Migranti, Zuppi: "Nessuna invasione a Bologna né in Emilia Romagna"
Monsignor Matteo Zuppi
Bologna, 19 ott. - Non c'e' nessuna "invasione di immigrati" in Italia, tantomeno a Bologna e in Emilia-Romagna. Lo mette in chiaro, numeri alla mano, il 25esimo rapporto Migrantes. Lo sottolinea l'arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, che questa mattina ha presentato in Curia il consueto report sugli stranieri in Italia insieme al direttore della Fondazione, monsignor Giancarlo Perego. "Da questo viene una grande lezione di realismo", avverte Zuppi, anche rispetto a "certe frasi banali e becere" e a chi pensa che "la Chiesa sia buonista, ingenua o che sia interessata". I numeri della Migrantes dicono che l'immigrazione in Italia si e' fermata e che in Emilia-Romagna il numero degli stranieri e' in calo. "Non parliamo nemmeno di invasione", segnala Zuppi. Semmai, "il problema e' che manca il sistema: non possiamo accontentarci di risposte spot o dell'emergenza continua". E aggiunge: "Non sempre mancano le risposte, ma a volte prevale la tentazione della paura e di costruire muri". Sull'accoglienza, insomma, "facciamo davvero troppo poco, non c'e' storia- richiama l'arcivescovo- anche la Chiesa: non e' che ci siamo mossi tanto dopo i richiami di Papa Francesco". Zuppi si chiede "perche' non accogliamo piu'. Per paura- risponde- a causa di una percezione deformante dei fenomeni". Di fronte a questo, serve invece "un impegno a tenere la porta aperta e ad aprire quelle socchiuse". Per Zuppi, il "problema di sistema" si supera uscendo "dalla logica dell'emergenza", trovando "risposte certe che diano sicurezza alla gente". Senza questo, "facilmente prevale la paura e una percezione di paura che e' molto piu' alta rispetto al reale". Dalla Fondazione Migrantes emerge anche il fatto che l'Emilia-Romagna sia piu' propensa ad accogliere immigrati economici che rifugiati di guerra. "So il lavoro notte e giorno del prefetto per trovare risposte ed e' riuscito sempre a trovare una sistemazione- sottolinea Zuppi- anche gli ultimi arrivi sono stati sistemati e speriamo per parte nostra di continuare per riuscire a prendere alcune decine di persone in piu', per fare ognuno la sua parte". Bologna, rimarca l'arcivescovo, "e' una citta' di grande accoglienza", ma la sfida e' che questa "ricca tradizione non resti solo nel passato". Nelle parrocchie che hanno accolto i profughi, spiega Zuppi, "ci sono due persone della Caritas che aiutano ad affrontare i problemi. Se c'e' questo siamo tutti piu' propensi all'accoglienza, ma quando questo viene a mancare, prevale la paura". L'arcivescovo punta poi i riflettori sui tanti migranti che dall'Italia si trasferiscono all'estero. "Non e' solo un problema di poverta'- avverte Zuppi- c'e' anche chi cerca stabilita' e sicurezza, chi cerca per certi versi una sfida. Ma perche' non trova uno spazio di certezza qui? E' di questo che ci dobbiamo preoccupare. Vuol dire che non c'e' futuro, che non lo sentono qui". Il discorso del vescovo si intreccia col richiamo alla politica fatto due giorni fa, a cui oggi la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, risponde con una lettera al Corriere di Bologna. "Le cose che dice sono importanti- commenta Zuppi- il mio era un discorso piu' generale, nazionale, non solo rivolto a Bologna. Parlavo in particolare del problema della poverta' e dei profughi. Il fatto che sia in crescita il numero di italiani in poverta' ci deve spingere a fare qualcosa di piu' e a dare risposte sicure. Non e' per dire che non si fa: il nodo non e' solo quello che facciamo, ma di fronte ai problemi pensare anche a cosa dobbiamo fare. La politica regge il bene comune, piu' attenzione e partecipazione c'e' piu' si troveranno risposte".