. Dà una mano dove c’è bisogno, nella pizzeria o nella falegnameria attive nel centro sociale. E ogni tanto fa qualche lavoro pagato, che però non è sufficiente per diventare autonomo. Giorji spera di uscire, “questa non è la vita vera”, e in una sanatoria che gli permetta di ottenere un permesso di soggiorno. “Quando perdi i documenti, non perdi solo le cose materiali ma anche la dignità”, dice. 

Dormitorio occupato bologna 1

Italiani che hanno perso il lavoro, senza dimora cronici, stranieri in Italia da anni, migranti e richiedenti asilo usciti dai percorsi di prima e seconda accoglienza o da progetti Sprar, ex minori stranieri non accompagnati. Ecco chi si è presentato a Labàs per chiedere un posto. “All’inizio arrivavano tramite lo Sportello casa attivo all’interno del centro sociale, ma poi ci siamo resi conto che le richieste erano troppe ed eravamo costretti a dire troppi no”, racconta Marinella di Labàs. Così dalla scorsa primavera lo Sportello casa è stato chiuso. Le persone però arrivavano lo stesso, tramite passaparola. “Ora la maggior parte delle richieste arriva da migranti che hanno terminato i percorsi di accoglienza istituzionale o usciti da progetti Sprar – continua Marinella – Sono arrivati anche ex Msna, ragazzi di 18, 19 anni usciti dai Centri di accoglienza ma che evidentemente hanno bisogno di più tempo per terminare il loro percorso di inclusione. Ci sono arrivate anche richieste da gestori di Centri di accoglienza, segno che il sistema va ripensato”. In 12 mesi sono state circa 250 le richieste, 40 le persone effettivamente accolte nei 15 posti a disposizione. “Non c’è una scadenza per l’accoglienza – spiega Marinella – Il turnover non lo stabiliamo noi, ma sono le persone accolte a decidere quando andare via in base al livello di autonomia raggiunto”. Così c’è chi è rimasto una settimana, chi qualche mese e chi, come Giorji un anno. 

Sono circa un centinaio i volontari che hanno reso possibile “Accoglienza degna” tramite donazioni, ore di lavoro, formazione. Sono organizzati su 3 turni giornalieri che consentono di aprire il dormitorio dalle 18 alle 10 di mattina e la domenica tutto il giorno. “Il loro ruolo non è quello di fare le pulizie o da mangiare – racconta Francesca di Labàs – ma sono qui per vivere il dormitorio insieme a chi lo abita. Gli ospiti si organizzano per le pulizie e la domenica danno vita a un’assemblea in cui si confrontano tutti insieme”. Il dormitorio è autogestito e autofinanziato. Il cibo arriva da donazioni, raccolte fuori dai supermercati e dalla “CineCena”, un’iniziativa mensile in cui gli ospiti a turno cucinano piatti del loro Paese di origine e insieme assistono alla proiezione di un film, “un modo per favorire l’integrazione”, dice Francesca. “Il nostro non è un progetto assistenziale ma si basa sulla collaborazione tra le persone e sul livellamento delle posizioni tra chi vive e chi lavora qui – continua Francesca – Tutti quelli che sono passati da qui hanno cercato un percorso per uscire non perché qui non stiano bene ma per trovare una propria autonomia”. I volontari li affiancano nella quotidianità, nella ricerca di lavoro, nel rinnovo dei documenti o nell’affrontare problemi di tipo sanitario. 

Dormitorio occupato bologna 2

Un’accoglienza basata sulla solidarietà. “Questo progetto è nato perché non si possono affrontare povertà e nuove povertà con un approccio emergenziale, perché non si può distinguere tra migranti da accogliere e da non accogliere e per sostenere percorsi di riconquista della cittadinanza da parte di chi è escluso dai diritti, da chi è marginalizzato – dice Neva Cocchi – La marginalità non è frutto di un fallimento personale, non è una colpa. Se i migranti non hanno il permesso di soggiorno c’è un motivo ed è legato alla Legge Bossi-Fini e ci sono ragioni precise se i richiedenti asilo quando escono dai percorsi di accoglienza finiscono in strada”. Con il progetto “Accoglienza degna”, continua Cocchi, “noi abbiamo socializzato il problema e le risposte mettendo in comune le risorse. La relazione tra le persone accolte e i volontari è un anticorpo per  sconfiggere la messa ai margini di chi è vittima di un sistema ingiusto che crea irregolarità e precarietà. È stato un anno di grande lavoro e siamo molto soddisfatti, purtroppo il contesto politico locale e nazionale non è favorevole”. 

Il 16 dicembre dalle 17 a Labàs ci sarà la festa per il primo anno di “Accoglienza degna”. Sarà anche l’occasione per inaugurare la Biblioteca sociale autogestita, nei cui spazi troveranno posto un’aula studio, lo sportello migranti e la scuola di italiano (in partenza l’8 gennaio), e il negozio Boutique ribelle. “Il negozio è nato da un banchetto di abiti usati presente il mercoledì al mercato di Labàs – racconta Ilaria – Al suo interno si vendono abiti usati, il cui ricavato serve per finanziare il progetto, e un giorno alla settimana ci sarà il ‘guardaroba solidale’ per permettere anche agli ospiti che non hanno la possibilità di pagare di prendere gli abiti di cui hanno bisogno”. (lp)

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