30 maggio 2017 ore: 12:52
Immigrazione

Migranti. Unicef: "Condizioni disumane in Libia, corridoi per donne e bambini"

L’appello lanciato da Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, a margine della presentazione oggi a Roma del rapporto Bambini sperduti. Ci sono 34 centri detenzioni in Libia, in 14 siamo riusciti ad entrare, abbiamo visto che le situazioni sono difficili e contiamo nei prossimi mesi di portare il nostro aiuto. Ma ci sono altri centri che sfuggono al controllo del governo centrale”
Antonio Zambardino/Contrasto Immigrazione, gruppo di profughi al confine tra libia e tunisia

ROMA - “Chiediamo almeno per donne e bambini canali umanitari legali sicuri che partano non solo dalla Libia ma anche da Niger e da altri paesi in difficoltà, sotto l’egida dell’Onu e dei governi. Ci sono centri di detenzione in Libia che sono campi di concentramento, le condizioni sono disumane, abbiamo evidenze di violenze fisiche e psicologiche. Non possiamo lasciare i bambini lì”. E’ questo l’appello lanciato da Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, a margine della presentazione oggi a Roma del rapporto Bambini sperduti.

- “Ci sono 34 centri detenzioni in Libia, in quattordici siamo riusciti ad entrare, abbiamo visto che le situazioni sono difficili e contiamo nei prossimi mesi di portare il nostro aiuto – aggiunge Iacomini -. Ma ci sono altri centri che sfuggono al controllo del governo centrale. Questa situazione è molto preoccupante, non si può entrare e sappiamo che ci sono forze crudeli che li gestiscono. Le condizioni di vita sono al limite dell’umanità dal punto di vista igienico-sanitario. Gli stati si impegnino a proteggere tutti in bambini, c’è un diritto umanitario che va rispettato, c’è una convenzione sui diritti dell’infanzia che viene continuamente violata”. Per questo l’Unicef chiede corridoi umanitari per i minori e le donne che si trovano nei centri in Libia, e che nei prossimi mesi potrebbero aumentare, dopo l’entrata in vigore dell’accordo tra il nostro paese e il governo di Tripoli. “Per le persone che si trovano in questa condizione noi rifiutiamo la distinzione terminologica tra richiedenti asilo e non” conclude Iacomini. (ec) 

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